Alla «Campagnola» di Salò l'altra sera una delegazione guidata dall'assessore provinciale al Turismo Ermes Buffoli ha festeggiato il successo

Lo spiedo bresciano trionfa «in trasferta» nella contesa toscana

29/12/2002 in Enogastronomia
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Di Luca Delpozzo
Salò

Alla «Cam­pag­no­la» di Salò l’al­tra sera una del­egazione gui­da­ta dal­l’asses­sore provin­ciale al Tur­is­mo ha fes­teggia­to il suc­ces­so del­la squadra bres­ciana su quel­la toscana nel­la dis­fi­da degli spie­di. Tut­to è com­in­ci­a­to al «Salone del gus­to» di Tori­no, quan­do «i nos­tri» sono sta­ti provo­cati da un grup­pet­to di sen­e­si sul­la bon­tà del­lo spiedo. «Abbi­amo inseg­na­to a tut­ti come far da man­gia­re — assi­cu­ra­vano -. Ver­so la metà del­l’Ot­to­cen­to i cuochi di Altopas­cio, Fucec­chio, Greve in Chi­anti e Chiesina Uzzanese ven­nero in Lom­bar­dia, e si inserirono nel set­tore dei cibi cot­ti, des­ti­nati a operai e pic­coli arti­giani, impeg­nati 12 ore al giorno in fab­bri­ca o in bot­te­ga. «Chi ebbe for­tu­na aprì, suc­ces­si­va­mente, locali più impeg­na­tivi, pro­po­nen­do piat­ti gus­tosi. I rossi (Chi­anti, Brunel­lo, Morelli­no di Scansano, ecc.), ottenu­ti dai vit­ig­ni San­giovese e Treb­biano, han­no fat­to il resto, dan­do ulte­ri­ore sapore e sostan­za. Cre­dete forse che pos­si­amo temere un con­fron­to con spiedo del­la Val­ca­mon­i­ca o del­la Valsab­bia?». I bres­ciani han­no accetta­to la sfi­da e, nei giorni scor­si, Ange­lo Dal Bon, respon­s­abile del­la con­dot­ta garde­sana Slow Food di Arcigo­la, scor­ta­to da un grup­po di aiu­tan­ti di Vobarno (Anto­nio, Raul, ecc.), ha car­i­ca­to su un’au­to­mo­bile un «tam­buro» e, sul­l’al­tra, pezzi di pol­lo, maiale (codi­no, lom­bo e filet­to, niente cos­tine), bur­ro di mal­ga di Bagoli­no, patate e, ovvi­a­mente, uccelli­ni. Sen­za dimen­ti­care il del­la Valte­n­e­si. Poi via, con des­ti­nazione Moltepul­ciano. In local­ità Le Capezzine ci sono le can­tine Avi­gnone­si, il cui Vin San­to nel ’90 ha rag­giun­to i 100/100 nel­la gui­da Usa «Wine spec­ta­tor», con­sid­er­a­ta una bib­bia a liv­el­lo mon­di­ale. Dal Bon e i suoi han­no com­in­ci­a­to ad accen­dere le brace alle ore 15, andan­do avan­ti più di cinque ore. I toscani, gui­dati da Nan­ni Ric­ci, sicuri del fat­to loro, si sono pre­sen­tati alle 18.30. E sul­l’at­trez­zo real­iz­za­to da un ingeg­nere locale, su uno dei prog­et­ti di Leonar­do da Vin­ci, han­no mes­so fegatel­li (da un lato) e filet­ti di cin­ta senese (dal­l’al­tro), dan­do gran­di fiam­mate. Due giri, stop, e una vam­pa­ta. Alle 20.30 tut­ti a tavola. La giuria, com­pos­ta da un asses­sore regionale, dal sin­da­co di Mon­tepul­ciano e da esper­ti, non ha avu­to dub­bi nel­l’e­sprimere il verdet­to: lo spiedo bres­ciano è net­ta­mente il migliore. Così alla squadra di Dal Bon, uno che ha prepara­to (a Roma) il pran­zo al re del Maroc­co e (a Gar­done Riv­iera) al can­cel­liere tedesco Schroed­er, è anda­ta in rega­lo l’ul­ti­ma bot­tiglia di Vin San­to ’90. Che Anto­nio, Raul e c. si sono bevu­ti lun­go il viag­gio di ritorno. L’al­tra sera il vuo­to troneg­gia­va sul­la madia, men­tre Buf­foli applau­di­va l’im­pre­sa, con­fer­en­do ad Ange­lo l’onori­f­i­cen­za di «ambas­ci­a­tore del­lo spiedo bresciano».

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