Il parroco chiede aiuto alla cittadinanza anche per S.Pietro in Mavino. Una impresa rumena specializzata è al lavoro per salvare l’antica chiesetta all’ingresso del castello

Restauri speciali per S. Anna.

14/12/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Nicola Alberti

«Salvi­amo le nos­tre chiese»: è questo lo slo­gan lan­ci­a­to in questi giorni da don Eveli­no, il par­ro­co del cen­tro stori­co di Sirmione, e dal con­siglio pas­torale. Tra le chiese del­la peniso­la, quel­la per cui è nec­es­sario inter­venire imme­di­ata­mente è S. Anna, che si tro­va a lato dell’ingresso del castel­lo scaligero e con­fi­na a sud con il por­tic­ci­o­lo, a nord con piaz­za Castel­lo e ad ovest con la cosid­det­ta «caset­ta delle suore». E’ la por­ta sacra del­la peniso­la, inscindibil­mente uni­ta al castel­lo, al lago, ma anche all’af­fet­to dei sirmione­si. E’ la chiesa più vis­i­ta­ta e ama­ta da res­i­den­ti e tur­isti. Durante l’es­tate, quan­do le graziose viuzze del­la peniso­la sono affol­late, i sirmione­si che vivono all’in­ter­no del cen­tro stori­co si fer­mano davan­ti alla chieset­ta, entra­no, si fan­no il seg­no del­la Croce, qual­cuno dice una preghiera e poi si ribut­tano nelle vor­ti­cose attiv­ità del­l’es­tate. La visi­ta è tan­to fugace e veloce quan­to rac­col­ta è la chieset­ta, ma è ormai una tradizione e sono in molti a non rin­un­cia­rvi. Res­i­den­ti ed eser­centi, tito­lari e dipen­den­ti, gio­vani e anziani, per­sone in divisa e gente con i pan­taloni cor­ti. In inver­no non c’è dipen­dente o tito­lare di attiv­ità che pri­ma di goder­si il mer­i­ta­to riposo inver­nale non pas­si a salutare la Madon­ni­na. Anche per i tur­isti quel­la chieset­ta è una meta fis­sa. Oggi la strut­tura di S. Anna pre­sen­ta delle crepe davvero impres­sio­n­an­ti, che la muti­lano fer­en­done il sof­fit­to dec­o­ra­to e le pareti, ma non risparmi­ano nem­meno il pavi­men­to, che inesora­bil­mente spro­fon­da. Le crepe sono estese alla «caset­ta delle suore» con­tigua e al gia­r­dinet­to inter­no. Ferite che rischi­a­vano di diventare mor­tali, minan­do alla base la strut­tura del­l’ed­i­fi­cio e facen­do temere ai più che la chieset­ta finisse let­teral­mente in acqua. Infat­ti i prob­le­mi devono essere ricon­dot­ti cer­ta­mente all’usura dei suoi set­te­cen­to anni di vita, ma anche alla vic­i­nan­za del­l’ac­qua che lam­bisce la chieset­ta. Don Eveli­no, come un medico al capez­za­le di un mala­to, ha deciso che l’in­ter­ven­to, per quan­to com­pli­ca­to e oneroso, non pote­va essere più rin­vi­a­to. E allo­ra, ecco che il par­ro­co sirmionese ha dovu­to inter­venire d’ur­gen­za infor­man­do le autorità com­pe­ten­ti, tra cui la Soprint­en­den­za, e chia­man­do per­son­ale spe­cial­iz­za­to che è inter­venu­to per tam­ponare il ced­i­men­to, in atte­sa dei lavori defin­i­tivi. Il pon­teg­gio è sta­to allesti­to in acqua e sono dovu­ti inter­venire dei restau­ra­tori molto par­ti­co­lari. Infat­ti, si è reso nec­es­sario alle­stire una base sol­i­da diret­ta­mente nel­l’ac­qua, un lavoro com­p­lesso che ha richiesto mura­tori davvero spe­ciali, in gra­do di uti­liz­zare con­tem­po­ranea­mente caz­zuo­la e mute da sub. A guidar­li è Bubu­li­ga Fanel, un ex cap­i­tano di Mari­na rumeno, cin­tu­ra nera di ju jit­su, ex cam­pi­one bal­cani­co di lot­ta gre­co-romana, oggi impren­di­tore nel nos­tro Paese, con una vita alle spalle deg­na di un libro di avven­ture. I lavori han­no già dato i pri­mi risul­tati, ma ora è nec­es­sario trovare i fon­di anche per­ché i restau­ri dovran­no pros­eguire per almeno un anno. Mart­edì 16 dicem­bre, alle ore 17.30, nel­la chiesa par­roc­chiale ci sarà una con­vo­cazione stra­or­di­nar­ia durante la quale ver­ran­no pre­sen­tati gli inter­ven­ti e i pre­ven­tivi sia per chiesa di S. Anna che per S. Pietro in Mavi­no. Inter­ver­ran­no l’ar­chitet­to Cesare Feif­fer di Venezia, l’archeologo Giampi­etro Bro­gi­o­lo, ma sono invi­tati ammin­is­tra­tori, provin­ciali, region­ali, la Soprint­en­den­za, ris­tora­tori e alber­ga­tori, i com­mer­cianti, le banche, gli oper­a­tori tur­is­ti­ci, le ed è «gra­di­ta e atte­sa la pre­sen­za del­la cit­tad­i­nan­za sirmionese e di quan­ti han­no a cuore questo pat­ri­mo­nio ines­tima­bile che con­tribuisce a far grande la nos­tra penisola».

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