La Ferrovia Mantova-Peschiera (F.M.P.) – 1934-1967 di Giancarlo Ganzerla | 23a Puntata

L’accordo con le FS per la relazione diretta Mantova-Peschiera-Brescia e viceversa

Parole chiave:
Di Redazione
Giancarlo Ganzerla

Negli anni 50–60 del’900, dopo il feb­brile e dif­fi­cile peri­o­do spe­so nel­lo sfor­zo del­la ricostruzione post bel­li­ca, ci fu il defin­i­ti­vo rilan­cio del­la Fer­rovia Man­to­va-Peschiera. Se pri­ma i treni a vapore, per loro stes­sa natu­ra, garan­ti­vano un cer­to tipo di trasporto di neces­sità, sia per i passeg­geri che per le mer­ci, ora le nuove auto­motri­ci, con le loro carat­ter­is­tiche di ripresa, veloc­ità e con­fort di viag­gio, invogli­a­vano agli sposta­men­ti anche a scopo pret­ta­mente tur­is­ti­co, come è già sta­to ricorda­to. Non solo, la Direzione del­la F.M.P. dimostrò grande atten­zione e sen­si­bil­ità anche alle esi­gen­ze dei numerosi pen­dolari che ave­vano inizia­to a servir­si del treno in numero cres­cente per motivi di lavoro e di stu­dio. Fu pro­prio in quest’ottica che venne accol­ta con favore, da parte del­la Direzione, addirit­tura la richi­es­ta di isti­tuire una nuo­va fer­ma­ta in cor­rispon­den­za del­la frazione La Rot­ta del comune di Marmiro­lo, tra le stazioni di S. Brizio e Rover­bel­la. Di ques­ta stazionci­na, cos­ti­tui­ta da un sem­plice angus­to fab­bri­ca­to, bat­tez­za­ta la stazione più pic­co­la del mon­do, come è sta­to scrit­to, rac­con­ta Alessan­dro Mura­tori ricor­dan­do che “gli stes­si viag­gia­tori inter­es­sati provvidero a costru­ir­si il mar­ci­apiede d’attesa e ad effet­tuare in bre­vis­si­mo tem­po i nec­es­sari movi­men­ti di ter­ra” — com­men­tan­do gius­ta­mente — “altri tem­pi!”. Già dal 17 feb­braio 1957 stu­den­ti e pen­dolari di La Rot­ta ebbero garan­ti­ta la fer­ma­ta di alcu­ni treni viag­gia­tori negli orari presta­bil­i­ti.

Il 1957 risul­terà un anno cru­ciale per la nos­tra ormai lan­ci­a­ta fer­rovia, sia in sen­so pos­i­ti­vo sia purtrop­po anche in sen­so neg­a­ti­vo.

Nel mar­zo di quell’anno, dopo bre­vi trat­ta­tive, venne fir­ma­to un accor­do molto impor­tante tra il Con­sorzio F.M.P. e le Fer­rovie del­lo Sta­to. Le Frec­ce dei due laghi, cioè le tre auto­motri­ci bianche e azzurre ricostru­ite dai resti delle sfor­tu­nate auto­motri­ci Ansal­do, furono abil­i­tate a per­cor­rere i bina­ri del­la stor­i­ca stra­da fer­ra­ta Fer­di­nan­dea, cioè la Venezia-, per pot­er col­le­gare Man­to­va diret­ta­mente con Bres­cia. A par­tire dal 31 mar­zo 1957 due cop­pie di treni gior­nalieri, in orari intel­li­gen­te­mente stu­diati con par­ti­co­lare atten­zione ai pen­dolari e agli stu­den­ti, effet­tua­vano il col­lega­men­to Man­to­va-Peschiera-Desen­zano-Lona­to-Bres­cia e vicev­er­sa. Si con­cretiz­za­va ulte­ri­or­mente, sem­pre in grande ritar­do, quell’aspirazione di Man­to­va ad essere col­le­ga­ta a Desen­zano e a Bres­cia. Era dal­la sop­pres­sione nel 1935 del­la tran­via a vapore Ostiglia-Man­to­va-Cas­tiglione (da qui la dira­mazione per Desenzano)-Brescia, che Man­to­va ave­va per­du­to la pos­si­bil­ità del col­lega­men­to. Fat­ti i con­ti, non solo i Man­to­vani pote­vano ora giun­gere a Bres­cia pri­ma delle 8.00 del mat­ti­no, ma aspet­tan­do la coin­ci­den­za, rius­ci­vano a rag­giun­gere Milano in minor tem­po che uti­liz­zan­do la malservi­ta fer­rovia Man­to­va-Cre­mona-Codog­no-Milano, anco­ra non elet­tri­fi­ca­ta. Il 24 feb­braio 1957, un mese pri­ma dell’accordo del­la F.M.P. con le F.S., final­mente, era sta­ta inau­gu­ra­ta, alla pre­sen­za del pres­i­dente Gio­van­ni Gronchi l’elettrificazione com­ple­ta del­la Milano-Venezia. La pri­ma vera impor­tante fer­rovia ital­iana, por­ta­ta a ter­mine cen­to anni pri­ma, nel 1857, a spese dell’impero Asbur­gi­co, qua­si per una sor­ta di ven­dica­ti­va neme­si stor­i­ca, veni­va elet­tri­fi­ca­ta per ulti­ma.

