Lo studioso illustrava i costumi del rettile quando è stato punto ad un dito

Vipera mordel’espertomentre spiega

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Di Luca Delpozzo
Camilla Madinelli

A sen­tir­lo rac­con­tare c’è da non cred­er­ci: lo stu­dioso di vipere e ser­pen­ti, men­tre spie­ga come bisogna avvic­i­nar­si a una crea­tu­ra strisciante del genere Aspis, viene colto in fal­lo e mor­so. È suc­ces­so così a Pao­lo Cugil­di, res­i­dente a Dol­cè ma capri­nese d’adozione, esper­to di lun­ga data di funghi e ret­tili, pres­i­dente del grup­po mico­logi­co «Orto d’Europa F.Calzolari» di Riv­o­li, che opera nel com­pren­so­rio del­la Comu­nità mon­tana del , del Gar­da e del­la valle del­l’Adi­ge. Un mor­so all’indice del­la mano sin­is­tra gli è costa­to un ricovero urgente nel repar­to di ter­apia inten­si­va dell’ospedale di Negrar, dove è rimas­to fino a ieri, quan­do è sta­to sposta­to in med­i­c­i­na gen­erale rimanere almeno un paio di giorni in osser­vazione. Non corre peri­co­lo di vita, scherza e sor­ride men­tre rac­con­ta l’accaduto, il brac­cio sin­istro anco­ra gonfio.Domenica Cugil­di si trova­va come suo soli­to a Mal­ga Natu­ra, a Val­fred­da di Den­tro sopra Capri­no, meta di chi vuole conoscere da vici­no e impara­re ad amare flo­ra e fau­na del­la mon­tagna veronese. L’erpetologo sta­va illus­tran­do il mon­do delle vipere a oltre un centi­naio di per­sone salite alla mal­ga in grup­pi con il Cen­tro tur­is­ti­co gio­vanile e si era avvi­c­i­na­to, come tante altre volte, all’esemplare che lui stes­so ha por­ta­to fin lassù. Lo conosce così bene che lo ha persi­no «bat­tez­za­to»: Alice.«La mia è sta­ta un’imprudenza», dichiara subito Cugil­di. «Soli­ta­mente la pren­do per la coda per mostrar­la ai vis­i­ta­tori, ma ques­ta vol­ta lei è sta­ta più veloce di me e non mi sono accor­to di aver­la affer­ra­ta per la tes­ta». A quel pun­to Alice deve non aver gra­di­to la con­fi­den­za davan­ti a tante per­sone e lo ha mor­so. «Una sig­no­ra mi ave­va appe­na chiesto cosa bisogna fare in un caso sim­i­le, così ho potu­to mostrar­glielo subito di per­sona», ironiz­za l’erpetologo, che si è imme­di­ata­mente auto soc­cor­so. «Mi sono lava­to con acqua e benda­to — spie­ga — cer­can­do di man­tenere la cal­ma. Stare tran­quil­li è molto impor­tante, men­tre non si deve incidere, strin­gere con lac­ci o suc­chiare il veleno.“Cugildi dice di non aver per­so mai la cal­ma. C’è da cred­er­gli, per­ché gli ami­ci rac­con­tano che domeni­ca ha fini­to la sua lezione a Mal­ga Natu­ra e solo al ter­mine del­la visi­ta ha pre­so l’ auto­mo­bile ed è sce­so all’ospedale di Capri­no. Da lì, poi, è pas­sato a Negrar.«Mi sono sen­ti­to forte dell’esperienza di anni sul cam­po, a stu­di­are ser­pen­ti e vipere, oltre che di quan­to mi han­no inseg­na­to i miei col­leghi erpetolo­gi», con­clude. E poi ammette: «Mi pren­de­vano in giro per­ché in tan­ti anni non mi era mai accadu­to nul­la di sim­i­le. Vor­rà dire che ora mi risparmier­an­no le bat­tute». Poi aggiunge: «Cer­to, anche se ora una medaglia l’ho pre­sa, di cer­to non aspiro alla sec­on­da». La Vipera aspis è il più comune viperide ital­iano. È pre­sente su tut­to il ter­ri­to­rio nazionale, ad eccezione del­la Sardeg­na. Lun­ga al mas­si­mo 94 cen­timeri, pre­sen­ta tes­ta più o meno dis­tin­ta dal col­lo, con l’apice del muso leg­ger­mente riv­olto all’in­sù, e occhi di dimen­sione media con la pupil­la ver­ti­cale ellit­ti­ca. La coda è net­ta­mente dis­tin­ta dal cor­po, carat­ter­is­ti­ca tipi­ca del­la vipera e che la dif­feren­zia, tra le altre cose, dagli innocui col­u­bri­di. È assai impor­tante impara­re a dis­tinguere la con­for­mazione tipi­ca del­la vipera da quel­la dei più comu­ni ser­pen­ti innocui che si pos­sono incon­trare anche una cam­mi­na­ta nei boschi e sui prati.La col­orazione può vari­are dal gri­gio al mar­rone-ross­ic­cio, e con­cede la pos­si­bil­ità al ret­tile di mime­tiz­zarsi con grande effi­ca­cia nel­l’am­bi­ente cir­costante. Come le altre tre specie di viperi­di pre­sen­ti in Italia Vipera aspis è vivip­a­ra; nascono da 5 a 20 pic­coli di 15–20 cen­timetri, che sono auto­suf­fi­ci­en­ti e possiedono già ghi­an­dole velenifere. Pos­sono rag­giun­gere anche i vent’anni di vita.La Vipera aspis vive in luoghi fres­chi e asso­lati, predili­gen­do ambi­en­ti poveri di veg­e­tazione, prati, pas­coli e soprat­tut­to pietraie, dove si ciba di topi, lucer­tole e pic­coli uccel­li. Si trat­ta comunque di un ani­male ter­ri­to­ri­ale. Gof­fa, lenta nei movi­men­ti e di indole paciosa, reagisce però ful­minea­mente se calpes­ta­ta o molestata.Il suo veleno è molto atti­vo nei con­fron­ti dei pic­coli ani­mali, dal momen­to che con­tiene sia neu­ro­to­s­sine che emo­to­s­sine, ma rara­mente è mor­tale per l’uo­mo;. In caso di mor­si­catu­ra è nec­es­sario il soc­cor­so imme­di­a­to per­ché il veleno è in gra­do di provo­care effet­ti seri. A ris­chio sono i sogget­ti esposti a reazioni aller­giche, gli emo­tivi — mai perdere la cal­ma, se si è pun­ti dal­la vipera — gli anziani e i malati di patolo­gie croniche, e soprat­tut­to i bambini.

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