giovedì, Aprile 25, 2024
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Comitati e associazioni contestano il piano d’area della Regione che delinea le prospettive di sviluppo del comprensorio benacense.
Un documento unitario dei gruppi locali: «Stravolte le premesse di tutela, troppe strade e cemento»

Rivolta contro la metropoli del lago

Associazioni ambientaliste e comitati del lago di Garda, raggruppati in un coordinamento interregionale, hanno inviato il 29 dicembre alla Regione Veneto in un documento congiunto, le osservazioni al progetto preliminare del Piano d’Area del Baldo-Garda. Il documento specifica: «Associazioni e comitati rappresentativi di ciascun ambito territoriale, di cui alcuni anche dell’area lombarda e del bacino fiume Mincio, hanno inoltrato le osservazioni alla Direzione pianificazione territoriale e parchi della Segreteria all’ambiente e territorio della Regione. Insieme abbiamo focalizzato alcuni punti cardine che non risultano coerenti con quanto citato in premessa nel piano stesso dal geografo Eugenio Turri, cioè che il territorio richiede tutela, rispetto e conservazione dell’identità culturale».«In più parti questi valori sono stravolti». Ovvero: «Si parla di borghi antichi da salvaguardare ma si prevede in prossimità del nucleo storico di Lumini a Prada un campo da golf che farebbe sparire i prati stabili, di cui però si ripete più volte la necessità di conservazione. Si parla di tutela del paesaggio ma anche di una strada di connessione che taglia il fianco del monte Belpo. E nella zona delle “Senge” in Comune di Costermano, definita nel piano ambito naturalistico di livello regionale e zona boschiva, è previsto un intervento edilizio di 20 mila metri cubi di unità ricettive».«Per il Baldo», continua il documento, «si prevede un carosello di impianti di risalita, dal lago e dalla Val d’Adige, senza tenere conto che le strutture esistenti a Prada e Novezzina sono morte o stanno per esserlo per mancanza di fondi per rinnovare gli impianti». Le associazioni chiedono anche la cancellazione di «invenzioni» quali il «teatro sul lago, davanti al lungolago di Garda, che ci pare uno scempio».«Si chiede inoltre che non avvenga nessun ampliamento dei posti barca né porti-marina sulla sponda veronese, opere di impatto ambientale per un lago già tanto inquinato dai motori e dove occorre invece promuovere la navigazione a vela».Gli ambientalisti poi contestano la definizione di «città lineare del Garda-Baldo»: «Perché il lago e il Baldo non sono parte di una città e la gente non si sente parte di un’area urbana: i luoghi hanno una forte identità che deve essere mantenuta e valorizzata».Per Legambiente Verona il piano d’area del Garda-Baldo «nasce senza alcuna analisi su sviluppo urbanistico e consumo di territorio, monitoraggio di seconde case e di finti alberghi, analisi puntuale sulle emergenze ambientali, coordinamento della Regione con la Provincia e i Comuni interessati e di scelte ben precise per una mobilità sostenibile».Bocciato anche il sistema della mobilità: «Sono state inserite nel piano un elenco impressionante di strade nuove e da riqualificare. Ad esempio si prevede una non meglio precisata strada complanare, indicata come l’insieme delle infrastrutture viarie per lo spostamento celere all’interno dell’area gardesana. Questa proposta sembra la stessa “seconda gardesana” presentata dalla Regione Veneto e rispedita al mittente da Comuni, Comitati e associazioni (la famosa Affi-Pai)».Ancora: «Per la mobilità ferroviaria si parla di tracciato della linea ad alta velocità (Tav) nell’area a sud, mai proposta dalla Regione nelle conferenze di servizi relative al tracciato. Per quanto riguarda la Metro littorina del Garda, si chiede quali analisi siano state fatte per verificare il possibile recupero di tracciati e il ripristino di linee storiche e quali finanziamenti siano previsti. Al punto Mobilità acquea, i porti previsti sono in contrasto con il piano territoriale regionale di coordinamento, quindi se ne chiede lo stralcio». Legambiente contesta anche i Progetti strategici: «Vengono individuati in maniera eccessiva: un elenco infinito di nuovi porti, di centri ippici e di campi di golf. Con ciò si vuole consentire nuova edificazione. Il monte Baldo si prevede, da anni, che divenga parco naturale, ma in Comuni come San Zeno di Montagna e Ferrara di Monte Baldo, si è permessa la nascita di seconde case e di villaggi turistici che hanno stravolto l’ambiente. Perciò si propone di inserire nel parco un’area più vasta alle zone sommitali previste, in particolare sul versante gardesano dove le mire speculative sono più forti».Al capitolo «contributo dei Comuni» le proposte particolari inserite «sono l’esempio di un modello di governo del territorio che ha prodotto l’attuale disastro ambientale. Si chiede quindi lo stralcio di tutte le proposte dei Comuni e in particolare vanno respinti il progetto di 120 unità abitative a Marciaga nel Comune di Costermano; la modifica del perimetro di salvaguardia dell’anfiteatro morenico di Rivoli in Comune di Affi; la vasta zona alberghiera proposta dal Comune di Malcesine, in area a rischio idrogeologico».

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