Il ministro Visco incontra i sindaci: i fondi arriveranno subito

Dopo la grande piena, le ferite

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Di Luca Delpozzo

Ostiglia sen­z’ac­qua pota­bile, la popo­lazione rifor­ni­ta con auto­bot­ti­Dopo la grande piena, le feriteIl min­istro Vis­co incon­tra i sin­daci: i fon­di arriver­an­no subitoALLE SPALLE LE ORE PIUDRAMMATICHEMANTOVA. Il grande fiume si riti­ra e las­cia una scia di almeno 60 mil­iar­di di dan­ni. Si trat­ta di una pri­ma sti­ma: l’a­gri­coltura gole­nale è in ginoc­chio, cir­ca 300 abitazioni sono alla­gate, invasi dal­l’ac­qua oltre 300 ettari di ter­reno colti­vati e oltre 400 per­sone sfol­late. Ad Ostiglia l’ac­que­dot­to rimar­rà chiu­so per cir­ca una set­ti­mana ed i res­i­den­ti sono rifor­ni­ti da auto­bot­ti messe a dis­po­sizione dal­la . A Car­bonara, invece, c’è sta­to un allarme per un grosso fontanaz­zo: il sin­da­co ha accusato il coor­di­na­men­to d’e­mer­gen­za di essere inter­venu­ti con forte ritar­do. Intan­to il min­istro Vis­co, ieri a Man­to­va, ha con­fer­ma­to la pos­si­bil­ità di con­cedere con­tribu­ti a chi vor­rà las­cia­re le golene, men­tre ha ras­si­cu­ra­to sul­l’ar­ri­vo tem­pes­ti­vo di fon­di. Per quan­to riguar­da gli sfol­lati del­la gole­na di Po mor­to di San Benedet­to, molti atten­dono solo il ritiro del­l’ac­qua per rien­trare nelle abitazioni. Qual­cuno però chiede sol­di per pot­er­si costru­ire una casa oltre l’argine mae­stro. Infine, sem­pre ieri, sono sta­ti ria­per­ti al traf­fi­co i due pon­ti di Casalmag­giore ed Ostiglia, men­tre restano chiusi Bor­go­forte e San Benedet­to. Chiusa anche la lin­ea fer­roviaria per Mod­e­na.——————————————————————————– SAN BENEDETTO (Por­ti­o­lo). Lo guar­da negli occhi con tenerez­za, poi le lacrime sgorgano. «Come fac­cio? Lui non ha nes­suno ed è mala­to. Mi han­no offer­to un pos­to da par­en­ti, ma ho rifi­u­ta­to: è mio fratel­lo e resterò con lui qui, assieme agli altri sfol­lati». Quel­la di Lea Mon­teleoni 74 anni, vedo­va e inval­i­da di guer­ra, è una delle tante sto­rie nate da ques­ta piena del Po che stringono il cuore. Due anni più del fratel­lo Remo, Lea ha per­so in un solo giorno il frut­to di una vita: la casa invasa dal­l’ac­qua limac­ciosa, i mobili, che da sola non è rius­ci­ta a portare ai piani alti. Tut­to nel fan­go, sal­vo l’amore per il fratel­lo, anche lui allu­vion­a­to, pen­sione di 720mila lire, mala­to e ormai sen­za un tet­to dove riparar­si per tut­to l’inverno.Sono le 13. Nel­l’ex teatro di Por­ti­o­lo una quar­an­ti­na di sfol­lati attende il pas­to cal­do for­ni­to dal Comune. Sul pos­to, oltre agli oper­a­tori, c’è il vice sin­da­co Rebuzzi che lan­cia un invi­to alla mas­si­ma collaborazione.Con 8 bim­bi, dor­men­do in un garage. In due tavoli c’è la famiglia Tuc­ci: i fratel­li Gre­go­rio, 28enne e Cosi­mo, 38 anni e la sorel­la Ida, 32enne che tre set­ti­mane fa era venu­ta a trovare i con­giun­ti e si è ritrova­ta allu­vion­a­ta con mar­i­to e 4 figli. «Lavo­riamo alla coop­er­a­ti­va agri­co­la di Por­ti­o­lo» dice Gre­go­rio «abiti­amo in una casa in gole­na in affit­to da 3 anni. Quan­do è arriva­ta la piena, abbi­amo appe­na fat­to in tem­po a portare di sopra le cose più leg­gere, ma tut­ti i mobili e le masser­izie sono rimaste sot­to». I