Tutelare il paesaggio del lago: un gruppo di donne denuncia la cementificazione

«Stop al mattone selvaggio»

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«Bisogna sal­va­guardare quel che rimane del nos­tro ter­ri­to­rio, com­pro­mes­so dal­la spec­u­lazione edilizia». Il gri­do d’al­larme è lan­ci­a­to dal «Coor­di­na­men­to donne», un grup­po di ambi­en­tal­iste com­pos­to da iscritte a Wwf (il Fon­do mon­di­ale del­la natu­ra), Lega Ambi­ente e a vari grup­pi politi­ci, che ha la pro­pria sede a Raf­fa di Pueg­na­go. «Bas­ta fare una passeg­gia­ta per ren­der­si con­to del­lo sta­to di degra­do — affer­mano Maria Bazoli di Pueg­na­go, Cristi­na Milani di Toscolano Mader­no e Tineke Bon­nen di Desen­zano, le por­tav­o­ci, nel cor­so di una con­feren­za stam­pa a Salò -. Se un cit­tadi­no vuole costru­ir­si la casa, non tro­va più lot­ti disponi­bili, già razz­iati dai costrut­tori e dalle immo­bil­iari che, essendo dei… veg­gen­ti, san­no che quel ter­reno agri­co­lo diven­terà edi­fi­ca­bile, e quin­di lo acquis­tano a un prez­zo supe­ri­ore alla cifra che potrebbe per­me­t­ter­si di offrire il sin­go­lo. «Così sor­gono res­i­dence osceni, con piscine e servizi che rap­p­re­sen­tano lo spec­chi­et­to per le allodole, ma con appar­ta­men­ti­ni trop­po spes­so di scarsa qual­ità. Inseguen­do questo busi­ness, ven­gono trascu­rate le reali esi­gen­ze del ter­ri­to­rio. D’es­tate, in molte local­ità, l’ac­qua deve essere razion­a­ta, poichè le reti idriche non sono in gra­do di far fronte alle neces­sità. E negli orti e nei gia­r­di­ni non è pos­si­bile innaf­fi­are. Stes­so dis­cor­so per le fog­na­ture. Cosa suc­ced­erà quan­do sorg­er­an­no tutte le case pre­viste dai Piani rego­la­tori! Qualche vol­ta i vil­lag­gi tur­is­ti­ci diven­tano ricetta­co­lo di per­sone che han­no guai con la gius­tizia». «Con la riduzione del ter­ri­to­rio agri­co­lo in pia­nu­ra, uti­liz­za­to per nuovi res­i­dence — pros­eguono le donne -, assis­ti­amo a un fenom­e­no ter­ri­f­i­cante: per ingrandire uliveti e vigneti, i con­ta­di­ni sono costret­ti a dis­boscare le colline. Tut­to ciò deter­mi­na un dan­no alla salute, per­chè le piante ser­vono a ossi­genare l’at­mos­fera. Una fit­ta veg­e­tazione garan­tisce l’u­mid­ità indis­pens­abile per il benessere e attutisce l’im­pat­to di un nubifra­gio, pre­ve­nen­do le frane. «Ulte­ri­ore prob­le­ma è dato dal sis­tema di fos­si, tor­ren­ti e rigag­no­li, sot­to­va­l­u­ta­to sia dal pun­to ambi­en­tale che idro­ge­o­logi­co. La sezione del­l’alveo las­cia il pos­to a pavi­men­tazioni, parcheg­gi e quan­t’al­tro, sen­za ten­er con­to del­la por­ta­ta mas­si­ma. Così bas­ta un tem­po­rale per far saltare i tombi­ni, e alla­gare le can­tine o i garage di con­do­mi­ni appe­na costru­iti. Con grossi dan­ni, pagati dai sin­goli o dal­la col­let­tiv­ità, mai dagli spec­u­la­tori». C’è anche l’aspet­to dei cen­tri com­mer­ciali e dei capan­noni arti­gianali. «Sono sor­ti in maniera mas­s­ic­cia un po’ ovunque. Con­tribuis­cono a con­ges­tionare il traf­fi­co, già insosteni­bile. Assur­do che si real­izzi­no numerose rotonde, annul­lan­do il van­tag­gio con la creazione di nuovi acces­si sul­la stra­da. Ques­ta con­cen­trazione di zone indus­tri­ali stride con la sbandier­a­ta vocazione tur­is­ti­ca». Il Coor­di­na­men­to donne crit­i­ca pure la real­iz­zazione a tam­buro bat­tente di por­ti e appro­di. «Le spi­agge del­la Valte­n­e­si sono tra le più belle del Gar­da. Ma sono minac­ciate da una serie di prog­et­ti approvati dal­la con­feren­za dei servizi (costruzione di nuovi moli, ampli­a­men­to di quel­li esisten­ti), con grave dan­no alla bal­neazione e alla pesca. Il lago appar­tiene a tut­ti. Non sen­ti­amo l’e­si­gen­za di un aumen­to del numero dei moto­scafi d’al­to bor­do, con con­seguente trib­u­to di vit­time inno­cen­ti (il caso di Sirmione) e un ecces­si­vo inquina­men­to delle acque». Aper­ta una sede a Raf­fa di Pueg­na­go, in via XX Set­tem­bre 16, numero di tele­fono e di fax 0365–555062 (ind­i­riz­zo di pos­ta elet­tron­i­ca: sosgardabs@libero.it), le donne sosten­gono che occorre puntare a un tur­is­mo di qual­ità, val­oriz­zan­do l’aspet­to botan­i­co, bio­logi­co, artis­ti­co, ecc. «E’ pos­si­bile creare posti di lavoro — sot­to­lin­eano — e fare impre­sa in un modo dif­fer­ente, indi­vid­uan­do per­cor­si cul­tur­ali, ges­ten­do sen­tieri, rip­u­len­do i fos­si, effet­tuan­do boni­fiche, alles­ten­do tor­rette di avvis­ta­men­to, risco­pren­do gli stag­ni, la roverel­la, il rospo e il gufo. «Ci vuole una cura diver­sa del ter­ri­to­rio, dicen­do bas­ta all’es­pan­sione edilizia, che rende qual­cosa in ter­mi­ni di oneri di urban­iz­zazione ma provo­ca dan­ni enor­mi. Sen­za dimen­ti­care che bisognerebbe ripristinare il con­trol­lo sul­la legit­tim­ità degli atti ammin­is­tra­tivi. Ci rife­ri­amo, in par­ti­co­lare, ai piani rego­la­tori, alle vari­anti adot­tate ai sen­si del­la legge 23 del ’97, alle autor­iz­zazioni edilizie, ecc. La man­ca­ta vig­i­lan­za con­tribuisce ad accrescere le offese all’am­bi­ente e al pae­sag­gio. E l’azione repres­si­va nei con­fron­ti di tali reati è sem­pre meno adegua­ta e tem­pes­ti­va». Il Coor­di­na­men­to si è pre­sen­ta­to e oggi è già in pri­ma lin­ea a Maner­ba, al Por­to Tor­chio, con una rac­col­ta di firme per bloc­care i lavori di ampli­a­men­to del molo, pro­prio nel cuore del gol­fo del­la Roman­ti­ca. In cam­po anche Legam­bi­ente e il grup­po «Salvi­amo il Por­to Tor­chio».