Oggi per iniziativa del museo civico. Il reperto ritrovato l’estate scorsa risale all’Età del bronzo

Scoperte, convegno sull’ascia votiva

20/05/2006 in Attualità
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

L’ascia con­fic­ca­ta nel­la roc­cia trova­ta l’anno scor­so sul colle San Mar­co si è riv­e­la­ta un reper­to di val­ore, un ogget­to raris­si­mo che sarà al cen­tro di un con­veg­no ined­i­to in cui il Monte Bal­do, trait d’union tra civiltà che in pas­sato non si divide­vano in provin­cia veronese e trenti­na, diven­ta pro­tag­o­nista. Il con­veg­no si svolge oggi, dalle 9,30 alle 12,15, nel­la sala civi­ca di via Per­ti­ni, e si inti­to­la: «Il Bal­do nell’antichità»: organizzal’istituzione bib­liote­ca museo, in col­lab­o­razione con la Soprint­en­den­za ai beni arche­o­logi­ci del Vene­to — nucleo oper­a­ti­vo di Verona, che ha coin­volto i col­leghi di Bolzano e Tren­to. «Il museo civi­co di Capri­no si pro­pone come cen­tro di ricerche nel ter­ri­to­rio baldense e luo­go di incon­tri tra stu­diosi del set­tore», spie­ga il pres­i­dente dell’Istituzione, Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la. «Dovrebbe essere il pri­mo appun­ta­men­to di un’iniziativa che vor­rem­mo poi ripetere a sca­den­za bien­nale o tri­en­nale», con­tin­ua il vicepres­i­dente Fran­co Zeni. «La filosofia che gui­da il con­veg­no è di ricor­dare che il Monte Bal­do, metà trenti­no e per metà veronese, è una mon­tagna uni­ca, nell’antichità un ponte che uni­va la pia­nu­ra, il lago di Gar­da e le zone mon­tane», spie­ga il dot­tor Luciano Salzani, diret­tore del nucleo oper­a­ti­vo di Verona che, alle 10, inter­ver­rà al con­veg­no sul tema «La preis­to­ria del Bal­do». «È un’area arche­o­log­i­ca poco conosci­u­ta, dove sono sta­ti fat­ti ritrova­men­ti anche l’anno scor­so e a cui deside­ri­amo dare mas­si­ma riso­nan­za. Noi ci con­cen­tr­ere­mo su un ritrova­men­to impor­tante, l’ascia rin­venu­ta in local­ità San Mar­co l’estate scor­sa, dona­ta al museo civi­co di Capri­no, che è appe­na sta­ta ogget­to di anal­isi archeomet­al­lur­giche che ci han­no con­sen­ti­to di datarla».Tra gli inter­ven­ti di oggi, Ivana Angeli­ni dell’ di , che ha ese­gui­to le anal­isi. «Come spiegherà la dot­tores­sa Angeli­ni, il tipo di met­al­li fa risalire l’oggetto alle fasi iniziali dell’antica età del bron­zo, ver­so la fine del sec­on­do mil­len­nio avan­ti Cristo. Sim­ili asce non sono mai state trovate qui», sot­to­lin­ea Salzani, «era­no usate come stru­men­ti di guer­ra o da lavoro. Ques­ta invece è un’ offer­ta voti­va che qual­cuno las­ciò inten­zional­mente infi­la­ta in una fes­sura del­la roc­cia come dono alla divinità».Altri det­tagli al con­veg­no. Mar­ti­na Benati e Gio­van­ni Ridolfi, con­ser­va­tori del museo civi­co, daran­no gli ulti­mi rag­guagli sul­lo sca­vo fat­to a Cas­tel di Pesina, che tra qualche mese potrebbe ricom­in­cia­re. Il pro­fes­sor Umber­to Tec­chiati, diret­tore arche­ol­o­go del­la Soprint­en­den­za di Bolzano, affron­terà il tema «Le man­i­fes­tazioni di cul­to nel­la preis­to­ria e nel­la pro­to­sto­ria del cor­so alpino dell’Adige». Car­lo Fran­co pre­sen­terà la sua tesi di lau­rea: «Fontana de la Teja», scavi fat­ti negli anni Set­tan­ta in vet­ta al Monte Bal­do dal pro­fes­sor Bernardi­no Bagoli­ni (venu­to poi a man­care) e dal ricer­ca­tore capri­nese Domeni­co Nisi, ora res­i­dente a Rovere­to, che furono i pri­mi a indi­vid­uare un accam­pa­men­to di cac­cia­tori sta­gion­ali del mesoliti­co. Fran­co Nico­l­is, Elis­a­bet­ta Mottes e Nico­la Degasperi, del­la Soprint­en­den­za di Tren­to, illus­tr­eran­no i rin­ven­i­men­ti molto recen­ti fat­ti ad Ala, in provin­cia di Tren­to, denom­i­nati le corone.

Parole chiave: -