Tuc­ci han­no in tut­to 8 bim­bi, il più grande ha 11 anni, la più pic­co­la, Valenti­na, appe­na un anno e mez­zo. «Come face­va­mo, con loro» con­tin­ua Gre­go­rio «a dormire in teatro? La pri­ma notte l’ab­bi­amo pas­sa­ta in macchi­na, ora, gra­zie alla disponi­bil­ità del nos­tro datore di lavoro, dormi­amo in azien­da. Ci ha dato un garage, con 12 brande, le cop­erte e il bag­no, ma non so come potremo farcela quest’in­ver­no con i bim­bi. Abbi­amo lavo­ra­to anche di notte per fare leg­na per le stufe, ma è rimas­ta là».In mobil­ità Bel­leli. Rober­to Tren­ti­ni ha 54 anni. E’ un operaio in mobil­ità del­la Bel­leli. Red­di­to? La moglie Alda Dal­boni è casalin­ga, il figlio Luca è stu­dente uni­ver­si­tario. «Non mi chie­da come fare­mo. Abbi­amo por­ta­to di sopra la roba più leg­gera, ma chi ce la face­va a cari­car­si sulle spalle una lava­trice o il fri­go? Abbi­amo lavo­ra­to due giorni, poi erava­mo spos­sati. Nes­suno però pen­sa­va che sarebbe suc­ces­so davvero. Anche nel 94 ci ave­vano fat­to evac­uare, quel­la vol­ta per niente. Ora sap­pi­amo che dovre­mo stare 2 o 3 mesi via da casa, forse la cercher­e­mo in affitto…».Sfollata a 80 anni. E la piena del 51? Erminia Man­fre­dot­ti, 80 anni e la cog­na­ta Lau­ra Mar­tinel­li, 72, c’er­a­no. «Ma abitava­mo a Por­ti­o­lo paese» speci­f­i­cano. «Mica in gole­na. Adesso ce la sti­amo cavan­do, dormi­amo con gli altri sfol­lati, poi qui non si man­gia male». Erminia, per­al­tro, lamen­ta che non si sia dife­sa la gole­na sino all’estremo. «Dove­vano met­tere i sac­chi di sab­bia, non las­cia­re che tracimasse. Io però, quan­do s’ab­bas­sa l’ac­qua, torno. Dormirò in sof­fit­ta, ma non las­cio la mia casa vuo­ta per dei mesi, con il peri­co­lo che vengano i ladri».In cam­pagna per scelta. Rug­gero Marchi, ex inseg­nante di 57 anni, con la moglie Simona Veneri 40enne, 3 anni fa ha deciso di cam­biare vita: via da Man­to­va per scelta in un ‘logh­i­no’ in riva al Po. «Erava­mo in vacan­za in Cal­abria» spie­ga «quan­do ci han­no det­to del­l’al­lu­vione. Siamo arrivati poche ore fa solo per con­statare che è anda­to tut­to sot­t’ac­qua, migli­a­ia di lib­ri, dis­chi, l’au­to. Non abbi­amo potu­to portare via niente. Per adesso dormi­amo in camper, poi vedremo».Licenziato a 59 anni. A Ben­i­to Ben­zi man­ca­vano tre anni alla pen­sione, quan­do la dit­ta dove lavo­ra­va ha chiu­so. «Un dis­oc­cu­pa­to di 60 anni chi vuole che lo assuma? Adesso non ho lavoro e neanche una casa. Ma mi rim­boc­cherò le maniche, come ho sem­pre fatto».Sfollati in aiu­to agli sfol­lati. Elisa Gioia, moglie di Ben­zi ha 55 anni. E’ sfol­la­ta, ma si affan­na tra i piat­ti, così come accadu­to nel 94. «Erava­mo noi ad aiutare gli altri sfol­lati» con­fer­mano i figli Mir­co, 26 anni e Luca, 30enne con la sua ragaz­za Natas­cia Cav­al­li, 23enne. «Noi in gole­na non ci vogliamo tornare. Se lo Sta­to ci aiu­ta costru­ire­mo una casa fuori. Quan­do è venu­ta su l’ac­qua mi sono mes­so a pian­gere e non voglio che acca­da più. Cer­to mi chiedo come fa uno Sta­to che get­ta mil­iar­di in strade mai finite a non rius­cire a rialzare di un metro un argine e sal­vare dal dis­as­tro cen­to famiglie». Un grop­po fer­ma la gola, non c’è spazio per nient’altro.

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