Oggi alla Lugana la manifestazione degli appassionati di immersioni. Accuse ai motoscafisti: «Ogni volta si corre il rischio di essere investiti»

I sub protestano: «Non c’è sicurezza»

28/08/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Il sim­bo­lo del­la protes­ta è una boa col­orata con bandiera rossa e striscia diag­o­nale bian­ca: seg­nala la pre­sen­za di un sub­ac­queo («uomo immer­so»), da cui per legge i moto­scafi dovreb­bero ten­er­si ad almeno cen­to metri di dis­tan­za. Dovreb­bero, ma invece la nor­ma viene rego­lar­mente igno­ra­ta: capi­ta qua­si ad ogni immer­sione che il sub si veda sfrec­cia­re barche a pochi metri. Tutte le volte è uno spaven­to, e si sfio­ra davvero la trage­dia. Come quel­la che due anni fa a Sirmione costò la vita allo sfor­tu­na­to Luciano Bosel­li, investi­to durante un’immersione con boa e bar­ca d’appoggio. C’è già «scap­pa­to il mor­to», insom­ma. Ma il ris­chio rimane quo­tid­i­ano. Per questo sta­mat­ti­na alle 9.30, alla spi­ag­gia di San­ta Maria di Lugana, decine di sub (forse più di cen­to) si immerg­er­an­no con le loro boe per rilan­cia­re la pro­pria legit­ti­ma esi­gen­za di sicurez­za. I sub­ac­quei non chiedono la luna. Chiedono rispet­to per le leg­gi e per la vita umana. «Vogliamo far sapere a tut­ti che la nos­tra boa seg­nala la pre­sen­za di un cris­tiano sott’acqua: chi va in bar­ca deve tenere gli occhi aper­ti e rispettare la dis­tan­za. Tut­to qui». La man­i­fes­tazione è una «pri­ma» asso­lu­ta: a memo­ria di cro­nista non c’era mai sta­to sul un sit-in di protes­ta orga­niz­za­to dai sub­ac­quei. Parte­ci­pano asso­ci­azioni bres­ciane e verone­si, con la «benedi­zione» delle sezioni Fip­sas delle due provin­cie. Ma non è la pri­ma vol­ta, specie dopo la trag­i­ca morte di Luciano Bosel­li, che il prob­le­ma del­la sicurez­za durante le immer­sioni viene pre­so di pet­to nel Bres­ciano. In par­ti­co­lare, va dato mer­i­to alla Provin­cia di Bres­cia, attra­ver­so l’assessorato allo sport, di essere sta­ta lo scor­so anno la pri­ma ammin­is­trazione provin­ciale in Italia a pro­muo­vere (insieme alla Fip­sas e ai club sub­ac­quei bres­ciani) una cam­pagna di sen­si­bi­liz­zazione, con man­i­festi e volan­ti­ni, per il rispet­to delle dis­tanze dal­la boa «seg­na­sub». «Qualche risul­ta­to si è vis­to — dicono i pro­mo­tori del­la man­i­fes­tazione di sta­mat­ti­na -. Ma bisogna ripetere il mes­sag­gio, cer­care di rag­giun­gere più per­sone. Per­chè ci sono due cat­e­gorie di moto­scafisti: quel­li che non conoscono le norme, e quel­li che pur conoscen­dole se ne infis­chi­ano. I più peri­colosi sono i diportisti del­la domeni­ca, che mag­a­ri noleg­giano un moto­scafo e sfrec­ciano sen­za sapere niente delle norme del­la : vedono le nos­tre boe, ma non san­no che cosa rap­p­re­senti­no. Poi ci sono gli altri, che planano a 30 nodi e guardano il pae­sag­gio invece di guardare avan­ti, dimen­ti­can­do che in acqua potrebbe esser­ci una per­sona indifesa».

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