Ha sede nella Palazzina storica ed è aperto due pomeriggi alla settimana: si studia e si parla con le educatrici. Lo hanno richiesto i ragazzi «Manca un luogo dove trovarci»

Un centro giovanile contro il disagio

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Peschiera pen­sa ai suoi gio­vani. Pen­sa a seguir­li e ad accom­pa­g­narli negli anni più crit­i­ci del­la cresci­ta. Pen­sa a creare pun­ti di rifer­i­men­to per il tem­po libero, luoghi da con­di­videre insieme dove è pos­si­bile trovare risposte anche per lo stu­dio o per risol­vere qual­si­asi altro prob­le­ma. È nato così, dall’esperienza di un Con­siglio comu­nale aper­to ai ragazzi, il pri­mo cen­tro gio­vanile del paese. Con sede nel­la Palazz­i­na stor­i­ca, è sta­to pen­sato e volu­to pro­prio per quei gio­vani «che non han­no altri luoghi per incon­trar­si e ritrovar­si diver­si dal dar­si appun­ta­men­to in stra­da, in piaz­za o den­tro qualche locale», spie­ga Ori­et­ta Gaiul­li, asses­sore alla pub­bli­ca istruzione. «L’idea e, soprat­tut­to, la sua real­iz­zazione nascono dal­la col­lab­o­razione con i del Comune e in par­ti­co­lare con l’educatrice Eri­ka Ces­tari che segue spec­i­fi­cata­mente i ragazzi nell’età ado­lescen­ziale, quel­li che fre­quen­tano le scuole medie; nel Con­siglio comu­nale ded­i­ca­to a loro, ave­va­mo chiesto di seg­nalar­ci i temi che più sen­ti­vano vici­ni, che più sta­vano loro a cuore e di man­i­festar­ci i bisog­ni più sen­ti­ti». «Tra questi ulti­mi», con­tin­ua l’assessore, «nel­la lista che ci è sta­ta recap­i­ta­ta ric­ca di numerosi spun­ti e di idee, vi era anche quel­la rel­a­ti­va ad uno spazio, alter­na­ti­vo ad esem­pio alla par­roc­chia, che diven­tasse un pun­to di aggregazione: in molti han­no espres­so il deside­rio di averne uno a dis­po­sizione, abbi­amo lavo­ra­to per crear­lo e ora siamo in gra­do di rispon­dere». «Così abbi­amo aper­to questo cen­tro gio­vanile», spie­ga l’assessore, «ogni giorno dalle 16 alle 19, indi­vid­uan­do nel­la Palazz­i­na Stor­i­ca la sede più oppor­tu­na: qui, per due pomerig­gi alla set­ti­mana i ragazzi pos­sono fare i com­pi­ti aiu­tati dalle oper­a­tri­ci men­tre il saba­to sono liberi di fre­quen­tar­lo facen­do ciò che preferiscono, inclu­so il non far nul­la». «L’idea base è, nat­u­ral­mente, quel­la del­la pre­ven­zione del dis­a­gio», aggiunge l’educatrice Eri­ka Ces­tari, «il che sig­nifi­ca cer­ta­mente pre­ven­zione non solo, ad esem­pio, dal­la dro­ga, ma anche di tut­ti gli altri rischi in cui è facile, forse anche ingen­u­a­mente, cadere. Il panora­ma è com­pli­ca­to, i peri­coli sono molti, arginarli e fornire i gio­vani degli stru­men­ti per fron­teggia­r­li con matu­rità è un per­cor­so tutt’altro che facile». «Non bisogna avere fret­ta», rac­co­man­da l’esperta, «quel­la da fare con gli ado­les­cen­ti di oggi è una costruzione lenta che può nascon­dere per molto tem­po gli even­tu­ali risul­tati. Un’unica cosa si può e si deve fare: è fon­da­men­tale esser­ci, dare loro un’opportunità in più, è impor­tante che sap­pi­ano che c’è un luo­go dove pos­sono incon­trar­si, raf­frontar­si, dis­cutere o mag­a­ri anche solo stare a guardare sen­za par­lare, sen­za esporsi in pri­ma per­sona, dove non sono chia­mati a dare subito chissà quali risposte ma nel con­tem­po pos­sono, anche se nel silen­zio, con­frontare la pro­pria espe­rien­za con quelle altrui». «Insom­ma», con­clude la Ces­tari, «un luo­go dove pos­sono impara­re che si può costru­ire e crescere insieme, con fat­i­ca, e che la vita non è ciò che si vede in tele­vi­sione. I risul­tati? La pre­sen­za di decine di gio­vani, ogni saba­to, è la miglior con­fer­ma alla valid­ità di ques­ta pro­pos­ta». Ma non è tut­to qui. Il prog­et­to può dare i risul­tati migliori quan­to più si riesce ad affon­dare le radi­ci del «costru­ire insieme» nelle fasce di età più pic­cole: con la Ces­tari c’è una col­le­ga, Francesca Maset­ti, che segue i più pic­coli, sino ai tre anni, in incon­tri, a Cav­al­caselle, che ovvi­a­mente coin­vol­go­no pri­ma di tut­to le mamme. «La rispos­ta al cen­tro gio­vanile è sta­ta sen­za dub­bio più che pos­i­ti­va», riprende l’assessore Gaiul­li, «il che ci fa pen­sare a come poten­ziar­lo ulte­ri­or­mente e, allo stes­so tem­po, a farne l’esperienza base da cui par­tire per altri prog­et­ti come il teatro, o una sala prove dove i gio­vani di Peschiera che amano far musi­ca pos­sano met­ter­si in gio­co lib­era­mente. Dov’è, in effet­ti, che pos­sono suonare sen­za dis­tur­bare i vici­ni?». «L’obiettivo è anche quel­lo di coin­vol­gere tutte le agen­zie educa­tive, dalle famiglie alle scuole fino alle par­roc­chie per rius­cire a dare ai nos­tri gio­vani un mes­sag­gio uni­co. Nat­u­ral­mente non ci fer­mi­amo qui: tra qualche set­ti­mana ripeter­e­mo l’esperienza del Con­siglio comu­nale aper­to ai gio­vani e il con­fron­to diret­to sarà il momen­to del­la ver­i­fi­ca e del nuo­vo dibat­ti­to su altri temi e sfide da rac­cogliere e affrontare tut­ti insieme».

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