Ieri mattina esperti a convegno nell’anniversario del sisma del novembre 2004

Tre anni dal terremoto«Il rischio c’è ancora»

25/11/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Davide Cordua

«La macchi­na orga­niz­za­ti­va, che ha reag­i­to imme­di­ata­mente al sis­ma che ha scon­volto la Provin­cia di Bres­cia la notte del 24 novem­bre del 2004, è un mod­el­lo da con­ser­vare e da esportare». Ne è con­vin­to Sil­vio Lau­ro, respon­s­abile del­la direzione orga­niz­za­ti­va del­la Giun­ta regionale a .«Per il futuro le ammin­is­trazioni locali dovran­no puntare molto sull’attività di pre­ven­zione — ha sot­to­lin­eato Lau­ro all’assemblea di ieri alla sala dei Provved­i­tori del Palaz­zo munic­i­pale di Salò Lau­ro — per atti­vare inter­ven­ti sig­ni­fica­tivi in modo da evitare dram­mi umani come perdite di vite, o meno dram­mati­ci ma gravi come i dan­ni agli edifici».Proprio per questo moti­vo in occa­sione dell’anniversario dei tre anni dal sis­ma che scon­volse Salò e la Valsab­bia, l’amministrazione comu­nale ha real­iz­za­to un vade­me­cum dal tito­lo «Com­mem­o­rare per Impara­re». Si trat­ta di un opus­co­lo di 16 pagine che sarà dis­tribuito in tutte le case con l’obbiettivo di inseg­nare come com­por­tar­si in caso di situ­azioni di peri­co­lo. Un pic­co­lo man­uale che spie­ga quali pro­ce­dure avviare in caso di ter­re­mo­to, ris­chio idro­ge­o­logi­co o incendio.«A dis­tan­za di tre anni dal sis­ma che scon­volse la nos­tra comu­nità — spie­ga il sin­da­co Gian­piero Cipani — occorre ver­i­fi­care quali siano le esi­gen­ze e le neces­sità del ter­ri­to­rio in caso di calamità naturale»La pri­or­ità evi­den­zi­a­ta dai tec­ni­ci e dai pro­fes­sion­isti che han­no affronta­to in modi diver­si l’emergenza ter­re­mo­to sul Gar­da, è che per pre­venire even­ti calami­tosi di questo tipo occorre una sin­er­gia effi­cace fra piani­fi­cazione d’emergenza e quel­la urbanistica.Buona parte del ris­chio, insom­ma, dipende da come e dove si costru­si­cono gli edi­fi­ci. Un prog­et­to in lin­ea con le parole del diret­tore del Cen­tro di stu­dio e ricer­ca per la con­ser­vazione e il recu­pero dei beni architet­toni­ci e ambi­en­tali, pro­fes­sor Ezio Giuri­ani. «Il miglio­ra­men­to sis­mi­co di edi­fi­ci stori­ci, l’isolamento sis­mi­co e la pre­sen­za nei comu­ni di apparec­chia­ture anti­sis­miche sono indispensabili».Alle parole di Giuri­ani fan­no eco quelle del pro­fes­sor Petri­ni del Politec­ni­co di Milano. «Occorre inter­venire sug­li sta­bili costru­iti pri­ma che le norme sis­miche entrassero in vig­ore. Il prossi­mo pas­so è stanziare risorse per avviare una polit­i­ca pluri­en­nale di inter­ven­ti sistematici».In quest’ottica Petri­ni non si riferisce nec­es­sari­a­mente agli edi­fi­ci di cul­to, (l’ultima pia­ga del ter­re­mo­to di tre anni fa che vede 302 edi­fi­ci lesion­ati e 175 le pratiche istruite).«Per para­dos­so gli edi­fi­ci stori­ci come le chiese o i palazzi del sec­o­lo scor­so o del­la pri­ma metà del ‘900 sono molto più resisten­ti delle abitazioni costru­ite in cemen­to arma­to a cav­al­lo degli anni ’50 e ’60. Pro­prio su ques­ta cat­e­go­ria di edi­fi­ci è nec­es­sario inter­venire tempestivamente».[FIRMA]

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