Patto Rosé: siglato l’accordo con il Consorzio Vini Cirò

12/11/2018 in Attualità
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Di Redazione

Il Con­sorzio cal­abro entra nel Pat­to d’In­ten­ti per la tutela e la pro­mozione uni­taria dei vini rosa ital­iani assieme al di Bar­dolino, Valtè­ne­si, Cera­suo­lo d’Abruz­zo, Cas­tel del Monte e Sal­ice Salenti­no. Il Con­sorzio Vini Cirò e Melis­sa entra uffi­cial­mente a far parte del Pat­to del . L’ac­cor­do, siglato durante il Mer­a­no Wine Fes­ti­val dal Pres­i­dente del Con­sorzio Raf­faele Libran­di, san­cisce la visione comune sul futuro del rosa.

Con il Pat­to del Rosé i Con­sorzi di tutela del Chiaret­to di Bar­dolino, del Valtè­ne­si, del Cera­suo­lo d’Abruz­zo, del Cas­tel del Monte, del Sal­ice Salenti­no, e ora anche del Cirò, sot­to­lin­eano la volon­tà di perseguire un obi­et­ti­vo pre­ciso: val­oriz­zare il vino rosa autoctono e portare nel mon­do uno stile ital­iano del rosé, fat­to di un’in­ter­azione uni­ca e irripetibile tra il sapere umano e la pecu­liare vocazione di vit­ig­ni tradizion­ali, suoli e cli­mi. I ter­ri­tori sono quel­li che da sem­pre esp­ri­mono una par­ti­co­lare vocazione nel­la pro­duzione di vini rosé e che cos­ti­tu­is­cono oggi i capisal­di dei rosati a men­zione geografi­ca ottenu­ti da uve autoc­tone.

Siamo feli­ci che anche il Con­sorzio Vini Cirò e Melis­sa sia entra­to a far parte del Pat­to del Rosé — spie­ga Fran­co Cristo­fore­t­ti, Pres­i­dente del Con­sorzio del Chiaret­to di Bar­dolino e capofi­la del prog­et­to — a con­fer­ma del fat­to che la stra­da che sti­amo per­cor­ren­do è quel­la gius­ta. Quel­lo del­la DOC cal­abra è un ter­ri­to­rio che ha molto in comune con quel­lo delle altre cinque realtà che han­no ader­i­to all’ac­cor­do, un ter­ri­to­rio ric­co di sto­ria e di tradizione, pro­dut­tore di uno dei vini rosati più antichi e apprez­za­ti”.

Entrare nel Pat­to del Rosé con gli altri cinque Con­sorzi — con­tin­ua Raf­faele Libran­di — sig­nifi­ca val­oriz­zare ulte­ri­or­mente il Cirò e il suo pat­ri­mo­nio stori­co-cul­tur­ale di grande val­ore. Basti pen­sare che viene con­sid­er­a­to uno dei più antichi vini al mon­do, già prodot­to quan­do Cirò era una colo­nia gre­ca ed era conosci­u­ta come Cre­mis­sa”.

Il Cirò rosato, ottenu­to da uve gagliop­po, viene prodot­to in una zona DOC com­pre­sa tra i Comu­ni di Cirò, Cirò Mari­na, Cru­coli e Melis­sa, in provin­cia di Cro­tone. Le sue orig­i­ni risal­go­no alla Gre­cia anti­ca: il vino di oggi è un dis­cen­dente diret­to del Krim­isa, che veni­va offer­to ai vinci­tori dei Giochi Olimpi­ci. A tes­ti­mo­ni­an­za del fat­to che da sem­pre il ter­ri­to­rio è lega­to al mon­do del vino, a Cirò si erge­va un impor­tante tem­pio gre­co ded­i­ca­to a Bac­co, divinità del vino.

L’aus­pi­cio dei sei Con­sorzi di tutela è quel­lo di giun­gere presto alla cos­ti­tuzione di un Cen­tro del Vino Rosa Autoctono Ital­iano che pos­sa essere sede di con­fron­to, pro­mozione e ricer­ca.

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