La medaglia coniata per D’Annunzio

Ritrovata la medaglia in ricordo di Buccari

13/07/2000 in Storia
Di Luca Delpozzo
Simone Bottura

Come da una miniera inesauri­bile, dal deda­lo di stanze, archivi e mag­a­zz­i­ni del Vit­to­ri­ale emerge di tan­to in tan­to una gem­ma preziosa. L’ultimo stra­or­di­nario ritrova­men­to, una medaglia coni­a­ta dal­la Isot­ta Fras­chi­ni, un pez­zo uni­co al mon­do, è frut­to del cer­tosi­no lavoro di ricer­ca avvi­a­to dal dott. Anto­nio Spa­da, ideatore del ded­i­ca­to al «D’annunzio solda­to» inau­gu­ra­to il 1° giug­no nel­lo Schi­fa­mon­do, nonchè mem­bro di fres­ca nom­i­na (vota­ta all’unanimità dal Con­siglio d’amministrazione del Vit­to­ri­ale) del Comi­ta­to sci­en­tifi­co del­la Fon­dazione dan­nun­ziana. Il dott. Spa­da, che è «con­ser­va­tore a tem­po inde­ter­mi­na­to del Museo del­la guer­ra e di tut­to quel­lo che nel Vit­to­ri­ale ha atti­nen­za con essa», da mesi ormai ded­i­ca parte del suo tem­po a per­lus­trare l’ingombra fas­tosità delle stanze del­la Prio­r­ia e i labir­in­ti «arche­o­logi­ci» del­la cit­tadel­la mon­u­men­tale gar­donese. Esplo­ra mag­a­zz­i­ni e can­tine, accede a porte seg­rete, anal­iz­za le stanze che un tem­po appartenevano alla servitù. «Al Vit­to­ri­ale — dice il dott. Spa­da — sono sta­ti fat­ti un’infinità di sposta­men­ti. Si pos­sono trovare cimeli ovunque, anche nei luoghi più impen­sati». I reper­i­men­ti, durante la fase di alles­ti­men­to del Museo sono sta­ti moltepli­ci: bandiere in gran numero, diplo­mi, pergamene dip­inte a mano, due stu­pende aquile bronzee in bas­so­rilie­vo real­iz­zate da Rena­to Brozzi, l’«animaliere» del Vit­to­ri­ale, e anco­ra divise, ves­sil­li e cimeli di ogni tipo che final­mente sono, com’era del resto nel­la volon­tà del Vate, pat­ri­mo­nio di tut­ti, esposti nel nuo­vo Museo per­ma­nente. In uno sgabuzzi­no, il dott. Spa­da ha persi­no trova­to l’unica scul­tura al mon­do real­iz­za­ta dal futur­ista Marinet­ti, opera dona­ta con ded­i­ca al poeta. Ora l’ennesima impor­tante scop­er­ta. Nei giorni scor­si, infat­ti, il lavoro di ricer­ca nelle inesauri­bili miniere cul­tur­ali del Vit­to­ri­ale ha frut­ta­to un altro felice ritrova­men­to, avvenu­to in questo caso nel­la «Stan­za del Leb­broso». In questo locale di pro­fon­do mist­i­cis­mo è con­ser­va­to un pic­co­lo altari­no di ebano nero, con 6 medaglioni incas­to­nati e lo spazio vuo­to las­ci­a­to da due medaglie man­can­ti. Due medaglie che il dott. Spa­da ha rin­venu­to in una ciotoli­na di coc­cio nascos­ta dietro alcu­ni lib­ri. Ma ciò che con­ta è che una di queste, d’oro mas­s­ic­cio, è un pez­zo pre­giatis­si­mo del­la medaglis­ti­ca ital­iana. Venne coni­a­ta per con­to del­la dit­ta Isot­ta Fras­chi­ni che la dis­tribuì, insieme ad un attes­ta­to, ai trenta mari­nai che con i loro Mas (i moto­scafi anti-som­mergi­bile cui l’Isotta Fras­chi­ni ave­va for­ni­to i motori) real­iz­zarono l’impresa di Buc­cari, la famosa «bef­fa». Ne furono coni­ate una trenti­na in argen­to dora­to e una in oro, appun­to quel­la per il Coman­dante rin­venu­ta al Vit­to­ri­ale. «Non solo è un pez­zo uni­co — spie­ga il dott. Spa­da — ma è addirit­tura miti­co poichè nes­suno l’ha mai vista». Il dirit­to del­la medaglia (di 4,4 cen­timetri di diametro) ripor­ta il dis­eg­no ese­gui­to da Adol­fo De Car­o­lis su ordi­nazione del poeta, come risul­ta dal­la let­tera scrit­ta all’artista nel mar­zo del 1918: «Il mot­to è Memen­to Aud­ere Sem­per. Come è com­pos­to sulle iniziali che dis­tin­guono il cor­po M.a.s. bisogna che nel­lo scri­vere le tre parole, tu dis­tin­gua in qualche modo, le iniziali. Si potrebbe met­tere nel dis­eg­no un pug­no che soll­e­va una coro­na di quer­cia fuori del flut­to…». Sul retro del­la medaglia, sot­to il mot­to «Intre­p­i­da fides», lo stem­ma del­la Isot­ta Fras­chi­ni adorno di fronde d’alloro, la scrit­ta «Ai trenta di Buccari/10–11 feb­braio 1918» e la ded­i­ca per­son­ale a D’Annunzio. La medaglia, ovvi­a­mente, è già in espo­sizione al pub­bli­co al Museo del­la Guerra.