Sul palco di un suggestivo e gremito anfiteatro del Vittoriale (oltre mille gli spettatori), che ha salutato i Manhattan Transfer con una standing ovation finale, il quartetto ha ripercorso la propria carriera musicale

I Manhattan Transfer, quartetto icona del Jazz, ha incantato il pubblico del “Nuovo Festival del Vittoriale”

Di Luca Delpozzo

Per i 40 anni di car­ri­era, che fes­tegger­e­mo il prossi­mo anno, sti­amo pen­san­do a un grande show, un’enorme pro­duzione.  Dici­amo che ad oggi è molto più di un’idea, ma pri­ma di dedi­car­ci a questo nuo­vo prog­et­to vogliamo vedere come pro­cede la  tournée in cor­so”. Ad annun­cia­r­lo, con un gius­to pizzi­co di scara­manzia, sono Cheryl Ben­tyne e Janis Siegel, la metà fem­minile dei The Man­hat­tan Trans­fer a lato del con­cer­to che ieri sera ha incan­ta­to il pub­bli­co del ‘Nuo­vo Fes­ti­val del Vit­to­ri­ale’ di Gar­done Riv­iera, Bres­cia, e che ha vis­to salire sul pal­co anche il fonda­tore del grup­po, Tim Hauser, e Alan Paul, che molti si ricorder­an­no anche per essere sta­to co-pro­tag­o­nista nel­la pro­duzione orig­i­nale di .   Il quar­tet­to vocale più famoso al mon­do, autore di ‘Exten­sion’ e ‘Mec­ca for Mod­erns’, si è esi­bito per il Papa e anche alla Casa Bian­ca, ma a quan­to pare, è il pub­bli­co “nor­male” quel­lo che ama di più: “Sì, è vero, abbi­amo can­ta­to per per­sone impor­tan­ti, ma i ricor­di a cui siamo mag­gior­mente legati sono quel­li rel­a­tivi all’entusiasmo del­la gente comune, alla pas­sione che dimostra­no, ai bam­bi­ni che can­tano ai nos­tri con­cer­ti – ha rac­con­ta­to la rossa Cheryl nei cameri­ni – e poi ci leghi­amo ai posti spe­ciali, siamo sta­ti in Norve­g­ia, Fin­lan­dia e adesso siamo qui, a Gar­done, sul lago di Gar­da, un par­adiso”. Pochi e ‘tradizion­ali’ i seg­reti delle voci di questo quar­tet­to mae­stro di ‘vocalese’: “non fumo, non bevo, cer­co di non raf­fred­dare la laringe e di par­lare poco tra un con­cer­to e l’altro e, soprat­tut­to, dor­mo molto, che è impor­tan­tis­si­mo”, ha con­tin­u­a­to Cheryl. “Nes­sun seg­re­to par­ti­co­lare – ha rib­at­tuto invece la bion­da Janis – dob­bi­amo sem­plice­mente essere come dei mara­toneti, per man­tenere ques­ta voce così a lun­go dob­bi­amo esercitar­ci ogni giorno”.   Sul pal­co di un sug­ges­ti­vo e gremi­to anfiteatro del Vit­to­ri­ale (oltre mille gli spet­ta­tori), che ha salu­ta­to i Man­hat­tan Trans­fer con una stand­ing ova­tion finale, il quar­tet­to ha riper­cor­so la pro­pria car­ri­era musi­cale spazian­do dal pop al jazz, dal­la sal­sa al folk, dal Rock ‘n’ Roll all’R&B con le con­suete e ama­tis­sime atmos­fere da orches­tra. Con acrobazie vocali, vir­tu­o­sis­mo e raf­fi­nati arran­gia­men­ti, la band ha offer­to al pub­bli­co gran­di suc­ces­si come ‘Tutu’, ‘Java’ e ‘Bird­land’.   Nel 2012 il grup­po fes­teggerà i 40 anni di car­ri­era, tan­ti infat­ti ne sono pas­sati da quan­do Tim Hauser, ex addet­to mar­ket­ing di Madi­son Avenue, paga­va i suoi deb­iti guidan­do un taxi di New York men­tre sog­na­va di for­mare un quar­tet­to armon­i­co vocale sui gener­is che potesse vera­mente abbrac­cia­re diver­si stili musi­cali, e creare qual­cosa del tut­to uni­co nel cam­po del­la can­zone popo­lare amer­i­cana. Obi­et­ti­vo rag­giun­to, come dimostra­no, a quan­to pare, i pochi ‘sog­ni’ non anco­ra real­iz­za­ti: “Mi piac­erebbe sper­i­menta­re il con­nu­bio tra jazz e musi­ca clas­si­ca”, ha sve­la­to Cheryl. “Io, invece, vor­rei incidere un album che sia com­pos­to intera­mente da can­zoni d’amore”, ha con­clu­so poi Janis Siegel.   Il con­cer­to del grup­po statu­nitense di Alan Paul, Tim Hauser, Cheryl Ben­tyne e Janis Siegel, è sta­to il pri­mo appun­ta­men­to musi­cale del cartel­lone del ‘Nuo­vo Fes­ti­val del Vit­to­ri­ale’ che nei prossi­mi giorni prevede altri gran­di ospi­ti come Wyn­ton Marsalis (16 luglio), Goran Bre­gov­ic (19 luglio), Lou Reed (22 luglio), Vini­cio Capos­sela (26 luglio) e Markus Stock­hausen (il 6 agos­to).