Una maggiore informazione tra gli appassionati delle scalate eviterebbe pericolose confusioni tra i numeri d'emergenza. Molti climber tedeschi in difficoltà compongono il 112 anziché il 118

Aiuti più rapidi in parete col numero giusto

10/06/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Era impeg­na­ta in un’as­cen­sione sul­la parete Zebra­ta di Pietra­mu­ra­ta quan­do ha per­so l’ap­piglio ed è scivola­ta per qualche metro. Pro­tag­o­nista del­l’in­ci­dente, avvenu­to poco pri­ma delle 11 di ieri mat­ti­na, una gio­vane roc­ciatrice tedesca che for­tu­nata­mente ha ripor­ta­to solo la frat­tura di una cav­iglia. A lan­cia­re l’al­larme è sta­to l’am­i­co che era in cor­da­ta con lei. Si è trat­ta­to di un inci­dente come tan­ti, insom­ma, ma anche ques­ta vol­ta si è ripro­pos­to un “pic­co­lo” prob­le­ma che, in pochi malau­gu­rati casi, potrebbe diventare “grande”. Per lan­cia­re la loro richi­es­ta d’aiu­to i climber tedeschi com­pon­gono sem­pre il 112, che in Ger­ma­nia cor­risponde al nos­tro 118, e chia­mano la cen­trale oper­a­ti­va dei .L’al­larme parte imme­di­ata­mente, ma cionos­tante si per­dono minu­ti che pos­sono essere vitali. Non cer­to per col­pa dei mil­i­tari del­l’Ar­ma, è ovvio. Gli oper­a­tori del 112, infat­ti, rac­col­go­no la richi­es­ta, ma devono “girar­la” al 118 che, a sua vol­ta, aller­ta gli uomi­ni del Soc­cor­so Alpino e l’eli­cot­tero. Si trat­ta in tut­to di una man­ci­a­ta di sec­on­di a cui van­no aggiun­ti quel­li per­si per dif­fi­coltà di carat­tere pura­mente tec­ni­co. Spes­so, nel­la conci­tazione, chi chiede aiu­to non for­nisce tutte le coor­di­nate per essere rag­giun­to nel minor tem­po pos­si­bile e, d’al­tro can­to, l’op­er­a­tore del 112 non conosce (e non è nem­meno tenu­to a conoscer­le) tutte le vie, le fer­rate, le pareti e i pas­sag­gi che, sulle mon­tagne del cir­con­dario, pos­sono essere teatro di inci­den­ti. E così, eli­cot­ter­isti e soc­cor­ri­tori inter­ven­gono sul­la base di dati poco pre­cisi che, in molte occa­sioni, li costringono a perdere tem­po prezioso nel­la ricer­ca dei fer­i­ti. Cosa che non accadrebbe se venisse chiam­a­to diret­ta­mente il 118, canale diret­to per l’aller­ta­men­to degli uomi­ni del Soc­cor­so Alpino. In poche parole, chi richiede aiu­to viene mes­so in comu­ni­cazione diret­ta con i soc­cor­ri­tori — a volte par­la con la stes­sa per­sona che pochi minu­ti più tar­di si calerà con il ver­ri­cel­lo per aiu­tar­lo — e for­nisce loro le infor­mazioni nec­es­sarie per un inter­ven­to “a colpo sicuro”. Per­ché ciò acca­da sem­pre, però, occorre che i climber siano infor­mati meglio sul­l’e­sisten­za del 118. A tut­t’og­gi, infat­ti, nelle strut­ture tur­is­tiche e soprat­tut­to nei campeg­gi arcensi, man­ca qual­si­asi tipo di depli­ant o cartel­lo. Una lacu­na che va col­ma­ta in fret­ta per­ché mai come in questo caso vale lo slo­gan “Una tele­fona­ta allun­ga la vita”.

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