Dal bal­cone delle case fer­rovieri di Desen­zano, dove ero venu­to tredi­cenne ad abitare pro­prio in quell’anno dal­la nati­va Ostiglia, com­in­ci­ai a ved­er tran­sitare, poco dopo le sette di ogni mat­ti­na, la “Man­to­vana” bian­co-azzur­ra, l’unica con col­ori così diver­si dal cas­tano-isabel­la o tut­to cas­tano delle vet­ture F.S. del dopoguer­ra. Perfi­no il suono del­la trom­ba, che il mac­chin­ista a volte azion­a­va pri­ma di entrare in devi­a­ta sul ter­zo bina­rio di Desen­zano, sem­bra­va avere una tonal­ità alle­gra, diver­sa dal fis­chio a volte rau­co dei loco­mo­tori. Diven­terà negli anni seguen­ti il treno prefer­i­to dagli stu­den­ti di Desen­zano per Bres­cia, anche per il ritorno di chi ave­va scuo­la solo al mat­ti­no, per essere ripor­ta­to a casa poco dopo le 13.00.

L’accordo del­la F.M.P. con le FS per col­le­gare Man­to­va a Bres­cia ave­va valid­ità fino al 1967, con pos­si­bil­ità di ulte­ri­ore pro­ro­ga. La cosa diven­terà impos­si­bile per l’assur­da e immo­ti­va­ta chiusura del­la lin­ea Man­to­va-Peschiera, soprag­giun­ta in quell’anno.

Quan­do tut­to sem­bra­va andar bene sia per il Con­sorzio sia per le popo­lazioni riv­ierasche del Min­cio, che final­mente ave­vano una fer­rovia all’altezza dei tem­pi, suc­cesse un grave inci­dente. Uno di quegli inci­den­ti dovu­ti ad un errore umano che a volte han­no seg­na­to le fer­rovie pri­vate, anche recen­te­mente, come il 12 luglio 2016 sul­la lin­ea a bina­rio uni­co Bari-Bar­let­ta.

Era la domeni­ca 7 luglio 1957.

