L’edificio danneggiato dal terremoto 2004. Nel pomeriggio l’inaugurazione col commissario Buscemi

Completati i lavori. Croce rossa in festa

29/06/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Oggi alle 18, nel­la sede del­la , a Salò, in viale Lan­di, ver­rà fes­teggia­ta la con­clu­sione dei lavori all’ed­i­fi­cio dan­neg­gia­to dal ter­re­mo­to. Saran­no pre­sen­ti il com­mis­sario stra­or­di­nario del­la Lom­bar­dia, Mas­si­mo Busce­mi, il sin­da­co e altre autorità.La Regione, attra­ver­so l’Aler, ave­va eroga­to 300 mila euro, e il Col­le­gio dei costrut­tori di Bres­cia altri 75 mila. Alla gara di appal­to sono state invi­tate una quindic­i­na di imp­rese. Han­no rispos­to in due, e ha vin­to la Dpv sas di S.Bonificio (Verona), gra­zie a un rib­as­so d’as­ta del 27 per cen­to. L’im­pre­sa ha fir­ma­to il con­trat­to per 276.500 euro, inclusi gli oneri di sicurezza.I lavori (diret­tore Alfre­do Bertoli) sono sta­ti ese­gui­ti in due tranche. La pri­ma ha riguarda­to l’ed­i­fi­cio prin­ci­pale, a sud. Poi il fab­bri­ca­to a nord. Tolti e ripristi­nati gli intonaci, si è provve­du­to a ricu­cire tutte le fes­sur­azioni uti­liz­zan­do barre di acciaio, quin­di a pit­turare i muri con mate­ri­ali a base di sil­i­cati. Sul­la fac­cia­ta, accan­to al logo tradizionale, la croce rossa su sfon­do bian­co, il nome del­l’is­ti­tuzione è scrit­to in verde.Il palaz­zo, costru­ito nel 1932, sot­to l’aus­pi­cio del principe Umber­to di Savoia, ha oper­a­to da cen­tro cli­mati­co fino al ’70, in modo speci­fi­co come pre­ven­to­rio infan­tile. Suc­ces­si­va­mente si è trasfor­ma­to in cen­tro di accoglien­za e fra­ter­nità, affida­to alle suore Ancelle del­la Car­ità. A suo tem­po la madre supe­ri­o­ra, Assun­ta Cor­ti, ha rice­vu­to il pre­mio S.Carlo dal comune. Quat­tro le comu­nità interne. In quel­la che si chia­ma «Il bucan­eve» ci sono le fem­mine in età di mater­na ed ele­men­tari; nel­la «Pal­ma» i maschi dal­la mater­na al ter­mine del­la scuo­la del­l’ob­bli­go; nel­la «Gines­tra» le ragazze che fre­quen­tano le medie infe­ri­ori e supe­ri­ori. La «Fior di loto», invece, è la comu­nità di pron­to inter­ven­to. Ospi­ta i minori di ambo i sen­si in sta­to di emer­gente dif­fi­coltà per il peri­o­do nec­es­sario ai gen­i­tori ad orga­niz­zarsi. Ogni nucleo dispone di due edu­ca­tori a tem­po pieno, uno part-time (al pomerig­gio), da un numero vari­abile di obi­et­tori e di volon­tari, che seguono i bam­bi­ni nel­lo stu­dio o li ten­gono d’oc­chio nei giochi.L’edificio è in gra­do di accoglierne 36. Proven­gono da tut­to il mon­do (slavi, africani, asi­ati­ci), spes­so costret­ti a fug­gire da situ­azioni ter­ri­bili: la guer­ra, la fame, la soli­tu­dine. Alcu­ni non han­no più la famiglia. Altri giun­gono con la mam­ma, in atte­sa di un ricon­giung­i­men­to affida­to alla buro­crazia e alla buona sorte. Una vol­ta c’era chi, non conoscen­do il let­to, dormi­va per ter­ra e dove­va grad­ual­mente abit­u­ar­si al mat­eras­so e alle lenzuo­la. Non man­cano i ragazzi ital­iani. Spes­so uno dei loro gen­i­tori se n’è anda­to, alla ricer­ca di un’avven­tu­ra o di una nuo­va vita. Fre­quen­tano le scuole locali e, se pos­si­bile, rien­tra­no a casa per il fine set­ti­mana. I minori ven­gono inviati dalle , dal­la Ques­tu­ra o dai ter­ri­to­ri­ali, con decre­to del Tri­bunale. In qualche caso sono figli di immi­grati rego­lari o in atte­sa di per­me­s­so di sog­giorno, che fat­i­cano a trovare lavoro, casa e accoglienza.