Domani assemblea dei disabili contro il progressivo declino del centro ortopedico. Bassi: «Silenzio sulla vendita all’Inps e cala il personale»

Ospedale, nuova protesta

22/10/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Dis­abili motori in assem­blea per decidere la strate­gia d’attacco per riac­cen­dere i riflet­tori sull’ospedale di Mal­ce­sine. Gli iscrit­ti all’Aidm si ritro­ver­an­no domani alle 15.30 in Val di Sog­no, nel padiglione B, per fare il pun­to sulle sor­ti del loro ospedale, l’unico pub­bli­co dell’alto lago. La battaglia dell’associazione va avan­ti dal novem­bre 2002 quan­do la decise di dis­met­tere pro­gres­si­va­mente fino alla chiusura il cen­tro spe­cial­is­ti­co orto­pe­di­co, entro il 30 giug­no 2004. Suc­ces­si­va­mente la dis­mis­sione ave­va subito un ral­len­ta­men­to. L’Aidm ave­va fat­to man­i­fes­tazioni clam­orose, quali la rac­col­ta di oltre 80mila firme con­tro la chiusura, con­seg­nate a Venezia con una staffet­ta in car­rozzel­la par­ti­ta da Mal­ce­sine: il pres­i­dente Gian­car­lo Galan non ave­va nep­pure rice­vu­to i dis­abili. Le inizia­tive pro ospedale ave­vano trova­to il favore di infer­mieri e medici. Inoltre, gra­zie all’interessamento dell’onorevole Lui­gi Olivieri, l’Aidm era rius­ci­ta a portare all’ospedale di Mal­ce­sine l’allora sot­toseg­re­tario alla san­ità, pro­fes­sor Anto­nio Gui­di. Il medico e onorev­ole, sot­toseg­re­tario di Forza Italia, ave­va assi­cu­ra­to il pro­prio inter­es­sa­men­to in Regione, aus­pi­can­do anzi un poten­zi­a­men­to del­la strut­tura come cen­tro di rifer­i­men­to europeo per la cura delle malat­tie del sec­on­do motoneu­rone e per gli esi­ti del­la poliomielite. Più di recente, era appar­so provvi­den­ziale l’intervento del sot­toseg­re­tario alle riforme isti­tuzion­ali, Aldo Branch­er, anch’egli di Forza Italia, che ave­va con­vin­to l’Inail ad acquistare l’ospedale, a ristrut­turar­lo e a dar­lo poi in affit­to all’Ulss e in ges­tione a un sogget­to pri­va­to o mis­to, anco­ra da definire. La fir­ma dell’acquisto da parte dell’Inail, sec­on­do quan­to era sta­to garan­ti­to a Cavaion all’inzio del 2004 in un’apposita con­feren­za stam­pa, sarebbe dovu­ta avvenire entro Pasqua. In realtà l’ospedale vive costan­ti sman­tel­la­men­ti: un pro­gres­si­vo impov­er­i­men­to di medici, tec­ni­ci e infer­mieri. Alcu­ni cam­i­ci bianchi si sono licen­ziati, diver­si gli infer­mieri trasfer­i­ti, tan­to che oggi sono in servizio soltan­to quat­tro orto­pe­di­ci tra sala oper­a­to­ria, repar­to e ambu­la­tori, con inevitabile dimin­uzione dell’attività non solo chirur­gi­ca. Nell’ambito del­la rior­ga­niz­zazione per la ges­tione delle spese, inoltre, pure il lab­o­ra­to­rio di anal­isi è sta­to prati­ca­mente sop­pi­anta­to dal momen­to che gli esa­mi ven­gono tut­ti ese­gui­ti a Bus­solen­go. E «l’aria di smo­bil­i­tazione gen­erale», come fan­no notare da più par­ti a Mal­ce­sine, «non fa che demo­ti­vare e annichilire il poco per­son­ale rimas­to». Che nonos­tante tut­to con­tin­ua a garan­tire gli stan­dard qual­i­ta­tivi che han­no fat­to apprez­zare Mal­ce­sine in tut­ta Italia, tan­to che l’ospedale viag­gia­va, tra i pochi in Vene­to, con un atti­vo di quat­tro mil­iar­di delle vec­chie lire. Di qui la doman­da a cui forse soltan­to l’assessore regionale alla San­ità Fabio Gava saprebbe rispon­dere: «Per­ché osti­nar­si a vendere a ogni cos­to l’ospedale all’Inail, quan­do invece sarebbe bas­ta­to las­cia­r­lo com’era per far­lo fun­zionare, e con il bilan­cio in atti­vo?». «Allo sta­to attuale», sot­to­lin­ea Rober­to Bassi, pres­i­dente dell’Aidm, «ci tro­vi­amo davan­ti a un nul­la di fat­to sia per la ristrut­turazione com­ple­ta dell’ospedale, che per la ven­di­ta all’Inail. Nul­la nem­meno sul fronte del­la ges­tione dell’ospedale da parte di pri­vati, nonos­tante ci siano state disponi­bil­ità in questo sen­so. Nonos­tante la sen­ten­za del Tri­bunale regionale ammin­is­tra­ti­vo, che ha annul­la­to la delib­era del­la Regione e di quelle suc­ces­sive dell’ Ulss 22, nul­la è sta­to fat­to. Non è nem­meno sta­ta atti­va­ta la neu­rofi­si­olo­gia». «A questo pun­to», con­clude Bassi, «dob­bi­amo ripren­dere con mag­giore vig­ore la protes­ta in dife­sa dell’ospedale».

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