lunedì, Aprile 22, 2024
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Due giornate di immersioni per effettuare rilievi di precisione sullo scafo che giace sul fondo del lago dal 1932. Il sindaco: «Un pezzo della nostra storia».
Ricognizione fotografica a 100 metri di profondità C’è anche il sindaco Tosi: «Verona darà un

«Recuperiamo il relitto della Diana»

Il recupero della Diana è molto più vicino. Ieri abbiamo fatto un passo importante verso la vittoria di questa che ormai, per noi, è una sfida». Ne è convinto Gianni Calfà, il subacqueo di Castelletto che sta affiancando il gruppo di esperti subacquei e appassionati, intenti a cercare di riportare in superficie l’imbarcazione di 19 metri, affondata al largo di Castelletto nel 1932.Ieri, ma l’operazione continuerà anche nella giornata di oggi, quattro sommozzatori guidati dal fotografo genovese Lorenzo Del Veneziano, si sono prodigati nel fare una sorta di «book fotografico», con tanto di riprese televisive e retroscena (un vero e proprio «backstage») di quella che più che una imbarcazione sembra ormai una vera e propria «star» del lago di Garda.A coordinare i lavori c’era Angelo Modina e il figlio Daniel, colui che materialmente manovra il robot filoguidato chiamato Rov, inviato a 100 metri di profondità a fare da guida e appoggio ai sommozzatori.«La nostra missione», ha spiegato Lorenzo Del Veneziano poco prima di immergersi assieme ai colleghi Alberto Marconi, Lorenzo Stucchi e Franco Zanetti, durerà 80 minuti, di cui 20 proprio attorno e sulla «Diana», a 100 metri di profondità. È un lavoro pericoloso, che possono svolgere solo gli esperti, visto che la temperatura dell’acqua è di circa 4 gradi e laggiù è buio pesto».Una difficoltà ulteriore per i sommozzatori è data poi dal fatto che «la barca non è appoggiata a una parete ma è sul fondo a lago aperto, mancano completamente punti di riferimento». Ciononostante, il lavoro di ricognizione sulle condizioni della «Diana» e le riprese televisive, ieri è stato portato a termine.Missione compiuta quindi per il gruppo che, dal 15 maggio 2003, da quando cioè casualmente, proprio grazie al Rov, i due Modina, Gianni Calafà e Lorenzo Parisi, scoprirono l’imbarcazione.Che la «Diana» oggi interessi enti, istituzioni e Comune di Brenzone è ormai fuor di dubbio. Ieri anche la Protezione Civile, la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza, oltre a ditte private del bresciano, hanno supportato e sostenuto il lavoro dei sub.Di più: sul pennello del porto è stata istituita una sorta di punto operativo, dal quale venivano trasmesse in diretta le immagini subacquee su uno schermo e da terra, chi vuole, anche oggi potrà seguire le operazioni che si svolgono a 285 metri al largo dell’imbocco del porto di Castelletto.«Partecipiamo a questa impresa», ha detto il sindaco di Brenzone, Giacomo Simonelli il quale, con gli assessori alla cultura, Dina Veronesi, e ai lavori pubblici, Davide Benedetti, ha seguito ieri lo svolgersi delle operazioni, «e siamo davvero fiduciosi di riuscire a contribuire a recuperare la “Diana”. Per noi si tratta di un reperto di valore storico e culturale assoluto. E sotto questo profilo è ottimo il lavoro che stanno facendo Modina, Calafà e tutti gli altri».Ma ieri, al comune di Brenzone, si è affiancato ufficialmente anche un alleato che può rivelarsi molto prezioso: alle 12, sulla punta del porto di Castelletto, si è materializzato il sindaco di Verona, Flavio Tosi.Dopo aver parlato coi subacquei e col responsabile tecnico scientifico della operazione per conto della Sovrintendenza del Veneto, Francesco Dossola, Tosi è salito a bordo della barca d’appoggio «Capitan Nemo», e si è fatto illustrare punto per punto tutti i dettagli della operazione.«Sia dal punto di vista dell’affetto personale che ho per il Garda», ha detto il primo cittadino della Lega Nord il quale, per parte materna, è originario di Brenzone, «e sia per l’aspetto culturale della “Diana”, il Comune di Verona e io personalmente contribuiremo a questa operazione. Coinvolgeremo anche i nostri rappresentanti istituzionali in Regione e nazionali per raccogliere i fondi che serviranno al recupero».Poi anche una battuta sulla scelta di fare un libro sulla «Diana». «La via è la più logica», ha detto parlando con Dossola, «perchè più si fa conoscere la “Diana” e migliori possibilità abbiamo di ricevere collaborazione a tutti i livelli». Insomma, della «vecchia signora» che giace sul fondo del lago, nonostante gli anni, nessuno si è dimenticato. Anzi.

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