Dopo 18 anni di condanna a remare e basta, la piccola pattuglia dei pescatori di lago potrà tornare, fra una ventina di giorni, al motore: piccolo, sei cavalli al massimo, ma sufficienti per la bisogna. La legge è passata in consiglio provinciale: quindici giorni dopo la pubblicazione sul bollettino diventa esecutiva. Il testo ricalca il disegno di legge presentato da Nerio Giovanazzi e Paola Vicini Conci, approvato in commissione e ritoccato dall’assessore Grisenti che ne è il presentatore. Le modifiche rispetto al divieto istituito dell’ 83 riguardano i pescatori muniti di licenza B residenti nei comuni rivieraschi (Torbole, Riva e Molina) che potranno usare liberamente un fuoribordo fino a 6 cavalli per le loro uscite sul Garda trentino.La fascia protetta viene ridotta dai 500 metri ai 300 in vigore sul resto del lago, e dovrà essere attraversata perpendicolarmente secondo il percorso più breve da e per l’ormeggio. I sub che s’immergono dalla riva, non hanno più l’obbligo di essere seguiti da una barca appoggio: basta il palloncino galleggianmte a segnalare la loro presenza. Infine viene ritoccata anche la normativa sui cabinati con motore ausiliario: in sostanza potranno usare il motore in caso di necessità. Resta affidata ad un successivo provvedimento di competenza dell’ispettorato di porto, il compito di chiarire che cosa s’intenda per assenza di vento. Le interpretazioni divergenti fra controllati e controllori hanno alimentato in passato qualche incomprensione: peraltro facile da chiarire con la semplice introduzione d’un limite chiaro. L’assessore Grisenti, prima del dibattito in aula, ha ventilato la possibilità che venga istituito un ispettorato di porto a Riva. Attualmente l’unico organismo di questo genere è a Trento, con competenza su tutti gli specchi d’acqua della provincia. Riva ambisce da anni ad un’autonomia che le caratteristiche e le dimsnioni del Garda sembrano legittimare: questa potrebbe essere la volta buona. Paolo Matteotti e Pietro Bertoldi, ambientalisti da sempre, schierati il primo nella Margherita il secondo nei Verdi, esprimono una moderata soddisfazione per i ritocchi che sono riusciti a strappare grazie ai rispettivi rappresentanti in provincia, Molinari e Berasi, al testo Giovanazzi licenziato in commissione. Di compromesso si tratta pur sempre, fra l’ideale stop generalizzato ed assoluto all’utilizzo di qualunque motore (compresi i grossi motoscafi di servizio pubblico) e la richieste sempre più pressanti del popolo dei dilettanti che non riescono a capire quale tragedia possa mai provocare al lago un motorino di poca potenza, sostanzialmente silenzioso, capace di far scivolare una barca da cinque, sei metri con la sua tirlidana al seguito. Però compromesso onorevole, proprio per la leggerezza della concessione, attenta alle esigenze di salvaguardia dello specchio lacustre. Molto più esplicita la soddisfazione di Giancarlo Angelini e di Adolfo Pellizzari e Alberto Rania, rispettivamente presidente e segretario del club Amici della Tirlindana. Fra tutti hanno speso anni d’impegno per ottenere la revisione della normativa dell’ ’83, varata a loro parere sull’onda d’un ambientalismo malinteso, malato di scarsa conoscenza del fenomeno e di populismo.


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