L’«avamposto» di don Mazzi e Lilli Gruber: accettare la diversità non ci deve spaventare

Al capitolo di Exodus platea conquistata dal fondatore e dalla giornal

05/10/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sara Mauroner

In che modo i gio­vani (e non solo) pos­sono uscire dalle oppres­sioni del­la soci­età di oggi? Se ne è dis­cus­so al Gar­da Vil­lage di Sirmione in occa­sione del XVI capi­to­lo di «», la fon­dazione di che si pro­pone di aiutare i ragazzi con prob­le­mi di tossi­codipen­den­za e dis­a­dat­ta­men­to sociale. Alla tavola roton­da ded­i­ca­ta al tema «Scegliere di essere avam­pos­to, di rimanere avam­pos­to» han­no parte­ci­pa­to Don Anto­nio Mazzi, la gior­nal­ista e par­la­mentare Lil­ly Gru­ber, il pres­i­dente nazionale Acli Gigi Bob­ba, il pres­i­dente nazionale del Csi Edio Costan­ti­ni, il pres­i­dente di Agesci Lino Lacagn­i­na. Tra can­ti e momen­ti di med­i­tazione l’in­con­tro è inizia­to con l’in­ter­ven­to di Don Mazzi: «In una soci­età sta­t­i­ca come quel­la di oggi diven­ta nec­es­sario pas­sare dal­la nor­ma all’avven­tu­ra, dal­lo sbal­lo al cam­mi­no. Noi siamo nati come avam­pos­to e non come un «pos­to», siamo nati per cam­minare e non per fer­mar­ci. Lo dico per­ché ho l’im­pres­sione che sia più facile rimanere sedu­ti, la soci­età spaven­ta gli ado­les­cen­ti che vivono sen­za ide­ali e sen­za moti­vazioni». I gio­vani, ha det­to anco­ra Don Mazzi, sono con­vin­ti che non esista più la sicurez­za e pro­prio per questo moti­vo occorre aiu­tar­li a cer­care in se stes­si e negli altri quel­lo che c’è di buono. Ma come vede Don Mazzi la soci­età ital­iana? Qual è la situ­azione attuale e che cosa si deve fare per miglio­rar­la? «Per quan­to riguar­da per esem­pio gli immi­grati nel nos­tro paese è inutile cer­care regole dove man­cano le leg­gi. Bisogna capire che occorre rego­lare i flus­si non quan­do i moto­scafi sono già sbar­cati sulle spi­agge ital­iane ma diret­ta­mente da dove partono; per questo bisogna pro­cedere sul­la stra­da del­la medi­azione e del­l’ac­cor­do», spie­ga. Altro tema impor­tante quel­lo del­la don­na: «Deve essere rispet­ta­ta, indipen­den­te­mente che indos­si o meno il burqa. Occorre avere pazien­za ed accettare le diverse cul­ture per­ché devono essere le donne a capire, a mat­u­rare e ad esigere il rispet­to dagli altri». Poi l’intervento di Lil­ly Gru­ber. La gior­nal­ista ha par­la­to del­la sua infanzia, del­la car­ri­era, delle dif­fi­coltà che ha incon­tra­to e di come poi è arriva­ta alla polit­i­ca. «I miei gen­i­tori mi han­no sem­pre inseg­na­to a non aver pau­ra delle diver­sità e di non credere nel­lo scioc­co nazion­al­is­mo, un inseg­na­men­to che ha seg­na­to tut­ta la mia vita. Del resto ho scel­to un mestiere in cui spes­so si incon­tra­no per­sone diverse da noi stesse per­ché fare il gior­nal­ista sig­nifi­ca pro­prio fare il tradut­tore di una realtà com­p­lessa. Per arrivare in Rai non sono pas­sa­ta né dai par­ti­ti politi­ci né dai let­ti dei poten­ti: ho scel­to di essere il cane da guardia del cit­tadi­no e non il bar­bon­ci­no del potente di turno» spie­ga la Gru­ber. «Durante i vent’anni in Rai mi sono sem­pre trova­ta in una situ­azione di avam­pos­to dal momen­to che mi sono impeg­na­ta a difend­ere il servizio pub­bli­co dal­l’in­geren­za dei par­ti­ti politi­ci. Con il gov­er­no Berlus­coni è diven­ta­to impos­si­bile tenere dei dibat­ti­ti in Rai. Pro­prio ques­ta situ­azione intoller­a­bile mi ha por­ta­ta ad entrare in polit­i­ca, stru­men­to fon­da­men­tale per la cresci­ta e la dife­sa del­la democrazia».

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