La presentazione del libro «La palla è rotonda» ha fornito interessanti spunti per ribadire il valore educativo dello sport. Serata al Casinò con il giornalista Aldo Maria Valli e don Antonio Mazzi

«Il calcio deve aiutare i giovani a crescere»

05/03/2003 in Sport
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Di Luca Delpozzo
l.d.p.

«La pal­la è roton­da»: il gior­nal­ista Aldo Maria Val­li ha scel­to uno dei tan­ti luoghi comu­ni per inti­to­lare il suo ulti­mo libro che anal­iz­za a fon­do il mon­do del cal­cio, con un occhio par­ti­co­lare all’u­ni­ver­so gio­vanile che in esso si muove e cresce. Un libro pre­sen­ta­to lunedì sera al Cas­inò e offer­to in omag­gio assieme al vol­ume «Un sec­o­lo di sport e pagine di vita del­la comu­nità arcense», scrit­to da Ste­fano Paro­lari, Ivo Bert­a­mi­ni e Alessan­dro Parisi. Ospite d’onore del­la ser­a­ta, orga­niz­za­ta dal­la Cas­sa Rurale di Arco nel­l’am­bito del 21ª edi­zione del pre­mio gior­nal­is­ti­co Beppe Vio­la, .A fare gli onori di casa il sin­da­co Rena­to Verone­si, il quale ha spie­ga­to che la Cas­sa Rurale di Arco ha deciso di orga­niz­zare questo incon­tro per avvic­inare i gio­vani al mon­do sporti­vo, per con­tribuire alla loro for­mazione, per­ché il cal­cio, così come ogni altro sport, ha delle final­ità educa­tive, inseg­na ai ragazzi la lealtà, il rispet­to rec­i­pro­co. La paro­la è, quin­di, pas­sa­ta a Val­li che ha pre­sen­ta­to il pro­prio libro: «Il mon­do del cal­cio può con­tare su una risor­sa inesauri­bile: la pas­sione che ani­ma i ragazzi, le loro famiglie, i tifosi». Purtrop­po questo pat­ri­mo­nio, che rap­p­re­sen­ta uno stru­men­to di arric­chi­men­to for­ma­ti­vo, diven­ta spes­so un fat­tore di ansia nelle famiglie, i pro­pri figli devono essere i migliori, il mis­ter pre­tende il mas­si­mo a liv­el­lo ago­nis­ti­co, ma non ci si pre­oc­cu­pa del­la for­mazione inte­ri­ore di questi ragazzi. Val­li ha ricorda­to quan­do era bam­bi­no e gio­ca­va nel campet­to: ai bor­di del cam­po non c’era nes­suno, si auto­ges­ti­vano, il prete li segui­va a dis­tan­za, las­ci­a­va spazio alla loro capac­ità orga­niz­za­ti­va. Ora si rischia di sof­fo­care i bam­bi­ni con troppe atten­zioni, qua­si li si volesse imme­di­ata­mente adul­ti. I gen­i­tori devono riap­pro­pri­ar­si del ruo­lo educa­ti­vo che li com­pete, devono inseg­nare, ma con intel­li­gen­za, entu­si­as­mo, fan­ta­sia, per­ché è bel­lo crescere insieme ai pro­prio figli, è una specie di gio­co cir­co­lare per­ché con loro mat­u­ra­no anche i loro gen­i­tori. Questo libro è tante cose: una sor­ta di let­terona scrit­ta da un padre tifoso ad un figlio ado­les­cente, un excur­sus sul­la sto­ria del cal­cio, un inno al cal­cio, affinché riman­ga un gio­co e non cada, come spes­so suc­cede, nelle pagine di cronaca nera. I fenomeni di vio­len­za nascono fuori pista — ha spie­ga­to poi don Mazzi, pres­i­dente del­la Fon­dazione Onlus e del­l’As­so­ci­azione nazionale pro­mozione sporti­va delle Comu­nità (Asso­ci­azione ben­e­meri­ta del Coni) nonché per­son­ag­gio tele­vi­si­vo — la vio­len­za è in ques­ta soci­età appar­ente­mente così demo­c­ra­t­i­ca. L’ag­gres­siv­ità è una poten­zial­ità den­tro di noi — con­tin­ua don Mazzi -, se non l’aves­si­mo non rius­cirem­mo a super­are i vari osta­coli che la vita ci pro­pone; occorre però incanalar­la, specie nei gio­vani, che sono dei motori acce­si, ove bru­ciano le pas­sioni umane. Lo sport è un’ot­ti­ma valvola di sfo­go, l’area del­la lib­er­azione, del­la felic­ità, è una specie di anti­do­to con­tro il degener­are del­la soci­età, uno stru­men­to di armo­niz­zazione tra i gio­vani e un modo per far­li crescere nel grup­po. Ed è pro­prio questo con­cet­to che si sta per­den­do, ora il grup­po vive all’om­bra del “bran­co”, il gio­co di squadra invece incor­ag­gia il dial­o­go ed il con­fron­to con i com­pag­ni, specie negli spoglia­toi, luo­go in cui si stu­dia insieme una strate­gia comune, si lit­i­ga, ma ci si lec­ca anche le ferite».

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