Il sindaco Chincarini spiega le potenzialità, ma ci sono anche timori per evitare speculazioni. L’utilizzo dei grandi edifici segnerà la crescita futura della cittadina

«Lo sviluppo nella portualità e nel patrimonio architettonico»

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Di Luca Delpozzo

A pochi mesi alla fine del suo sec­on­do manda­to, il sin­da­co iden­ti­fi­ca nel­lo svilup­po del­la por­tu­al­ità e nel­la des­ti­nazione e uti­liz­zo del pat­ri­mo­nio stori­co e architet­ton­i­co le due gran­di “scommesse” sulle quali si giocherà il futuro del­la cit­tad­i­na aril­i­cense. «D’al­tra parte è ques­ta la stra­or­di­nar­ia poten­zial­ità del paese: il suo pat­ri­mo­nio architet­ton­i­co e l’essere sit­u­a­ta sulle rive del più grande lago ital­iano; dopo aver imp­ie­ga­to gran parte di questi anni di ammin­is­trazione nel recu­per­are per quan­to pos­si­bile questi beni, oggi diven­ta di fon­da­men­tale impor­tan­za sta­bilire quale sarà la loro des­ti­nazione», com­men­ta Chin­car­i­ni. «Questo», aggiunge il pri­mo cit­tadi­no, «vale per la Caser­ma Cac­cia­tori, ripristi­na­ta gra­zie all’u­ni­co finanzi­a­men­to europeo Kon­ver asseg­na­to in Vene­to, ma anche, ad esem­pio, per l’ex carcere mil­itare e, sem­pre in pieno cen­tro stori­co, per il Padiglione che si affac­cia sul Canale di Mezzo».

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