La pubblicazione è stata voluta dalla Comunità, nell’ambito della promozione e sfruttamento delle bellezze naturali della zona. Visite guidate con esperti speleologi nelle centotrenta grotte e forre comprese nel territorio del Parco

Alto Garda, viaggio al «centro» della Terra

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Un mon­do sconosci­u­to e buio. Un mon­do che incute pau­ra, ma solo a chi non lo conosce. È quel pic­co­lo micro­cos­mo sot­ter­ra­neo, com­pos­to da grotte e anfrat­ti, bene pre­sente anche sul­l’al­to Gar­da. Un mon­do var­ie­ga­to, che con­ta 132 cav­ità conosciute e cen­site e che, in questi giorni, può gio­var­si di una nuo­va gui­da, tito­la­ta «Grotte e forre del bres­ciano», edi­to dal­la Grafo di Bres­cia, su com­mis­sione del­la Comu­nità Par­co altog­a­rde­sana oltre che dal Con­sorzio «Riv­iera dei Limoni». La gui­da, risul­ta­to del lavoro di tre esper­ti del set­tore: Rug­gero Bon­tem­pi, Pier­gior­gio Meri­go e Giuseppe Zor­dan, è in dis­tribuzione, corre­da­ta da una venti­na di descrizioni di per­cor­si, mappe e liv­el­li. Si trat­ta di un’­opera che col­ma una lacu­na evi­dente. Fino ad oggi, infat­ti, sola­mente il Comune di Tig­nale ave­va edi­to qualche cosa di anal­o­go, lim­i­ta­ta al ter­ri­to­rio tig­nalese. Anche in quel caso, la stesura era sta­ta affi­da­ta alla cop­pia Zor­dan-Meri­go. «La pub­bli­cazione — spie­ga Bruno Faus­ti­ni, pres­i­dente del­la Comu­nità Par­co — si inserisce nel prog­et­to “A Tut­to Gas”, che ha pro­mosso alcune modal­ità di fruizione del­l’am­bi­ente, rispet­tose ed attente alle emer­gen­ze nat­u­rali, storiche, architet­toniche ed etno­gra­fiche». Scrivono gli autori: «man mano che si esplo­ra­no i mean­dri del­la ter­ra, una sen­sazione pri­mor­diale attanaglia e, in certe situ­azioni, non è dif­fi­cile calar­si total­mente nel­la gior­na­ta dei nos­tri prog­en­i­tori, quan­do la vita si svol­ge­va in una grot­ta o l’u­ni­co rifu­gio era un antro ripara­to dal ven­to e niente più». Quan­to al lavoro dato di recente alle stampe, questo: «vuole illus­trare una parte del­la realtà spele­o­log­i­ca del Par­co del­l’al­to Gar­da, attra­ver­so la tes­ti­mo­ni­an­za di col­oro che han­no parte­ci­pa­to atti­va­mente alle ricerche, met­ten­do in risalto sia gli aspet­ti mor­fo­logi­ci delle cav­ità, sia gli aspet­ti stori­co cul­tur­ali di queste attiv­ità». Quan­to alla scelta delle grotte che ven­gono pre­sen­tate nel­la pub­bli­cazione, alcune “sono state scelte per l’im­por­tan­za stori­co-popo­lare, altre per­ché inserite in un con­testo nat­u­ral­is­ti­co sug­ges­ti­vo, altre per­ché fino ad ora mai pubblicate”.

Parole chiave: