Interessante iniziativa sull’isola di proprietà dei militari fino al 1960 e bonificata da 30.000 ordigni in maggio.
Lucertole e gamberi d’acqua dolce ma anche «nido» per cigni e germani

Un’oasi naturale sul Trimellone

Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

L’Isola Trimel­lone — sit­u­a­ta a breve dis­tan­za dal­la spon­da veronese del­l’al­to Gar­da tra i Comu­ni di Bren­zone e Mal­ce­sine e la sec­on­da per esten­sione del Gar­da, dopo l’ — diven­terà un’area nat­u­ral­is­ti­ca. Il prog­et­to sta per essere real­iz­za­to gra­zie al Comune di Bren­zone con la parte­ci­pazione del­la Regione Vene­to e del Dipar­ti­men­to del­la .L’opera di bonifi­ca dei residui bel­li­ci — oltre 30.000 ordig­ni per un cos­to di cir­ca un mil­ione e due­cen­toses­san­ta mila euro — è sta­ta ulti­ma­ta il 18 mag­gio scor­so da parte degli spe­cial­isti mil­i­tari. L’isola, infat­ti, rimase di pro­pri­età del Demanio Mil­itare sino al giug­no 1960, anno in cui venne cedu­ta al Comune di Bren­zone; fu mil­i­ta­riz­za­ta nel 1909 e nel Forte Trimel­lone furono rica­vati i deposi­ti per gli esplosivi.Ultimate le oper­azioni di recu­pero degli ordig­ni in super­fi­cie e nei fon­dali i 4.900 metri qua­drati del­l’iso­la (lun­ga cir­ca ducen­to metri e larga una trenti­na) diven­ter­an­no un’area nat­u­ral­is­ti­ca pro­tet­ta aper­ta a un tur­is­mo sosteni­bile, prob­a­bil­mente già dal prossi­mo anno. É infat­ti pre­vis­to un uti­liz­zo di tipo nat­u­ral­is­ti­co e sci­en­tifi­co, con la pos­si­bil­ità di apprez­zare la pre­sen­za di specie uniche o rare nel­l’habi­tat garde­sano quali le lucer­tole «del Trimel­lone» e il gam­bero d’ac­qua dolce.Inoltre esper­ti, appas­sion­ati e sco­laresche potran­no assis­tere alla nid­i­fi­cazione di gab­biani, cig­ni e del ger­mano reale che da decen­ni han­no fat­to del­l’iso­la la loro dimo­ra abit­uale. Saran­no anche val­oriz­zate le tes­ti­mo­ni­anze del­la pre­sen­za del­l’uo­mo fin dal­l’an­ti­chità, strut­ture anco­ra oggi ben vis­i­bili soprat­tut­to in rifer­i­men­to agli ulti­mi centocinquant’anni.Leggendario il nome del­l’isolot­to: gli dei avreb­bero con­ces­so a due gemel­li, figli del Bal­do (ormai tal­mente vec­chi da essere chia­mati Tremu­loni), di morire assieme, trasfor­man­doli poi nel­lo scoglio Trimel­lone. Del­la leggen­da vi è anche una vari­ante sec­on­do la quale i due fratel­li sareb­bero sta­ti trasfor­mati in due dis­tinte isole: Trimel­lone e Olivo.Il salo­di­ano Sil­van Cat­ta­neo tra­mandò nel Cinque­cen­to che nel­l’iso­la, cop­er­ta di pra­to verde e di ulivi, vide «alcu­ni fon­da­men­ti e volte che ivi già solea essere un for­tis­si­mo castel­lo, ma che i tedeschi, quan­do innon­darono la povera Italia, abbru­gia­to pri­ma e lo posero in ter­ra», vale a dire lo abbat­terono. Prob­a­bil­mente, come ricordò lo stori­co Giuseppe Crosat­ti, ciò avvenne nel 1158, in occa­sione del­la sec­on­da disce­sa in Italia di Fed­eri­co Barbarossa.Un castel­lo for­ti­fi­ca­to esistette anche suc­ces­si­va­mente e, sec­on­do alcu­ni stori­ci, sarebbe sta­to la res­i­den­za del Cap­i­tano del Lago nel XVI sec­o­lo. Infat­ti, nel 1879 Gian