Arte sacra nell’istituto delle suore Venerdì benedizione del vescovo padre Flavio Carraro

Cappella rinnovata alla casa per vacanze

24/03/2004 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Sarà il vesco­vo di Verona, padre Flavio Rober­to Car­raro, a benedire, ven­erdì alle 15, la nuo­va cap­pel­la dell’ascolto all’interno del cen­tro di spir­i­tu­al­ità e cul­tura delle Pic­cole suore del­la Sacra Famiglia, a Castel­let­to. La chieset­ta, adi­a­cente alla sala con­veg­ni dell’istituto fonda­to dal beato Nascim­beni, arric­chisce il ter­ri­to­rio garde­sano, oltre che sot­to il pro­fi­lo stret­ta­mente reli­gioso, anche in ter­mi­ni di richi­a­mi artis­ti­ci. Le pareti intera­mente affres­cate e le vetrate sono da vedere, per la loro qual­ità, ma anche per leg­gervi la fit­ta nar­razione sim­bol­i­ca. Qua­si un rin­no­va­men­to del­la tradizione medievale del­la Bib­lia pau­pe­rum: così, «Bib­bia dei poveri», era­no chia­mate le pareti affres­cate che spie­ga­vano per immag­i­ni la sacra scrit­tura agli anal­fa­beti. Un po’ come si vede, alle porte di Castel­let­to, nel tem­pi­et­to roman­i­co di San Zê de l’Oselét. Dopo otto sec­oli, il filo del rac­con­to si è riann­oda­to e già questo gius­ti­fi­ca la doppia visi­ta alla vetus­ta chiesa del cimitero e alla mod­er­na cap­pel­la delle suore. I dip­in­ti murali del­la nuo­va chieset­ta del Gar­da Fam­i­ly House sono sta­ti real­iz­za­ti da Fed­eri­co Castel­lani per con­to del­la Gibo, una soci­età veronese spe­cial­iz­za­ta nell’arte sacra, e sono frut­to di un per­cor­so di ricer­ca icono­grafi­ca guida­to da don Brus­co, diret­tore dell’ufficio dioce­sano per i beni cul­tur­ali eccle­si­as­ti­ci. «La cap­pel­la», spie­ga don Brus­co, «si tro­va all’interno di un edi­fi­cio adibito a scuo­la e a luo­go di incon­tri e ritiri spir­i­tu­ali. Ha per­ciò la fun­zione di essere luo­go cel­e­bra­ti­vo, ma anche per rac­coglier­si in preghiera ed essere sti­mo­la­to alla rif­les­sione sui temi cen­trali del­la pro­pria fede». Tut­to è stu­di­a­to nell’ottica del sim­bo­lo, persi­no la posizione dell’accesso. «L’ingresso», dice il respon­s­abile del­la com­mis­sione dioce­sana per l’arte sacra, «avviene da un luo­go di pas­sag­gio, le scale, che in qualche modo ricor­da la vita nor­male delle per­sone, fat­ta di impeg­ni, di corse, di tante occu­pazioni e cose da fare, per entrare in un luo­go dove stare, sec­on­do la log­i­ca evan­gel­i­ca, con Colui che ha qual­cosa da dire di impor­tante al nos­tro cuore». Entran­do, si nota come il pavi­men­to, in sem­i­na­to veneziano, grad­ual­mente sfu­mi dal­la tonal­ità più scu­ra a quel­la più chiara, ver­so l’altare, ricor­dan­do il cam­mi­no dei cre­den­ti. Per l’altare, l’ambone e il taber­na­co­lo, opera del­la scul­trice Margheri­ta Ser­ra, è sta­to scel­to il mar­mo bian­co di Car­rara «per ricor­dare come la pre­sen­za di Gesù riplas­ma, ricrea il mon­do intero rius­cen­do a dare iden­tità nuo­va a tutte le cose». Lun­go tut­ta la figu­ra del Risor­to, dip­in­ta dietro l’altare, al cen­tro del­lo sguar­do, corre una lin­ea rossa, for­man­do la croce: è il sangue ver­sato per l’umanità. Ai lati, ecco Maria e ricom­porre la Sacra Famiglia: le tre fig­ure sono inscritte in un tri­an­go­lo equi­latero, richi­amo alla Trinità. Sulle vetrate lun­go la parte di sin­is­tra ecco i car­di­ni del­la spir­i­tu­al­ità delle suore del­la Sacra Famiglia: il fuo­co del­lo Spir­i­to e i sim­boli del «lavo­rare, pre­gare, patire». Sul­la parete di destra c’è l’albero del­la vita, che nel­la croce por­ta nuovi frut­ti. Poi c’è il chic­co di semente pianta­to nel­la ter­ra: «È la forza che il Reg­no por­ta den­tro se stes­so quan­do tro­va un cuore accogliente», spie­ga don Brus­co. La con­tro­fac­cia­ta pro­pone invece l’interpretazione del «Fate quel­lo che Lui vi dirà», la frase riv­ol­ta da Maria ai servi durante le nozze di Cana, pri­ma del mira­co­lo del­la trasfor­mazione dell’acqua in . «L’acqua nelle gia­re», spie­ga don Brus­co, «rap­p­re­sen­ta anche i nos­tri lim­i­ti, le nos­tre povertà nell’incontro con il Figlio di Dio, si trasfor­ma in vino nuo­vo per un’alleanza eterna».

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