La città sommersa di Benaco è la leggenda che i poeti del Rinascimento hanno lasciato a Toscolano: una città ricca e superba, distrutta da un terremoto nel 243 dopo Cristo e inghiottita dal lago davanti a Toscolano Maderno, con le torri ancora visibili sul fondale. Alcune versioni collocano il crollo nel 245. Nessuno l’ha mai trovata. Quello che per secoli è riaffiorato sulla riva, nella zona del porto, sono invece i resti di una grande villa romana, appartenuta con ogni probabilità alla famiglia bresciana dei Nonii.
I poeti del Cinquecento e le torri sott’acqua
I primi ritrovamenti di marmi e statue nella zona del porto risalgono al Quattrocento e al Cinquecento, e bastarono ad accendere la fantasia dei letterati della Riviera. Il salodiano Silvan Cattaneo, nelle sue «Dodici giornate di ricreazione», scritte verso la metà del Cinquecento e stampate soltanto nel 1745, racconta una gita fra «alcune lastre grandi di marmo finissimo» e «molti pezzi di statue antiche», resti di «questa prima ricca e superba, ma poi disavventurosa ed infelicissima cittade».
Più in là si spinse Giuseppe Milio Voltolina, nato a Salò nel 1536. Nel suo poemetto latino «Hercules Benacensis», 678 esametri stampati a Brescia nel 1575, Ercole sbarca sul Garda e prende casa proprio a Benaco, la città che una frana avrebbe poi trascinato sott’acqua lasciando in piedi le torri, visibili sul fondo lungo la riva di Toscolano. Il poema trova un’origine mitologica per quasi ogni nome della zona. I carpioni sono i ladroni che derubavano i viaggiatori traghettati da Campione: Ercole li lega, li getta nel lago e li trasforma in pesci, che prendono il nome dal loro capo, Carpio. Il Pizzocolo è il gigante Picoclo, ucciso dall’eroe. Benaco è figlio di Nettuno e di Berenice, nata da Venere, e il padre gli costruisce una città che deve gareggiare con Ilio; sposata la ninfa Gardo, Benaco vuole che il lago prenda il nome da lei.
La villa dei Nonii e il generale di Marco Aurelio
La villa fu costruita nel I secolo dopo Cristo e trasformata più volte fino all’inizio del V. Aveva un loggiato aperto verso il lago, due avancorpi ai lati e davanti un bacino-fontana lungo 47 metri; occupava almeno 12.000 metri quadrati, misure da dimora aristocratica della costa tirrenica. Fra la fine del I e la prima metà del II secolo apparteneva probabilmente a Marco Nonio Macrino, console nel 154: nell’area dell’edificio, nel Seicento, è stata trovata un’iscrizione con una dedica alla moglie Arria.

Bresciano di nascita, Macrino fece carriera militare e politica sotto Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. La tomba che gli viene attribuita è riemersa alle porte di Roma, lungo la via Flaminia, negli scavi avviati nel 2007, sepolta dai limi del Tevere a oltre sette metri di profondità. Quando la scoperta fu annunciata, nel 2008, ebbe eco sulla stampa nazionale e internazionale come la tomba del «gladiatore»: secondo gli archeologi la vita di Macrino avrebbe ispirato, in modo libero, Massimo Decimo Meridio, il generale del film di Ridley Scott, che vive nella stessa epoca ed è vicino allo stesso imperatore. Le due storie però divergono: Macrino ebbe una carriera fortunata e morì benestante, mentre il personaggio interpretato da Russell Crowe perde la famiglia e finisce schiavo.
Tornando a Toscolano, il nome di Benaco non è un’invenzione dei poeti. Alla base del campanile della chiesa parrocchiale sono murate tre epigrafi romane: un architrave in pietra di Luni, da un piccolo tempio dedicato ai Lari Augusti, protettori della famiglia dell’imperatore, e due basi di statue dedicate a due imperatori dai «Benacenses», gli abitanti del luogo o forse di tutta la sponda occidentale del lago.
Dove potrebbe essere finita Benaco
La data del 243 viene dal cronista medievale Zagata. Nel 2006 il ricercatore veronese Andrea Torresani ha dedicato alla città scomparsa il saggio Benaco un’Atlantide perduta nel Garda. Il geologo Carlo Baroni, in uno studio del 1990 sulla frana di Salò, ha ricordato come della città non sia mai emersa alcuna traccia e come molti studiosi non diano credito alla leggenda. Se Benaco è davvero esistita, ha ipotizzato, andrebbe cercata proprio sulla grande frana su cui è costruito il centro di Salò, scivolata verso il lago anche con i terremoti del 5 gennaio 1892 e del 30 ottobre 1901.

Della villa romana di Toscolano Maderno è visibile soltanto il settore meridionale, con pavimenti a mosaico dai motivi geometrici, in tessere bianche e nere o con poche tessere colorate, e ampi tratti di intonaco dipinto. L’area archeologica, in piazzale Santa Maria del Benaco, apre da maggio a fine settembre il sabato e la domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.


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