Bat­tista Sime­oni, nel­la gui­da gen­erale del lago di Gar­da, tes­ti­moniò che «vi sus­siste un avan­zo di torre diroc­ca­ta con qualche stem­ma scaligero».Ricognizioni com­piute da arche­olo­gi nel feb­braio del 1910 ril­e­varono trac­ce di un muro di riparo dalle onde sia sul lato di lev­ante che su quel­lo di ponente; men­tre sul cocuz­zo­lo cen­trale osser­varono resti di un edi­fi­cio di tre piani con muri molto spes­si, pro­pri di una roc­ca e nel ter­reno furono rin­venu­ti due scheletri, un fram­men­to mar­moreo d’età romana con la scrit­ta «IUS SIBI», due mon­ete venete di bron­zo del Sei­cen­to e numerosi fram­men­ti di ceram­i­ca, tut­ti mate­ri­ali con­fluiti nel Museo Civi­co di Verona.Un mese pri­ma di quel­lo stes­so 1910, in gen­naio, il Demanio Mil­itare si era impos­ses­sato dell’isola, espro­pri­a­ta l’anno prece­dente al legit­ti­mo pro­pri­etario, don Liv­io dei prin­cipi Borgh­ese di Roma. Divenne così un balu­ar­do mil­itare avan­za­to, dipen­dente dal Coman­do di Fortez­za di Verona, in vista del­l’or­mai immi­nente pri­ma guer­ra mon­di­ale, pro­tet­to da pos­si­bili tiri nemi­ci dal­la piaz­zaforte di Riva. Vi furono dis­lo­cati un battaglione di milizia ter­ri­to­ri­ale, due com­pag­nie del 154° fan­te­ria, due squadroni di cav­al­le­ria Aquila, un battaglione pre­sidiario, un battaglione Guardie di Finan­za, sette bat­terie da posizione, una bat­te­ria del 16° cam­pale, una flot­tiglia con 17 piroscafi armati ed una squadriglia di idro­volan­ti con base a Desenzano.L’isola fu prati­ca­mente dev­as­ta­ta dall’esplosione dei deposi­ti di munizioni in una notte di otto­bre del 1954. La ter­ri­bile defla­grazione, avvenu­ta forse per auto­com­bus­tione (ma qual­cuno par­lò anche di sab­o­tag­gio), fu segui­ta da scop­pi e da bagliori che con­tin­uarono per tre giorni, scar­aven­tan­do ovunque schegge metal­liche e bran­del­li di cemen­to arma­to anche sulle abitazioni del­la spon­da veronese.Nella relazione invi­a­ta dall’ allo­ra asses­sore di Bren­zone Davide Benedet­ti al capo dipar­ti­men­to del­la Pro­tezione civile nazionale Gui­do Berto­la­so, si legge che già nel 1930 «l’impresa Cat­te­lani, spe­cial­iz­za­ta in recu­peri di resid­uati bel­li­ci, ottenne dal Gov­er­no l’autorizzazione ad instal­lare sull’isoletta un impianto di lavo­razione di tali mate­ri­ali. La dit­ta recu­per­a­va in ogni parte del lago proi­et­tili, mine, armi ed esplo­sivi fini­ti in acqua durante le due guerre, rica­van­do mate­ri­ali bel­li­ci per l’esercito e polveri esplo­sive des­ti­nate a essere riu­ti­liz­zate da ditte di scavo».La quan­tità di mate­ri­ale recu­per­a­to nel­la bonifi­ca ulti­ma­ta nel mag­gio scor­so è notev­ole: come ricor­dano gli spe­cial­isti mil­i­tari si trat­ta di «26.187 ordig­ni di ogni cal­i­bro, tipolo­gia, cari­ca­men­to, nazion­al­ità e peri­o­do stori­co, e 2.800 kg cir­ca di mate­ri­ale esplo­si­vo sfuso».L’utilizzo bel­li­co dell’Isola Trimel­lone provocò dan­ni irrepara­bili alle tes­ti­mo­ni­anze storiche: i rud­eri del castel­lo furono com­ple­ta­mente abbat­tuti e la super­fi­cie intera­mente spi­ana­ta causò la perdi­ta di reper­ti antichi.