Desenzano inaugura le nuove sale espositive del Museo archeologico “G. Rambotti”

Parole chiave: -
Di Luigi Del Pozzo

Il taglio del nas­tro delle nuove sale espos­i­tive del Museo civi­co arche­o­logi­co “ di Desen­zano del Gar­da è avvenu­to per mano del sin­da­co . Pre­sen­ti alla cer­i­mo­nia inau­gu­rale, aper­ta dall’assessore alle Politiche sociali, cul­tur­ali ed educa­tive Antonel­la Soc­ci­ni, la dot­tores­sa Maria For­tu­nati del­la Soprint­en­den­za per i Beni arche­o­logi­ci  del­la Lom­bar­dia, il pres­i­dente del con­siglio comu­nale Andrea Palmeri­ni, asses­sori e con­siglieri comu­nali e autorità mil­i­tari del­la cit­tà. Le nuove sale, sit­u­ate al pianter­reno nel chiostro di San­ta Maria de Senioribus in via A.Anelli 42, oggi ospi­tano una serie di reper­ti che spaziano dall’epoca romana fino al Rinasci­men­to. Questo, gra­zie alla col­lab­o­razione tra Comune e Soprint­en­den­za, al lavoro del con­ser­va­tore del museo Clau­dia Man­gani, alla diret­trice Anna Maria Finazzi, al respon­s­abile dell’Ufficio Cul­tura Luca Mori e alla col­lab­o­razione gra­tui­ta dell’archeologo Ange­lo Ghi­rol­di.

Il Museo civi­co arche­o­logi­co “G.Rambotti”, inau­gu­ra­to nel 1990, cus­todisce l’aratro più anti­co del mon­do risalente al 2000 a.C., offre non solo un ampio panora­ma delle cul­ture preis­toriche – in par­ti­co­lare del Pale­oliti­co e dell’età del Bron­zo – suc­ce­dute­si nel­la regione bena­cense, ma rac­coglie anche i reper­ti delle varie cam­pagne di sca­vo nelle aree umide di inter­esse arche­o­logi­co fino ai reper­ti delle ville romane scop­erte nel­la “cap­i­tale” del Gar­da: quel­la più nota e vis­itabile in cen­tro stori­co e quel­la rin­venu­ta tra il 2004 e il 2006 al lim­ite occi­den­tale del­la cit­tà di Desen­zano, su un’area di cir­ca 15mila mq.

Nel­la pri­ma delle due nuove sale sono esposti testi e pub­bli­cazioni del nos­tro ter­ri­to­rio, com­pre­so un mano­scrit­to e un ritrat­to di Gio­van­ni Ram­bot­ti che par­la del Gar­da (“Cen­ni sul lago di Gar­da e i suoi con­torni”); in parte del­la pri­ma e nel­la sec­on­da sala il vis­i­ta­tore può osser­vare una serie di reper­ti dall’epoca romana a quel­la rinasci­men­tale, tra cui vasel­lame, ceramiche, olle, ciotole, piat­ti di argilla e vari recip­i­en­ti usati per con­tenere i cibi in tavola (alcu­ni proven­gono dal­la vil­la del­la Faustinel­la e altri reper­ti era­no pri­ma con­ser­vati nel mag­a­zz­i­no del­la vil­la romana del cen­tro).

«Il Museo civi­co “Gio­van­ni Ram­bot­ti” non si pre­sen­ta solo come un con­teni­tore di reper­ti – ha sot­to­lin­eato l’assessore Antonel­la Soc­ci­ni – ma un luo­go di iden­tità, un pun­to di rac­col­ta e di con­ser­vazione delle nos­tre tradizioni, delle abi­tu­di­ni di vita di chi ci ha pre­ce­du­to, una tes­ti­mo­ni­an­za del­la ric­chez­za cul­tur­ale del nos­tro ter­ri­to­rio».

Gra­zie alla parte­ci­pazione a un ban­do regionale, il finanzi­a­men­to ottenu­to ha con­sen­ti­to l’acquisto delle vetrine e dei nuovi pan­nel­li  espos­i­tivi da parte del Comune. La rit­in­teggiatu­ra del­la fac­cia­ta del museo e l’acquisto di audio guide, disponi­bili a breve, sono invece il frut­to di una con­di­vi­sione di obi­et­tivi fra l’amministrazione civi­ca e gli alber­ga­tori di Desen­zano e sono sta­ti finanziati con gli introiti del­la tas­sa di sog­giorno.

«Il per­cor­so Museo Ram­bot­ti, vil­la romana e castel­lo ha un val­ore cul­tur­ale e tur­is­ti­co per la cit­tà di Desen­zano per­ché con­sente di conoscere il suo pat­ri­mo­nio – ha rimar­ca­to la dott.ssa Maria For­tu­nati, a nome anche del soprint­en­dente Fil­ip­po Maria Gam­bari –. L’intento di queste nuove sale è quel­lo di sti­mo­lare il tur­ista a pros­eguire il per­cor­so all’esterno del Museo, vis­i­tan­do anche la vil­la romana di Desen­zano, sig­ni­fica­ti­vo esem­pio di vil­la tar­do anti­ca dell’Italia set­ten­tri­onale, e il castel­lo. La didat­ti­ca è impor­tante se inseg­na ai ragazzi, ma riesce anche a coin­vol­gere gli adul­ti, affinché maturi­no una “coscien­za arche­o­log­i­ca”».

In con­clu­sione, ha ricorda­to il sin­da­co del­la cit­tà Rosa Leso, «il Museo Ram­bot­ti rap­p­re­sen­ta un esem­pio di come è impor­tante val­oriz­zare le risorse del nos­tro ter­ri­to­rio e met­ter­le in rete, in un per­cor­so arche­o­logi­co, per far conoscere la nos­tra sto­ria e por­tar­la ver­so il futuro. Da quan­do c’è la nos­tra ammin­is­trazione, è la terza vol­ta che ci ritro­vi­amo in questo museo per un even­to impor­tante: pri­ma, per la mostra “Il popo­lo dei laghi”, poi per inau­gu­rare il restau­ro dell’aratro e il sup­por­to par­ti­co­lare stu­di­a­to per il suo ripo­sizion­a­men­to nel­la teca, a dimostrazione di quan­to l’Assessorato guida­to da Antonel­la Soc­ci­ni abbia a cuore il Museo Ram­bot­ti e il suo futuro».

All’inaugurazione di ieri sono inter­venu­ti, oltre alle autorità e ai cit­ta­di­ni, anche la nipote di Gio­van­ni Ram­bot­ti e l’avvocato Emilio Mosconi, che tre anni fa ha dona­to al museo desen­zanese una pres­ti­giosa collezione pri­va­ta.

Parole chiave: -