L’elettrodotto e la funivia

Un incrocio che fa paura

15/11/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Camilla Ferro

L’incrocio in cielo fa pau­ra. Se è doppio, ter­ror­iz­za. Sopra la tes­ta di chi a bita in via San Michele i cavi dell’alta ten­sione inter­se­cano quel­li del­la funi­via del in ben due pun­ti. Seg­ni neri carichi di kilo­watt cor­rono sulle case e dis­eg­nano una temi­bile croce sulle roc­ce. Pare l’autostrada dell’elettricità, con tan­to di rumore: a chi non è abit­u­a­to, il ronzio di fon­do dis­tur­ba le orec­chie. La gente si lamen­ta e guar­da in alto con­tin­u­a­mente, per abi­tu­dine: teme per la pro­pria salute, pro­va a immag­inare l’incidente (il tral­ic­cio che cede, il cavo dell’Enel che si spez­za e cade sulle cab­ine piene di gente, il cor­to cir­cuito tra i due impianti) e si illude che, pri­ma o poi, si tro­vi rime­dio. Lo ha sper­a­to soprat­tut­to due anni fa, in occa­sione dei lavori di rifaci­men­to del­la funi­via: «era il momen­to gius­to», spie­gano i mal­cesine­si pre­oc­cu­pati, «per pen­sare a delle soluzioni». Impos­si­bile. Alter­na­tive all’incrocio non esistono. E poi i tec­ni­ci garan­tis­cono: «È tut­to a nor­ma, sia i viadot­ti che l’impianto di risali­ta sono sta­ti costru­iti nel rispet­to delle leg­gi sul­la sicurez­za. E non è una rar­ità», sot­to­lin­eano, «che linee ad alta ten­sione incro­ci­no impianti di risali­ta: ce ne sono tante di situ­azioni così in giro per l’Italia». Tra gli addet­ti ai lavori, ce n’è uno che si las­cia scap­pare una rif­les­sione sibil­li­na: «La legge è rispet­ta­ta, caso mai bisogna vedere se quel­la che c’è è suf­fi­ciente». L’ingegnere Dal Lago, diri­gente per la Provin­cia di Tren­to del set­tore impianti a fune e impeg­na­to con l’ di Pado­va in ricerche e stu­di che inter­es­sano pro­prio la funi­via del Bal­do, è chiaro: «Lì sono osser­vate tutte le regole, questo deve essere det­to, per­ché in pre­sen­za anche di una min­i­ma defi­cien­za l’infrastruttura non avrebbe ottenu­to le autor­iz­zazioni al fun­zion­a­men­to. Il prob­le­ma, a vol­er­lo affrontare, va anal­iz­za­to in ter­mi­ni diver­si, cioè doman­dan­dosi se la leg­is­lazione in mate­ria elet­tri­ca è effet­ti­va­mente in gra­do di sup­plire ad ogni emer­gen­za, anche la più inverosim­i­le». Car­lo (diri­gente dell’Agip in pen­sione), non se ne con­vince: «Sono un tec­ni­co, ho costru­ito impianti per la mia azien­da in tut­to il mon­do, a San Michele sarà anche tut­to a pos­to ma non si può cer­to dire che sia nor­male avere sul­la tes­ta una sim­i­le spa­da di Damo­cle». E insiste: «questi sono elet­trodot­ti ad alta ten­sione, si par­la di centi­na­ia di kilo­watt di poten­za, bas­ta met­ter­si sot­to ad un tral­ic­cio e si sente l’aria frus­cia­re. Io non sono con­vin­to che non si pos­sa far niente». L’ultima vol­ta che è sal­i­to sul Bal­do, cir­ca tre set­ti­mane fa, ha deciso «di non fare l’italiano indif­fer­ente: sono anda­to dai di Pas­tren­go», con­fes­sa, «e ho avvisato del­la situ­azione pazzesca, che si inter­es­sas­sero». È spaven­ta­ta anche Maria («inven­ti­amo­ci il nome, per favore», pre­ga, «che sen­no poi mi fan­no i dis­pet­ti»): nel gia­rdi­no di casa ospi­ta un tral­ic­cio del­la lin­ea elet­tri­ca che sopra il tet­to del­la sua casa incro­cia la funi­via. «Quest’estate sono venu­ti dei tec­ni­ci dell’Enel a fare delle ispezioni», rac­con­ta, «parla­vano di alzare l’elettrodotto. Quan­do c’è il tem­po­rale salta la cor­rente e ad ogni ful­mine sto col fia­to sospe­so: sono trop­po vici­ni i pun­ti in cui le due linee si sor­mon­tano. Se davvero por­tassero più in alto l’impianto elet­tri­co, mi sen­tirei più tran­quil­la». Sem­pre in via San Michele vive Susan­na: «Ave­vo sul pog­gi­o­lo un cavo dell’Enel», dice, «ho fat­to di tut­to per­ché me lo tirassero via, li ho tem­pes­ta­ti di tele­fonate e dopo sette mesi sono venu­ti a spostar­lo. Gli sbalzi di cor­rente? Ver­so sera sem­pre». Nel­la stes­sa stra­da ha casa Michele: «Sì, ci si pen­sa all’incidente», ammette, «ma che si può fare? Sarebbe bene che i due impianti non avessero pun­ti di con­tat­to così almeno, nell’ipotesi peg­giore, il dan­no sarebbe minore». Anche Pao­la ha la sua sto­ria di pau­ra: «Ho l’alta ten­sione sopra alla tes­ta, di cor­rente ne arri­va poca e con sbalzi enor­mi». E sbot­ta: «Non so se dipende dall’interferenza del­la funi­via ma mi sono suc­cesse cose molto peri­colose. Se ci fos­se da fare una petizione per chiedere di cam­biare il trac­cia­to del­la lin­ea elet­tri­ca vis­to che quel­lo del­la funi­via è intoc­ca­bile, non avrei dub­bi a sot­to­scriver­la. Una rac­col­ta di firme, forse, sarebbe utile». La pro­pos­ta, ora, c’è.

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