Mostre. Tre mostre a Garda, Cavaion e Caprino Personale del maestro di pittura e grafica veronese al Palazzetto L’esposizione si può visitare fino a domenica 27 aprile

Il lago ad acquerelli nel Tacuino di Arduini

12/04/2003 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
a.p.

Il palazzet­to delle espo­sizioni, nel cor­tile alle spalle del munici­pio, sul lun­go­la­go, riapre al pub­bli­co con una per­son­ale di un mae­stro del­la pit­tura e del­la grafi­ca veronese: da oggi al 27 aprile sono di sce­na le opere del Tacuino del Bena­co di Francesco Ardui­ni. L’inaugurazione è alle 17. Orig­i­nario di Nimis, in provin­cia di Udine, Ardui­ni ha inizia­to ad esporre appe­na diciot­tenne, nei prim­is­si­mi anni Cinquan­ta. Era l’inizio di una bril­lante car­ri­era artis­ti­ca. Nel 1953, ven­tenne, era già fra gli artisti ospi­ti del­la Bien­nale nazionale di Verona, che ha vis­to le sue opere sino al 1967. Nel 1961 è suc­ce­du­to ad Orazio Piga­to nel­la cat­te­dra di com­po­sizione dell’istituto d’arte Nani di Verona, dove ha inseg­na­to per vent’anni. Nel 1965 è sta­to invi­ta­to per la grafi­ca alla Bien­nale inter­nazionale di Venezia. Nel­lo stes­so anno le sue opere illus­tra­vano una preziosa edi­zione dan­tesca cura­ta da Marder­steig, il grande stam­pa­tore scaligero. Sen­za mai abban­donare la grafi­ca, ed anzi inno­van­done con­tin­u­a­mente le forme espres­sive — affi­nan­do ad esem­pio dal 1968 la tec­ni­ca del linoleum e cre­an­do così, come scrive il vol­ume sul­la Pit­tura in Italia edi­to da Elec­ta, «veri giochi com­bi­na­tori di sagome da nor­mo­grafo dalle tinte piat­te e smaglianti innes­tantisi l’una nell’altra» — Ardui­ni ha poi affronta­to con rin­no­va­to suc­ces­so la pit­tura ad olio e a tem­pera, l’acquerello e l’acrilico. Dagli anni Set­tan­ta e sino alla pri­ma metà agli anni Ottan­ta, l’artista veronese imboc­cò dunque nuovi itin­er­ari artis­ti­ci, «espunse ogni resid­uo fig­u­ra­ti­vo e prese ad inda­gare le com­po­nen­ti essen­ziali del dipin­gere: stesure magre d’acrilico dis­eg­na­vano volu­mi vir­tu­ali» (la citazione è sem­pre dal tomo del­la Elec­ta). L’inizio del nuo­vo decen­nio lo vide poi impeg­na­to con la pit­tura ad olio nel creare «una nuo­va spazial­ità squader­na­ta a tar­sie col­orate» (la definizione è di Verzelle­si). Un cam­mi­no sen­za sos­ta, che l’ha con­dot­to ad esplo­rare ampi itin­er­ari d’arte. Lun­go un per­cor­so che con­duce la sua opera, oggi, sul Gar­da. A corre­do del­la mostra, il Tacuino del Bena­co numero 33, ded­i­ca­to agli acquerel­li del , pro­pone la ripro­duzione delle opere in espo­sizione, accom­pa­g­na­ta da una nota intro­dut­ti­va di Giulio Nascim­beni e da una pre­sen­tazione affi­da­ta a Sil­vio Bertol­di. Nel cat­a­l­o­go è ripor­ta­to anche uno scrit­to del­lo stes­so artista.

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