Il professor Chiarini risponde alle critiche sulle «targhe» degli edifici storici

Repubblica di Salò: «Nessuna esaltazione»

03/02/2008 in Attualità
A Salò
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Di Luca Delpozzo
F.MAR.

Sul Gar­da il pres­i­dente del Cen­tro stu­di e doc­u­men­tazione sul peri­o­do stori­co del­la Repub­bli­ca sociale ital­iana, pro­fes­sor Rober­to Chiari­ni, repli­ca allo stu­dioso Gae­tano Pao­lo Agni­ni che ave­va intrav­is­to inten­ti cel­e­bra­tivi nel­la deci­sione del Cen­tro di instal­lare targhe infor­ma­tive sug­li edi­fi­ci che, dal ’43 al ’45, ospi­tarono le sedi del­la Rsi.«Sono con­sapev­ole che seg­nalare a Salò i luoghi che furono sede dei min­is­teri del­la Repub­bli­ca sociale espone al ris­chio di mon­u­men­tal­iz­zare l’evento» — esor­disce Chiari­ni -. Ma si trat­ta sem­plice­mente di targhe indi­can­ti la col­lo­cazione sul ter­ri­tori di diver­si organ­is­mi e isti­tuzioni del­la Rsi. Doven­do indi­care dove si trova­vano, ad esem­pio, le sedi dell’Ispettorato del­la Raz­za, del Min­is­tero del­la cul­tura popo­lare o dell’Ospedale mil­itare degli uffi­ciali tedeschi, abbi­amo scel­to la via più asettica».«Poi — osser­va lo stori­co — io ho una cer­ta fidu­cia nelle capac­ità di giudizio dei cit­ta­di­ni che com­pren­dono bene come con ques­ta inizia­ti­va non si inten­da esaltare quel peri­o­do stori­co. Non a caso, nel­lo stes­so giorno di aper­tu­ra di questo itin­er­ario fra i luoghi del­la Rsi, abbi­amo inau­gu­ra­to al Fon­da­co Coen, sem­pre a Salò, una mostra sull’Olocausto (vis­itabile fino alla fine di feb­braio), da noi allesti­ta con la col­lab­o­razione di Michele Sar­fat­ti del Cen­tro di doc­u­men­tazione ebraica contemporanea».«Recentemente — pre­an­nun­cia infine Chiari­ni — ho ter­mi­na­to di scri­vere una sto­ria del­la Repub­bli­ca di Salò, che ver­rà presto pub­bli­ca­ta. In essa cito l’esempio del reg­ista Clint East­wood, che nel suo film “Iwo Jima” cer­ca di capire le ragioni dei giap­pone­si scon­fit­ti dagli amer­i­cani. Ora, io cre­do che la Rsi non sia sta­ta solo un’accolita di san­guinari (lo furono senz’altro i mem­bri del­la ban­da Koch). I volon­tari al servizio di Mus­soli­ni furono una cor­posa mino­ran­za, per lo più com­pos­ta da fascisti che con­fonde­vano la dife­sa del regime con la dife­sa del­la patria. La mag­gio­ran­za dei sol­dati repub­bli­chi­ni furono invece gio­vani cresciu­ti nel fas­cis­mo, edu­cati dal regime, che si trovarono a dover scegliere fra la morte per dis­erzione e l’arruolamento. Oggi il nos­tro dovere è quel­lo di com­pren­dere le ragioni per le quali ciò poté avvenire. E cre­do che l’antifascismo che nel dopoguer­ra ha ghet­tiz­za­to i ragazzi di Salò non abbia fat­to un bel servizio alla democrazia, per­ché molti di quei gio­vani non furono altro che vit­time del­la storia».

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