Con il suo staff gestisce l’antica Cascina San Zago di Salò. È Carlo Bresciani, il presidente dell’Associazione cuochi

Giappone, un bresciano spiega la cucina italiana

25/03/2007 in Enogastronomia
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Di Luca Delpozzo
s.z.

Il pres­i­dente dell’Associazione cuochi , del­l’An­ti­ca Casci­na San Zago di Salò, che con il suo staff segue pure l’Os­te­ria 1735 del ris­torante di Vil­la Fenaroli a Rez­za­to, ha trascor­so una venti­na di giorni in Giap­pone come ambas­ci­a­tore del­la cuci­na ital­iana (e, in par­ti­co­lare, bresciana).È anda­to a Tokio, Niga­ta e Kanaza­wa, por­tan­do con sé for­mag­gio bagoss di Bagoli­no e qualche bot­tiglia di extravergine di oli­va del­la Valte­n­e­si. Invi­ta­to dal­la dit­ta nip­pon­i­ca Mon­te­bus­san, che impor­ta nel paese del Sol Lev­ante i nos­tri prodot­ti ha tenu­to lezioni di cuci­na, spie­gan­do il modo migliore per preparare alcu­ni piat­ti tipi­ci: dall’anguilla in ai ravi­o­li di zuc­ca, dal­la faraona farci­ta di ricot­ta ai dolci.«Quanti incon­tri ho fat­to. A Tokyo – dice Bres­ciani — ho ritrova­to Tako Kuro­co, un ragaz­zo che era sta­to cinque mesi a impratichir­si a Salò, ora diven­ta­to il cuo­co dell’ambasciatore ital­iano. A Kanaza­wa ho vis­to Mar­co Bon­vici­ni, un bres­ciano che ha deciso di aprire un ris­torante là. A una fiera dell’alimentazione ho incro­ci­a­to alcu­ni impren­di­tori giun­ti dal nos­tro paese, tra cui i Berar­di delle Fonti di Val­lio». In Giap­pone si sta svol­gen­do la «Pri­mav­era ital­iana», con più di 300 even­ti ded­i­cati al teatro, all’arte, al nos­tro stile. Dagli Uffizi di Firen­ze han­no trasfer­i­to al Ueno l’Annunciazione di Leonar­do, un’operazione volu­ta dal min­istro Francesco Rutel­li. E la Tri­en­nale di ha aper­to a Tokyo una sede per­ma­nente per mostre ed espo­sizioni legate al design e alla cre­ativ­ità. «Sono sta­to accolto con grande ospi­tal­ità – pros­egue Bres­ciani -. Al Gin­za Hotel mi han­no dato una suite impe­ri­ale, di 82 metri qua­drati, da 1.800 euro (il solo per­not­ta­men­to). A Nika­ta han­no volu­to che dormis­si nelle stanze uti­liz­zate dal cal­ci­a­tore inglese David Beck­ham in occa­sione dei Mon­di­ali del 2002. Per preparare i piat­ti ho avu­to a dis­po­sizione brigate di cuci­na com­poste da cinque a quindi­ci ele­men­ti. In Giap­pone è pos­si­bile entrare nel set­tore a qual­si­asi età, sen­za avere fre­quen­ta­to scuole alberghiere. Da qui la neces­sità di effet­tuare cor­si di apprendi­men­to e di aggiornamento».Originario di Gavar­do, classe ’58, Car­lo ha inizia­to con pen­tole e for­nel­li a 15 anni al «Grand Hotel» di Mol­veno, poi a quel­lo di Gar­done Riv­iera, alle «Piante» di Maner­ba, al «S. Rapa­hel» di Madon­na di Campiglio, da «Casimiro» a Portese di San Felice, al «West Gar­da» di Padenghe. Dall’81 all’87 ha gesti­to con la famiglia il «Caligo­la» di Gavar­do. Numerosi i riconosci­men­ti ottenu­ti: alla cop­pa del Mon­do in Lussem­bur­go (’93), medaglie d’oro e d’ar­gen­to in varie man­i­fes­tazioni (da Sal­is­bur­go a Mari­na di Mas­sa, dal «Pierre Tait­tinger» di Pari­gi a Stoc­car­da, da Berli­no a Mal­ta, da Basilea a Erfurt).Nel 2001 è sta­to insigni­to del tito­lo di «Dis­ce­po­lo di Escoffi­er». Lo scor­so luglio è entra­to nel grup­po dei prin­cipi del­la cuci­na. Allo Sport­ing di Mon­te­car­lo, nel prin­ci­pa­to di Mona­co, ha infat­ti rice­vu­to «Le grand cor­don d’or de la cui­sine fran­caise» asseg­na­to a col­oro che si sono dis­tin­ti per mer­i­ti professionali.

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