Le infiltrazioni d’acqua hanno causato danni ben più gravi del previsto e i restauri sono costretti a segnare il passo Dogana veneta, malato anche il tetto Intervento di una ditta specializzata

Il Comune deve cercare altri finanziamenti

25/10/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Lazise

In fase di stal­lo i lavori per il recu­pero restau­ro e con­sol­i­da­men­to strut­turale del­la . Nel cor­so degli inter­ven­ti rel­a­tivi alla ese­cuzione del­la cor­dolatu­ra som­mi­tale delle strut­ture perime­trali, è emer­so lo scon­for­t­ante sta­to di degra­do del­la cop­er­tu­ra del fab­bri­ca­to. Uno sta­to di disses­to ben più grave di quel­lo pre­vis­to e carat­ter­iz­za­to da ele­men­ti di asso­lu­ta novità. In par­ti­co­lare è venu­to alla luce l’avanzato sta­to di putrescen­za delle tes­tate delle capri­ate incas­sate nel suo­lo murario, dovu­to essen­zial­mente alle infil­trazioni di acqua mete­or­i­ca del­la gron­da e all’elevato val­ore di umid­ità, tipi­co degli ambi­en­ti lacus­tri. Una putrescen­za del leg­no che si è peri­colosa­mente prop­a­ga­ta tan­to da com­pro­met­tere grave­mente la sta­bil­ità dell’intera strut­tura di cop­er­tu­ra, con sta­to di peri­co­lo che ha impos­to una idonea pun­tel­lazione pre­ven­ti­va di tutte le capri­ate. Situ­azione che ha por­ta­to, fa pre­sente il sin­da­co Luca Sebas­tiano, a ricor­rere a una dit­ta spe­cial­iz­za­ta in servizi diag­nos­ti­ci e anal­isi per il restau­ro del leg­no, al fine di indi­vid­uare le più cor­rette, anche dal pun­to di vista del­la con­ser­vazione degli ele­men­ti, tec­niche di inter­ven­to. Anal­isi accu­ra­ta effet­tua­ta, in accor­do con la Soprint­en­den­za di Verona, da parte del­la Soci­età Leg­no Doc srl di Firen­ze, dal­la quale è emer­so lo sta­to di degra­do non solo delle tes­tate delle capri­ate, ma anche di alcune par­ti del­la cate­na e dei pun­toni delle stesse, nonché il forte degra­do dell’orditura sec­on­daria e del tavola­to, con grave peri­co­lo per l’incolumità delle per­sone. Nel tem­po, lo stu­pen­do gio­co di travi, archi­travi e capri­ate, forse mano di un com­po­nente del­la famiglia dei Sanso­vi­no, famosi artisti del XVI sec­o­lo, ha subito degli inter­ven­ti con elim­i­nazione di ele­men­ti strut­turali. A fronte di questo, la relazione tec­ni­ca, pre­dis­pos­ta dal­lo stu­dio teori­co dell’ingegner Giuseppe Tosti di Peru­gia, evi­den­zia come la soluzione più nat­u­rale «sia il rein­te­gro degli ele­men­ti strut­turali man­can­ti, in leg­name di essen­za uguale a quel­la esistente, cor­reggen­do lo schema sta­ti­co dell’intelaiatura lignea esistente sul­la base del­la doc­u­men­tazione stor­i­ca rica­va­ta dal­la man­u­al­is­ti­ca tec­ni­co-costrut­ti­va del pas­sato». Inoltre pun­ta ad adottare quegli inter­ven­ti di rin­for­zo che da «un lato garan­tis­cono la con­ser­vazione del bene mon­u­men­tale, rispet­tan­do dall’altro i cri­teri di min­i­mo inter­ven­to, di com­pat­i­bil­ità, di leg­gi­bil­ità e di reversibil­ità delle opere nec­es­sarie al rin­for­zo strut­turale». La per­izia sup­ple­ti­va e di vari­ante, sec­on­do quan­to pre­cisato nel­la relazione pre­lim­inare elab­o­ra­ta dall’ingegner Edoar­do Otto­boni, prog­et­tista e diret­tore dei lavori per il recu­pero sta­ti­co e fun­zionale del­la Dogana vene­ta, ravvisa anche la neces­sità di inter­ven­ti di com­ple­ta­men­to delle opere strut­turali in cor­rispon­den­za delle arcate fronte lago, soggette a evi­den­ti fenomeni di ced­i­men­to. In fase di sca­vo sono sta­ti rin­venu­ti quat­tro can­cani lapi­dei su cui appog­gia­vano invece por­toni, posti a una quo­ta di cir­ca un metro e quar­an­ta cen­timetri infe­ri­ori al pavi­men­to. Un ritrova­men­to di notev­ole valen­za stor­i­ca in quan­to evi­den­ziano e «cer­ti­f­i­cano» quan­to negli anni sem­pre sup­pos­to: «in orig­ine i natan­ti che trasporta­vano mer­ci entra­vano diret­ta­mente nel­la Dogana Vene­ta». Ritrova­men­to che com­por­ta delle mod­i­fiche alle pre­viste metodolo­gie di inter­ven­to di con­sol­i­da­men­to del­la parte a lago dell’edificio, cre­an­do una sor­ta di val­lo, pos­to a una quo­ta infe­ri­ore al liv­el­lo dell’acqua del lago, che con­sente di man­tenere a vista tali «doc­u­men­ti» stori­ci. «Serie di nuovi inter­ven­ti non pre­visti», pre­cisa il sin­da­co Sebas­tiano «che mod­i­f­i­cano di con­seguen­za il quadro eco­nom­i­co di prog­et­to con la neces­sità di essere inte­gra­to finanziari­a­mente». L’Amministrazione si è per­tan­to atti­va­ta per ottenere pos­si­bili altri finanzi­a­men­ti sia per com­pletare i lavori del pri­mo inter­ven­to che per pot­er dare avvio, dal prossi­mo anno, anche alla sec­on­da fase con la pavi­men­tazione del grande con­teni­tore, gli impianti e l’arredamento. Per quan­to invece con­cerne i ser­ra­men­ti, i gran­di por­toni a doppia ordi­tu­ra (metal­li­ca e lignea) che inter­es­sano le arcate, essi sono sta­ti finanziati a mez­zo con­ven­zione con la Soci­età .

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