Le ricerche archeologiche di Comune, museo Rambotti e Università

Scavi al Lavagnonealla ricerca di cibo

24/05/2008 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Sara Mauroner

Lavagnone, il sito arche­o­logi­co più impor­tante del ter­ri­to­rio desen­zanese, svela nuovi indizi sug­li ante­nati del bas­so Gar­da. Il Comune e il museo arche­o­logi­co Ram­bot­ti han­no vara­to un nuo­vo prog­et­to che coin­vol­gerà l’area del Lavagnone. «Agri­coltura e palafitte nell’età del bron­zo nel bas­so Gar­da. Dal­lo stu­dio archeob­otan­i­co dell’abitato alla muse­al­iz­zazione» questo il tito­lo del­la nuo­va cam­pagna che cercherà di delin­eare un quadro sug­li effet­ti delle colti­vazioni e del­la pre­sen­za dell’uomo sull’ambiente. Sarà così pos­si­bile sco­prire che cosa colti­va­vano e che cosa man­gia­vano gli ante­nati del bas­so Gar­da migli­a­ia di anni fa.I LAVORI, real­iz­za­ti in col­lab­o­razione con l’ degli Stu­di di Bres­cia, par­ti­ran­no il 23 giug­no e ter­min­er­an­no ai pri­mi di agos­to. Il prog­et­to è sta­to redat­to dal­la con­ser­va­trice del museo Clau­dia Man­gani e dal coor­di­na­tore sci­en­tifi­co del prog­et­to Cesare Ravazzi del Cnr di Dalmine, per un inves­ti­men­to com­p­lessi­vo di cir­ca 29 mila euro.Il Lavagnone è da sem­pre una miniera di infor­mazioni sul pas­sato; gra­zie allo stu­dio dei polli­ni fos­sili si è sta­bil­i­to che la fase di inse­di­a­men­to del pri­mo vil­lag­gio provocò una pro­fon­da trasfor­mazione del pae­sag­gio per la creazione di nuovi pas­coli, fino a causare la dis­truzione del­la metà del bosco. Con questo prog­et­to sarà pos­si­bile reperire ulte­ri­ori infor­mazioni, riv­ol­gen­dosi anche allo stu­dio delle abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri degli ante­nati gardesani.La pri­ma cam­pagna di scavi al Lavagnone iniz­iò alla fine degli anni Set­tan­ta. Da allo­ra sono sta­ti por­tati alla luce reper­ti di grande sug­ges­tione: mate­ri­ali di uso domes­ti­co, un gio­go in leg­no, l’impianto di una palafit­ta e un ara­tro, uni­co esem­plare esistente al mon­do di tale attrez­zo risalente all’età del Bronzo.L’ impor­tan­za di ques­ta area lacus­tre deri­va dal fat­to che, una vol­ta boni­fi­ca­ta, venne occu­pa­ta per mille anni e che quin­di, nel limo del­la palude, sono con­ser­vati reper­ti di eccezionale valore.IL MUSEO CIVICO arche­o­logi­co di Desen­zano, ded­i­ca­to a , rac­coglie i man­u­fat­ti preis­tori­ci rin­venu­ti fino ad ora al Lavagnone e doc­u­men­ta in questo modo lo svilup­po e il popo­la­men­to dell’area garde­sana dal Pale­oliti­co all’età del Bron­zo, con appro­fondi­men­ti sui sin­goli temi. «Con ques­ta nuo­va inizia­ti­va – spie­ga l’assessore alla Cul­tura Emanuele Gius­tac­chi­ni — gli spazi espos­i­tivi del museo ver­ran­no ulte­ri­or­mente ampliati, in modo tale da val­oriz­zare al meglio i reper­to rin­venu­ti. Il nos­tro obi­et­ti­vo è inoltre quel­lo di recu­per­are la preziosa collezione di Gio­van­ni Ram­bot­ti, ora cus­todi­ta al museo Pig­ori­ni di Roma. In questo modo il museo diven­terà una pun­ta di dia­mante per la nos­tra città».