Una nuova campagna di scavi nella zona del Lavagnone. La ricerca sulla vita dei gardesani durante l’età del Bronzo

Sulle orme degli antenati

Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

Qual era l’organizzazione del vil­lag­gio palafit­ti­co­lo del Lavagnone nel 2048 a.C. attorno alla pri­ma stra­da in leg­no real­iz­za­ta per cam­minare sen­za spro­fon­dare nel suo­lo tor­boso? A questo ed altri inter­rog­a­tivi cercherà di rispon­dere la cam­pagna di scavi che a fine giug­no e per 5 set­ti­mane, inter­esserà l’insediamento palafit­ti­co­lo del Lavagnone. Par­liamo di uno dei numerosi baci­ni inframoreni­ci dell’anfiteatro garde­sano, sit­u­a­to nell’entroterra, a 3 chilometri da Desen­zano, vici­no all’abitato di Cen­te­naro. L’importanza del sito per l’archeologia sta nel fat­to che il sot­to­suo­lo con­ser­va un notevolis­si­mo depos­i­to arche­o­logi­co strat­i­fi­ca­to che copre tut­ta l’età del bron­zo, cioè dal 2200 a.C. fino al 1300. Per cir­ca un mil­len­nio quel­la che si può definire la pri­ma «cit­tà» del lago di Gar­da venne inin­ter­rot­ta­mente abi­ta­ta. Tan­to che è sta­ta addirit­tura ritrova­ta due anni fa una «tim­ber track­way», una stra­da in leg­no data­ta con il meto­do den­dro­crono­logi­co al 2048 a.C. con un mar­gine d’errore di 10 anni, una strut­tura di carat­tere eccezionale real­iz­za­ta più di 4.000 anni fa per con­sen­tire agli ante­nati dei garde­sani di cam­minare su un assi­to di leg­no nel vil­lag­gio e di allon­ta­nar­si sen­za spro­fon­dare nel suo­lo tor­boso e cede­v­ole del­lo stag­no. Fu pro­prio in segui­to all’estrazione del­la tor­ba nell’ultima parte dell’Ottocento che ven­nero alla luce i pri­mi reper­ti. Una pri­ma collezione di man­u­fat­ti fu cos­ti­tui­ta durante la pri­ma Guer­ra Mon­di­ale dall’avv. Mosconi di Lona­to. Numerosi stu­diosi han­no poi effet­tua­to cam­pagne e rac­colte di mate­ri­ale. Nel 1978 venne ritrova­to l’aratro del­la preis­to­ria, real­iz­za­to in leg­no di quer­cia e con­sid­er­a­to fra i più antichi al mon­do, data­to con il meto­do del­la den­dro­cronolo­gia attorno al 2048 a.C., sec­on­do solo a quel­lo rin­venu­to a Walle nel­la Bas­sa Sas­so­nia data­to, con il sis­tema del radio­car­bo­nio cal­i­bra­to, fra il 2700 e il 2250 a.C. Il Lavagnone ha resti­tu­ito una serie impres­sio­n­ante di ogget­ti e sup­pel­let­tili: vasi, boc­cali, piat­ti in ceram­i­ca e leg­no, punte di frec­cia, seghet­ti in selce, pesi per telai: insom­ma i resti di un popo­lo che per mille anni abitò quel­la zona. A con­ser­var­li ha provve­du­to la tor­ba. Molti sono esposti nel museo inti­to­la­to a , allesti­to nelle sale del chiostro di S. Maria De Senioribus, inau­gu­ra­to nel 1990. E pro­prio l’attività muse­ale pro­pone da anni anche la pros­e­cuzione degli scavi al Lavagnone. La cam­pagna 2002 — spie­ga l’assessore uscente alla cul­tura Emanuele Gius­tac­chi­ni — si svol­gerà gra­zie al finanzi­a­men­to del­la (75%) e del Comune di Desen­zano (25%); sarà con­dot­ta dal «prof. Raf­faele De Mari­nis dell’ degli stu­di di . Vi parteciper­an­no stu­den­ti, lau­re­an­di e lau­re­ati del­la cat­te­dra di preis­to­ria e pro­to­sto­ria dell’ e la con­sulente sci­en­tifi­ca del museo stes­so. L’equipe di sca­vo allog­gerà nei locali di Vil­la Manen­ti mes­si a dis­po­sizione dal­la provin­cia di Bres­cia». Lo sca­vo inter­esserà i set­tori più antichi dove pros­eguiran­no le indagi­ni sui liv­el­li rel­a­tivi al «bron­zo anti­co» (2100–1985 a.C.) con la mes­sa in luce di ulte­ri­ori pali des­ti­nati alle anal­isi den­dro­crono­logiche effet­tuate dal prof. Kuni­holm del­la Cor­nell Uni­ver­si­ty di New York. Nel set­tore adi­a­cente ver­rà ulte­ri­or­mente allarga­ta l’area di sca­vo per meglio conoscere l’organizzazione dell’area nell’età anti­ca del bron­zo, quan­do era in uso la passerel­la in leg­no emer­sa in prece­den­za. C’è anche la sper­an­za che si pos­sano rin­venire altre par­ti dell’aratro del­la preis­to­ria rimaste nel sot­to­suo­lo. Ver­rà inoltre effet­tua­ta una cam­pagna di caro­tag­gi ad opera del prof. Ravazzi del Cnr di Milano e del­la sua equipe per pros­eguire le anal­isi sui polli­ni per meglio conoscere la situ­azione ambi­en­tale del Lavagnone 4.000 anni fa. Lo svilup­po del­lo sca­vo potrà essere segui­to attra­ver­so un sito inter­net arric­chi­to anche con immag­i­ni dig­i­tali che ver­rà costan­te­mente aggior­na­to.