Per quanto riguarda le specie non autoctone, ce ne sono parecchie e stanno mutando l'habitat del lago. Spesso il colpevole della loro presenza è l'uomo.

Dall’Africa l’alga dei fondali gardesani?

10/06/2000 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Antonella Traina Antonella Traina

Il nome sci­en­tifi­co è «Lagarosiphon major». E’ una pianta acquat­i­ca orig­i­nar­ia dei laghi del Sudafrica, ha uno ste­lo lun­go, che può rag­giun­gere anche il metro e mez­zo d’al­tez­za, con pic­cole foglie verde smer­al­do attac­cate a roset­ta. Sta lenta­mente col­o­niz­zan­do i fon­dali del e, dal 1970 quan­do è sta­ta seg­nala­ta per la pri­ma vol­ta in alcune local­ità, ormai è dif­fusa dovunque. «E’ una pianta par­ti­co­lar­mente vig­orosa, si dif­fonde velo­ce­mente, toglie spazio alle piante autoc­tone e con­quista i loro habitat».Daniele Zani­ni, biol­o­go, inseg­nante e col­lab­o­ra­tore del di Scien­ze nat­u­rali di Verona, ha potu­to stu­di­ar­la da vici­no durante il raduno sub­ac­queo inter­nazionale, che si è tenu­to ad Assen­za di Bren­zone. Due gior­nate a cui han­no parte­ci­pa­to cir­ca 280 sub che si sono alter­nati in oper­azioni di pulizia dei fon­dali. «Per fare qual­cosa di nuo­vo ci è venu­ta l’idea di chia­mare un nat­u­ral­ista che ci spie­gasse le carat­ter­is­tiche del­la flo­ra e del­la fau­na del Gar­da», spie­ga Ste­fano Agar­ri Panigut­ti, respon­s­abile del­l’Athos dìv­ing dove si è tenu­ta la man­i­fes­tazione. Il mate­ri­ale rac­colto da sub­ac­quei, cop­er­toni, bot­tiglie, lat­tine, ces­tel­li di lava­trice e perfi­no scarpe è sta­to pun­tual­mente stu­di­a­to da Daniele Zanini.«La tec­ni­ca è quel­la del­la semei­ot­i­ca ambi­en­tale, una nuo­va scien­za uti­liz­za­ta da botani­ci, nat­u­ral­isti e ambi­en­tal­isti», spie­ga. «Come i medici indi­vid­u­ano le malat­tie dai seg­ni, così fac­ciamo noi per definire la qual­ità di un ambi­ente. I nos­tri “seg­ni” sono i cosid­det­ti bioindi­ca­tori, ani­mali o piante speci­fi­ci che vivono solo in deter­mi­nate cir­costanze ambientali».Tra i bioindi­ca­tori trovati nei sed­i­men­ti rac­colti ci sono la «Pyr­gu­la Annu­la­ta», un pic­co­lo gas­teropode che vive ai 5 ai 10 metri di pro­fon­dità, e l’«Autostropatamoblus pal­lites» , o gam­bero di fiume o d’ac­qua dolce. «La loro pre­sen­za indi­ca che Inac­qua è di buona qual­ità, poco inquina­ta, ben ossi­gena­ta e fredda.».Per quan­to riguar­da le specie non autoc­tone, ce ne sono parec­chie e stan­no mutan­do l’habi­tat del lago. Spes­so il colpev­ole del­la loro pre­sen­za è l’uo­mo. Il «Lagarosiphon» ad esem­pio è comune­mente usato per abbel­lire gli acquari; un’ipote­si per spie­gare la sua pre­sen­za è che sia sta­to get­ta­to in acqua da chi vol­e­va dis­farsene e qui abbia trova­to l’am­bi­ente ide­ale per proliferare».Ma il peri­co­lo mag­giore è cos­ti­tu­ito dal gam­bero amer­i­cano, comune­mente all­e­va­to a scopo ali­menta­re. Si dis­tingue da quel­lo d’ac­qua dolce, che è di col­ore pal­li­do, per la pre­sen­za di mac­chie rosse sul­l’ad­dome. «Si trat­ta di una specie molto forte, non solo com­pete per il cibo con il gam­bero d’ac­qua dolce ma addirit­tura se ne nutre e in più è par­ti­co­lar­mente resistente all’in­quina­men­to. Un’al­tra specie alloc­tona, non orig­i­nar­ia del Gar­da, che sta cre­an­do dan­ni è la «Dris­se­na polimor­fa», un mol­lus­co lamel­li­bran­co bivalve, fil­tra­tore d’ac­qua come le cozze. Orig­i­nario del Mar Cas­pio è sta­to ritrova­to per la pri­ma vol­ta nelle acque del Bena­co nel ’93. Da allo­ra è cresci­u­to in maniera esponenziale.«Lo si tro­va dovunque, sui fon­dali, sulle chiglie delle barche, intasa le prese d’ac­qua e gli scarichi fog­nari. Su nove specie di mol­luschi pescate il 99 per cen­to era rap­p­re­sen­ta­to dal­la «Dris­se­na». Il prob­le­ma è che qui non ha preda­tori nat­u­rali men­tre nel Mar Cas­pio è il cibo prefer­i­to del «Moriglione», un’ana­tra che se ne nutre abit­ual­mente e così ne con­tiene lo sviluppo».Oltre a rac­cogliere il mate­ri­ale get­ta­to dal­l’uo­mo, i sub han­no anche effet­tua­to due caro­tag­gi e prel­e­va­to sed­i­men­ti in due diverse zone del lago di fronte alla local­ità Assen­za. «In uno il ter­reno era puli­to, chiaro ed è quel­lo dove abbi­amo trova­to anche gli indi­ca­tori di buona qual­ità delle acque. L’al­tro, invece, era for­ma­to da sed­i­men­ti sporchi, neri e male­o­do-ranti, purtrop­po non un buon seg­nale, Abbi­amo trova­to anche del «Chi­rono­mide», dei dit­teri, specie di pic­cole mosche, di col­ore rosso che soprav­vivono in ambi­en­ti anaer­o­bi­ci, privi di ossigeno, e ric­chi di sostanze fecali. Sono aumen­tate anche le alghe fil­a­men­tose che indi­cano una mag­gior pre­sen­za di nitrati e fos­fati. In alfri ter­mi­ni i nutri­en­ti del lago sono cam­biati e questo favorisce la vita di alcune specie veg­e­tali e ani­mali a scapi­to di altre.»«Tengo a pre­cis­are», con­clude Zani­ni, « che res­ta un’indagine infor­male sul­la base del­la quale non è pos­si­bile dare giudizi. Per sta­bilire la qual­ità delle acque bisognerebbe, uti­liz­zare la semi­ot­i­ca ambi­en­tale, ma anche effet­tuare anal­isi chimiche e bat­te­ri­o­logiche soprat­tut­to in tut­to il lago e non solo in una pic­co­la porzione di esso».

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