Un intervento del costo di 7mila euro affidato ai monaci di Praglia, ora andranno «in cura» altri dieci volumi.
Un anno di interventi per il restauro pagati con gli introiti di chi sceglie le nozze «ambientate»

I libri degli Antichi Originarisalvati dagli sposi al Castello

02/01/2009 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
G.M.

I lib­ri del­la Cor­po­razione degli Antichi Orig­i­nari di Tor­ri restau­rati ed esposti al Museo del Castel­lo Scaligero. È la stren­na natal­izia che i cit­ta­di­ni del pri­mo paese dell’alto Gar­da han­no trova­to sot­to l’albero a opera del pres­i­dente del Museo, pro­fes­sor Gior­gio Vedovelli.Lo stu­dioso, autore di numerosi lib­ri sul lago, sulle tradizioni, la sto­ria di Tor­ri e ol dialet­to locale, ha di recente pre­sen­ta­to il lavoro fat­to dai monaci benedet­ti­ni dell’abbazia di Praglia, in provin­cia di Padova.Alcuni di loro, sot­to la gui­da del loro supe­ri­ore, Pierange­lo Mas­set­ti, han­no lavo­ra­to un intero anno per resti­tuire all’antico splen­dore sei volu­mi, tut­ti scrit­ti a mano tra il 1600 e il 1800.«Grazie all’introito dei mat­ri­moni cel­e­brati nel castel­lo scaligero di cui, per accor­do col Comune, ci viene data una parte», illus­tra Gior­gio Vedovel­li, «abbi­amo potu­to incar­i­care i frati dell’abbazia di Pado­va di sis­temare i volumi».«Contengono la sto­ria del paese di anno in anno», pros­egue. Lib­ri preziosi, fonte inesauri­bile di notizie, curiosità e infor­mazioni di ogni genere.All’epoca le così dette «Vicine», cioè le assem­blee degli antichi orig­i­nari, cor­rispon­de­vano alle attuali delibere del Con­siglio comu­nale. I volu­mi quin­di con­tengono i doc­u­men­ti legali che regola­vano la vita socio-polit­i­ca e ammin­is­tra­ti­va del paese in quei secoli.«Questo pat­ri­mo­nio stori­co», dice anco­ra Vedovel­li, «è di pro­pri­età del­la Cor­po­razione degli Antichi Orig­i­nari di Tor­ri ma è sta­to dato in presti­to per­petuo al museo, a pat­to che i lib­ri rimangano esposti».E infat­ti, oggi, i sei volu­mi sono cus­todi­ti in una pesan­tis­si­ma bacheca in fer­ro e vetro, da cui si pos­sono ammi­rare in tut­to il loro splen­dore. «La bravu­ra dei frati benedet­ti­ni dell’abbazia padovana», fan­no notare anco­ra dal museo, «è di liv­el­lo nazionale: basti pen­sare che il comune di Firen­ze, in occa­sione del­la grande allu­vione, ave­va affida­to loro interi volu­mi dell’archivio di Sta­to da porre in restauro».Per il Museo del Castel­lo il cos­to è sta­to di cir­ca set­temi­la euro. «Ora», con­cludono al museo, «abbi­amo affida­to ai benedet­ti­ni una deci­na di lib­ri che cos­ti­tu­is­cono il pat­ri­mo­nio stori­co del Comune e, tra questi, ci sono due volu­mi del 1500, anco­ra più antichi di quel­li appe­na restaurati».Il tut­to, sec­on­do una pro­pos­ta del sin­da­co, , in un futuro non lon­tano potrebbe essere reso davvero per­petuo gra­zie alla dig­i­tal­iz­zazione dei volu­mi stessi.E chissà che poi gli scrit­ti non divengano di pub­bli­ca con­sul­tazione, gra­zie al sito inter­net del Comune.

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