Una campagna rivolta soprattutto a chi guida motoscafi e spesso ignora le regole di sicurezza: anche a un assessore è capitato di rischiare la vita. Domani giornata dedicata alla prevenzione durante le immersioni: regole simili a quelle valide sulla str

«Non uccidere, sotto la boa c’è il sub»

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Non c’è solo la sicurez­za in stra­da nelle atten­zioni del Comune di Peschiera: nel­la mat­ti­na­ta di domani infat­ti, la cit­tad­i­na aril­i­cense ospiterà «Un lago di boe», even­to che ha come obi­et­ti­vo quel­lo di «far conoscere ai diportisti nau­ti­ci gli oper­a­tori di lago e mare e la boa seg­na­sub». Un centi­naio i sub­ac­quei che han­no ader­i­to all’inizia­ti­va pro­mossa e orga­niz­za­ta da Comune, Fed­er­azione ital­iana pesca sporti­va e attiv­ità sub­ac­quea, Asso­ci­azione nazionale istrut­tori sub­ac­quei e Dan Europe.Secondo il pro­gram­ma di «Un lago di boe» i sub scen­der­an­no alle 10 nelle acque del por­to con le rispet­tive boe di seg­nalazione; per­cor­reran­no il trat­to del Canale di mez­zo, in pieno cen­tro stori­co, quin­di il pas­sag­gio sot­to il ponte dei Voltoni sino ad appro­dare all’iso­la del Mandracchio.«La pre­sen­za di tante boe e sub attir­erà l’at­ten­zione di molti dipartisti e non,così com­in­cer­e­mo a spie­gare a qual­cuno in più cos’è la boa seg­na­sub. Per­ché sono in tan­ti a non riconoscer­la e a non capirne il sig­ni­fi­ca­to», spie­ga Rena­to Sig­norel­li, con­sigliere del­e­ga­to allo aport del Comune ma anche esper­to subacqueo.«La boa è un obbli­go per noi sub­ac­quei: quan­do ci immer­giamo la dob­bi­amo posizionare pro­prio per far sapere che li sot­to quel­l’ogget­to gal­leg­giante c’è un essere umano. La boa è facil­mente riconosci­bile: è roton­da, ripor­ta la scrit­ta “sub” e in cima ha una bandiera con una striscia diag­o­nale bian­ca in cam­po rosso che sta a sig­nifi­care pro­prio uomo in acqua». «Il prob­le­ma che si pone oggi», spie­ga Sig­norel­li, «è che le imbar­cazioni con poten­za infe­ri­ore ai 40 cav­al­li pos­sono essere gui­date anche sen­za patente nau­ti­ca. Un po’ quel­lo che suc­cede su stra­da, con i motori­ni. Questo sig­nifi­ca, che chi­unque può usare uno scafo di disc­re­ta poten­za sen­za conoscere i rego­la­men­ti nau­ti­ci né il sig­ni­fi­ca­to del­la boa. Queste barche pos­sono pas­sare anche molto vicine ai sub­ac­quei e dan­neg­gia­r­li nel­la fase dell’emersione».Signorelli cita episo­di tragi­ci, alcu­ni dei quali accadu­ti anche nelle acque lacus­tri. Una sto­ria che lo stes­so con­sigliere conosce molto bene per aver cor­so diret­ta­mente il ris­chio di essere col­pi­to dal­l’el­i­ca di un natante che lo ha sfio­ra­to men­tre sta­va risal­en­do in super­fi­cie. Anche in quel­l’oc­ca­sione Sig­norel­li ave­va rego­lar­mente posizion­a­to la sua boa seg­na­sub. «Ecco per­ché domeni­ca riem­pire­mo le acque del nos­tro lago di boe: chissà», con­clude, «che ciò non per­me­t­ta a molti dipartisti di famil­iar­iz­zare con uno stru­men­to indis­pens­abile a tute­lare la vita dei sub».