Il piano per riportare a galla il relitto prevede tre tappe: reportage con foto; pubblicazione di un libro per raccogliere fondi; recupero vero e proprio.
Domani si immergono per fotografare la barca che dal ’32 giace a cento metri di profondità davant

Sub al lavoro per recuperare Diana

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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Diana per due giorni non più dea del­la Cac­cia ma sire­na del Gar­da, attor­ni­a­ta da tele­camere, flash e fotografi. Nat­u­ral­mente sti­amo par­lan­do del­la «Diana» ormai famo­sis­si­ma imbar­cazione in fer­ro e acciaio affon­da­ta nel 1932 nelle acque dinanzi a Castel­let­to di Brenzone.Domani e domeni­ca, se il tem­po sarà clemente, sub­ac­quei, fotografi e cine­op­er­a­tori lavor­eran­no insieme attorno a quel­lo che è tutt’altro che un relit­to, piaz­za­to a oltre 100 metri di profondità.Nei mesi scor­si il sin­da­co di Bren­zone, assieme all’assessore alla cul­tura Dina Verone­si, ave­va con­corda­to un piano di recu­pero in tre fasi con i sub­ac­quei che l’avevano scop­er­ta, e che oggi sono i pro­mo­tori del ten­ta­ti­vo di recu­pero del natante.La «fase fotografi­ca» serve per capire in quali con­dizioni sia il relit­to, a oltre 76 anni dal suo affon­da­men­to, ed è la pri­ma delle tre pre­viste oltre alla real­iz­zazione di un libro con rac­col­ta di fon­di e, infine, al recu­pero vero e proprio.In base a cosa ver­rà vis­to si ipo­tizzer­an­no anche le soluzioni tec­niche e si avrà una sti­ma dei costi per portare via dal fon­do del Gar­da la «Diana».Di recente anche il sin­da­co di Verona , orig­i­nario di Bren­zone, si è inter­es­sato alla imbar­cazione. E infat­ti, nel­la gior­na­ta di domani, farà un sopral­lu­o­go assieme a Simonel­li e al sub­ac­queo Gian­ni Calafà. Non è da esclud­ere un inter­es­sa­men­to o una col­lab­o­razione, da parte del Comune di Verona, a ques­ta che si pre­sen­ta come una vera e pro­pria sfi­da, oltre che una impresa.Calafà è il sub­ac­queo di Castel­let­to che, con Loren­zo Parisi, nel col­lab­o­rare con Ange­lo Mod­i­na, pro­pri­etario di Rov, un robot filogu­ida­to pilota­to dal figlio Daniel, fu tra i pri­mi a sco­prire la «Diana» durante una cam­pagna di ricerche bio­logiche. Era il 15 mag­gio del 2003. La bas­sa tem­per­atu­ra dell’acqua, cir­ca 7 gra­di centi­gra­di, e l’oscurità han­no pro­tet­to e con­ser­va­to lo scafo in tut­ti questi anni.Con le immag­i­ni real­iz­zate dal Rov Ange­lo Mod­i­na, del­lo Stu­dio Vrm di Mader­no, ha già real­iz­za­to un fil­ma­to con inter­viste al palom­baro che ave­va avvis­ta­to la «Diana» negli anni ’60 e al figlio di un mem­bro dell’equipaggio.Il Dvd, real­iz­za­to gra­zie al patrocinio del Comune di Bren­zone, è sta­to trasmes­so da diverse tele­vi­sioni: Rai Uno, Rai Tre e Rai Inter­na­tion­al, oltre che da canali tem­ati­ci di Sky e da Canale Italia, Tele­tut­to, Telenord Brescia.Della fac­cen­da si è inter­es­sato anche il min­is­tero per i beni e le attiv­ità cul­tur­ali del Vene­to, pri­ma con il dot­tor Lui­gi Foz­za­ti, e oggi coi col­leghi Umber­to Spi­go e Brunel­la Bruno, del­la Sovrin­ten­den­za di Verona. L’imbarcazione ver­rà presto dichiara­ta di inter­esse arche­o­logi­co nazionale in modo da avere l’opportunità di atti­rare fon­di indis­pens­abili per recu­per­ar­la e restaurarla.A Castel­let­to arriverà per la «Diana» il fotografo sub­ac­queo gen­ovese Loren­zo Del Veneziano, autore di servizi spe­ciali tra cui quel­lo sul­la Andrea Doria, la spedi­zione nel Mar Rosso sul­la «Yolan­da» e l’ultima, in Venezuela, sul transat­lanti­co ital­iano «Bian­ca Costa».«L’eccezionalità dell’immersione», han­no com­men­ta­to Mod­i­na e Calafà, «con­siste nel fat­to che, scen­dere a quel­la pro­fon­dità e con queste con­dizioni, è un lavoro da veri pro­fes­sion­isti. Serve mol­ta tec­ni­ca ed espe­rien­za: solo pochi sono in gra­do farlo».Dopo 76 anni insom­ma, per la pri­ma vol­ta un uomo scen­derà nel buio pro­fon­do e nel gelo del Gar­da, e potrà accarez­zare lo scafo del­la «Diana».

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