Dietro le quinte del film «L’ultimo ultras» sul tifo.
violentoAntonelli: «Film duro ma aiuta a riflettere»

L’attrice podistasedotta dal lago

25/04/2009 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

«Il mes­sag­gio che lancer­e­mo nei cin­e­ma di tut­ta Italia è molto duro e anche del­i­ca­to, ma il lavoro fat­to a Tor­ri e sul Gar­da sta proce­den­do nel migliore dei modi gra­zie sia alla pro­fes­sion­al­ità del­la troupe che alla stra­or­di­nar­ia ospi­tal­ità di chi ci ha accolto in un luo­go di pre­gio eccezionale».A par­lare è Francesca Antonel­li, pro­tag­o­nista fem­minile di «L’ultimo ultras», la pel­li­co­la che si sta giran­do tra Tor­ri, Bar­dolino e lo sta­dio di Cal­masi­no. Dai pri­mi di mag­gio le riprese si sposter­an­no invece a , allo sta­dio di San Siro. La Antonel­li pur aven­do solo 36 anni è una attrice già molto nota a liv­el­lo ital­iano e con un cur­ricu­lum di rilie­vo. Al suo atti­vo ha 25 tra film per il cin­e­ma e «fic­tion» tv.L’esordio nel 1988, a soli 15 anni, quan­do recitò in «Mignon è par­ti­ta», di Francesca Archibu­gi. Poi ne «La casa del sor­riso», di Mar­co Fer­reri vincitrice dell’Orso d’Oro a Berli­no. Al cin­e­ma, par­ti in molte pel­li­cole di pres­ti­gio, tra cui la più recente «Scusa se ti chi­amo amore» di Fed­eri­co Moc­cia. In tv è sta­ta una dei pro­tag­o­nisti de «I ragazzi del muret­to» ma anche di «Provaci anco­ra prof. 3».«Ciò che mi ha col­pi­to del Gar­da, che non conosce­vo», com­men­ta, «è la tran­quil­lità dei luoghi. Per una come me, abit­u­a­ta alla con­fu­sione di Roma e a tre bam­bi­ni in moto per­petuo», scherza, «è come piom­bare in un silen­zio assor­dante, che ti ric­on­cil­ia col mondo».Francesca, nelle rare pause dalle riprese, in questi cir­ca 10 giorni di per­ma­nen­za sul Gar­da ha smes­so i pan­ni del­la pro­tag­o­nista ed ha infi­la­to tuta e scarpe da gin­nas­ti­ca per andare a cor­rere sul lun­go­la­go di Torri.Tiene anche un diario per­son­ale, nel quale anno­ta le cose salien­ti di ogni giorno: e in questi giorni si ripetono tra le sue righe, con insoli­ta fre­quen­za, le parole «cal­ma», «relax», «bel­lis­si­mo lago».Sul film dice: «La vio­len­za negli sta­di è un argo­men­to tosto, duro da affrontare. Cre­do che questo film farà capire come di fronte ai prob­le­mi sociali non si pos­sa far fin­ta di niente. Bisogna conoscere la realtà per capire cosa pas­si davvero nel­la tes­ta dei gio­vani e degli ultrà. Il film sarà inter­es­sante: molto duro ma anche vero. E non mancherà l’amore che, con la sua forza, può con­strastare e alla fine scon­fig­gere la violenza».«Meno male», con­clude Francesca Antonel­li, «che lavo­riamo in un pos­to rilas­sante come il Gar­da, anche questo è un grosso aiu­to».

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