II carpione, «re» del lago adesso rischia l’estinzione

È finito sul libro rosso.

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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

È fini­to sul libro rosso. Il , il più impor­tante fra i pesci del , è sta­to cat­a­loga­to fra le specie ital­iane a ris­chio di estinzione dal Wwf, il fon­do mon­di­ale per la natu­ra. Come la lon­tra, il lupo, la mar­to­ra, lo stam­bec­co delle Alpi, lo sto­ri­one, il ton­no rosso del Mediter­ra­neo, la tar­taru­ga mari­na e l’airone cener­i­no. Sec­on­do il rap­por­to del Wwf, la specie è «in forte con­trazione, tale da cor­rere seri rischi di estinzione. «La situ­azione risul­ta par­ti­co­lar­mente grave per­ché la specie è cos­ti­tui­ta da un’unica popo­lazione». L’associazione che ha come cele­bre logo il pan­da ritiene che le cause che han­no deter­mi­na­to lo sta­tus attuale siano ricon­ducibili a numerosi fat­tori, «tra i quali, in par­ti­co­lare, un ecces­si­vo sfor­zo di pesca, il pas­sag­gio del lago da con­dizioni di olig­otrofia a quelle di meso-olig­otrofia, il dete­ri­o­ra­men­to delle prin­ci­pali aree di fre­ga». Trop­pa pesca, peg­gior qual­ità delle acque, degra­do delle aree di ripro­duzione: ecco i prob­le­mi. Insom­ma: il car­pi­one ha bisog­no di tutela. Ma, come sot­to­lin­ea il libro rosso, «insp­ie­ga­bil­mente non com­pare negli elenchi uffi­ciali delle specie che neces­si­tano di pro­tezione», pur essendo una specie itti­ca di «notev­ole impor­tan­za fau­nis­ti­ca». E dunque, sec­on­do il Wwf «risul­tano urgen­ti ed indis­pens­abili serie mis­ure per la sua sal­va­guardia». Come? In pri­mo luo­go «deve essere ridot­to l’inquinamento organ­i­co delle acque del lago, che pro­duce fenomeni di eutrofiz­zazione». Poi «devono essere def­i­nite delle mis­ure per la tutela delle aree di fre­ga». Infine «van­no indi­vid­u­ate norme mag­gior­mente restrit­tive per l’attività di pesca, valide sull’intero ter­ri­to­rio lacus­tre (che è ammin­is­tra­to da due diverse Regioni e una Provin­cia autono­ma) e basate sulle conoscen­ze del­la biolo­gia del­la specie, in par­ti­co­lare del­la com­p­lessa biolo­gia ripro­dut­ti­va». Sec­on­do il Fon­do per la natu­ra, «risul­tati pos­i­tivi con­seguibili in tem­pi bre­vi potreb­bero essere legati ad inter­ven­ti di ripopo­la­men­to». Ma sin qui- gio­va ricor­dar­lo- i ten­ta­tivi di ripro­duzione in incu­ba­toio han­no offer­to risul­tati poco incor­ag­gianti. Sua maestà il car­pi­one è il pesce più raro del Gar­da. È un salmonide: gli itti­olo­gi lo chia­mano Salmo car­pio o Salmo trut­ta car­pio. Vive esclu­si­va­mente nel lago di Gar­da, anche se molti- sbaglian­do- cre­dono sguazzi anche in altri laghi. Si deve al poeta, medico e scien­zi­a­to Gero­lamo Fra­cas­toro la leggen­da che vuole che questo pesce si nutra d’oro sul fon­do del lago. In realtà, pur aven­do la boc­ca dota­ta di den­ti, il car­pi­one man­gia planc­ton e altri inver­te­brati del fon­do lacus­tre. È l’unico pesce ad avere un doppio peri­o­do di ripro­duzione nell’arco dell’anno: una par­ti­co­lar­ità che fa impazz­ire da sem­pre gli stu­diosi. Apparten­gono alla sto­ria i tri­on­fi del car­pi­one nell’età veneziana. Gli ambas­ci­a­tori del­la Serenis­si­ma lo por­ta­vano in dono a prin­cipi e re delle cor­ti di tutt’Europa. Per con­ser­var­lo, lo si frigge­va, lo si spruz­za­va d’aceto e lo si avvol­ge­va in foglie d’alloro. Giun­to a des­ti­nazione, veni­va frit­to nuo­va­mente. Era la cot­tura «in car­pi­one», oggi uti­liz­za­ta per numerosi altri pesci, ma non per il car­pi­one, che viene invece bol­li­to o cot­to alla griglia e con­di­to con un sem­plice filo d’olio. In tavola, è una delizia, ma trovarne qualche esem­plare è sem­pre più dif­fi­cile. Il Wwf lan­cia addirit­tura un gri­do d’allarme: c’è il ris­chio d’estinzione. Per il Gar­da sarebbe un disastro.

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