domenica, Giugno 23, 2024
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Crescono i residenti e il nuovo censimento rivela un dato in controtendenza Gli alloggi sfitti sono scesi dal 26% al 16 % in dieci anni

Sorpresa, seconde case in calo

E’ un dato che fa notizia, un’inversione di tendenza che spicca a livello provinciale: a Desenzano negli ultimi dieci anni la percentuale di seconde case è calata di un terzo. Gli alloggi vuoti si sono riempiti, e non di turisti: la città di S. Angela è tornata un posto in cui vivere e mettere radici, e non più un «buen retiro» per l’estate ed i week end, come sembrava destinata a diventare. Il dato emerge dall’ultimo censimento Istat, con le cifre rilevate nell’autunno 2001. Ecco il numero magico: seconde case e alloggi sfitti sono oggi il 16,1% del totale di unità abitative. Nel 1991 erano il 26%. Viceversa, l’83,9% degli alloggi è oggi occupato da cittadini residenti (la media degli altri paesi del Garda si aggira sul 50%), contro il 74% di dieci anni fa. Accanto alle percentuali, anche il conto numerico è impressionante: nel ’91 erano sfitte 2.950 case su 11.042. Oggi sono vuote 1.970 su 12.220. Vuol dire che si è costruito parecchio: 1.200 case nuove in dieci anni. Ma anche che mille case vuote si sono riempite di residenti. Attenzione: non è tutto oro quello che luccica. «A Desenzano – fa notare il sindaco Fiorenzo Pienazza – il mercato immobiliare mantiene prezzi molto alti, quasi proibitivi, e la tensione abitativa resta alta. In più, c’è da sempre un fenomeno di residenze fittizie: persone che ufficialmente risiedono qui, magari per motivi fiscali, ma che in realtà abitano a Brescia o a Mantova. Dunque il dato Istat mi lascia perplesso. E’ altrettanto vero, però, che la nostra popolazione residente è aumentata di circa 3000 persone in dieci anni, e che tante case sono state occupate o ristrutturate, facendo calare la percentuale di alloggi sfitti». I motivi? I motivi sono tanti. Uno è appunto l’aumento della popolazione (salita da 21.417 nel ’91 a 24.681 nel 2001); poi le ristrutturazioni: tante case dieci anni fa erano vuote perchè in cattivo stato (ad esempio, 489 licenze per ristrutturazione furono concesse tra il ’92 e il ’93); poi la leva fiscale (l’Ici sulle seconde case paga l’aliquota massima del 7 per mille); infine l’effetto calmiere dell’edilizia popolare (l’ultimo Peep ha portato 305 nuove case destinate a residenti). E ancora: il piano regolatore è vecchio (data 1985) e le varianti approvate di recente (171 mila metri cubi residenziali) sono ancora sulla carta. Non sono solo numeri: in queste cifre c’è un punto di svolta storico per la cittadina. E’ l’inversione di una tendenza speculativa che è durata un ventennio: si costruiva per vendere caro o affittare solo d’estate. Pare che non sia più così, ma è stato un lungo cammino. Nel 1981 esistevano a Desenzano 9.183 unità abitative. Nel 1991 si era saliti a 11.071. Nel corso degli spensierati anni Ottanta, dunque, erano state costruite 1.888 abitazioni, eppure la popolazione, in quel periodo, era aumentata di soli 585 abitanti. Facile fare i conti: più case nuove che gente nuova, il numero delle case sfitte, nell’arco di un decennio, era passato da 2.137 a quota 2.950. La spettacolare espansione edilizia di quegli anni non era bastata per dare una casa ai desenzanesi, tant’è vero che al censimento del 1991 le abitazioni sfitte rappresentano il 26% del totale: vuota una casa su quattro, con un 4,79% occupato solo per le vacanze, e un 21,23% che restava vuoto tutto l’anno. Tante famiglie di operai e di impiegati pagarono di tasca propria la grave crisi abitativa degli anni ’80 e ’90. A migliaia se ne sono andati, sospinti dai prezzi proibitivi delle case: nel ’91 emigrarono verso altri paesi 389 residenti, ed era solo l’inizio. Nel ’92 fecero le valige 391 desenzanesi, nel ’93 altri 503, nel ’97 emigrarono in 604, nel ’99 in 725. Intanto a rimpolpare la popolazione, arrivava gente da fuori, con maggiori possibilità economiche o più disponibili a vivere in bilocali con angolo cottura, il «modulo» edilizio dominante in quegli anni. Ecco allora 855 nuovi iscritti nei registri anagrafici per il 1991, altri 999 arrivi nel 1993, punta massima nel 2000: l’anagrafe registra 1.257 nuovi residenti in 12 mesi. Più arrivi che partenze, e siamo all’oggi. Ora, ecco la grande inversione di tendenza. Si torna a vivere a Desenzano: nel 2001 la percentuale di case sfitte si è ridotta di un terzo in dieci anni, dal 26% al 16%. L’effetto «città fantasma» sembra scongiurato.

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