A causa del man­ca­to rispet­to di un incro­cio, due treni si scon­trarono frontal­mente in piena lin­ea tra le stazioni di Poz­zo­lo e Valeg­gio cau­san­do un mor­to e quat­tordi­ci fer­i­ti. Il trenò116’ for­ma­to dal loco­mo­tore a car­rel­li LD 12, dal­la rimorchi­a­ta a car­rel­li ABz 1 e dalle due vet­ture a due assi, viag­giante nel­la direzione Man­to­va-Peschiera, giun­to in per­fet­to orario alle 13,23 nel­la stazione di Poz­zo­lo, avrebbe dovu­to atten­dervi l’automotrice in arri­vo da Bres­cia, for­mante il trenò117’, per il rego­lare incro­cio. Insp­ie­ga­bil­mente il capotreno del’116’, respon­s­abile del movi­men­to, diede l’ordine di parten­za sen­za che nes­suno si avvedesse dell’errore. Con­tem­po­ranea­mente il trenò117’, cos­ti­tu­ito dall’ALn 72 403, da Valeg­gio riparti­va per Poz­zo­lo. Lo scon­tro avvenne in cur­va (pro­prio come quel­lo di Andria ricorda­to sopra — N.d.R.) e ques­ta cir­costan­za, se impedì ai con­dut­tori di scorg­er­si rec­i­p­ro­ca­mente in tem­po pri­ma del coz­zo, fece sì che questo accadesse durante un ral­len­ta­men­to. Soltan­to all’ultimo momen­to infat­ti i mac­chin­isti, avvis­ta­tisi, poterono azionare la fre­natu­ra rap­i­da, anche se ciò non valse ad evitare la trage­dia che ne seguì. L’automotrice si impen­nò e col car­rel­lo ante­ri­ore andò a schi­ac­cia­re la cab­i­na di gui­da del loco­mo­tore, cau­san­do la morte del mac­chin­ista. A sua vol­ta la rimorchi­a­ta a car­rel­li schi­antò la parte pos­te­ri­ore del Diesel. I soc­cor­si furono imme­diati e i 14 fer­i­ti trasportati negli ospedali di Man­to­va e Valeg­gio.” Così scrive­va Alessan­dro Mura­tori.

La lin­ea rimase inter­rot­ta per qualche gior­na­ta e furono sospe­si i col­lega­men­ti diret­ti con Bres­cia.

Il servizio Man­to­va-Peschiera riprese tre giorni dopo, il 10 luglio, men­tre quel­lo con Bres­cia venne nuo­va­mente atti­va­to il 13 del­lo stes­so mese. La car­roz­za a car­rel­li fu ripara­ta nell’officina del­la F.M.P. a S. Anto­nio Man­to­vano, men­tre l’automotrice ALn 72 403 fu invi­a­ta alle Officine Mec­ca­niche del­la Stan­ga di Pado­va, da cui era usci­ta nuo­va fiammante solo pochi mesi pri­ma. Sorte diver­sa, miglio­ra­ti­va, subì il loco­mo­tore LD 12. Per mer­i­to dell’ingegnoso Capo depos­i­to Mario Pic­car­di questo venne ricostru­ito con una car­rozze­ria sim­i­le, sep­pur ridot­ta nelle dimen­sioni, al loco­mo­tore FS E 424, man­te­nen­do comunque i due car­rel­li con le due semi-cab­ine sim­met­riche sno­date e unite da un soffi­et­to a fis­ar­mon­i­ca. Per qualche tem­po, fino al gen­naio del 1958, venne riacce­sa, per l’effettuazione di alcu­ni con­vogli mer­ci, l’ultima loco­mo­ti­va a vapore, delle quat­tro iniziali, da tem­po accan­to­na­ta: la FMP 004.

Si levarono però voci critiche sul­la sicurez­za del­la lin­ea. Voci inter­es­sate più a far credere all’opinione pub­bli­ca che la lin­ea, così com’era, non pote­va avere futuro. Si pote­va quin­di pen­sare di chi­ud­er­la e sos­ti­tuir­la con un servizio di cor­riere. Tem­po 10 anni e i poteri for­ti l’avranno vin­ta.

Con­tin­ua

 

 

 

Nel­la pri­ma immag­ine la foto aerea del dram­mati­co inci­dente: il pic­co­lo loco­mo­tore LD 12 è rimas­to schi­ac­cia­to tra l’automotrice e la car­roz­za a car­rel­li che traina­va. Nel­la sec­on­da immag­ine il diret­to Man­to­va-Bres­cia com­pos­to dal­la ALn 64 402, las­cia la stazione di Peschiera FMP (vis­i­bile dietro), e si por­ta sul bina­rio del­la VE-MI per rag­giun­gere Bres­cia (da collezione Alessan­dro Mura­tori).

Parole chiave: