Ospitò Carducci e D’Annunzio

Dalla Belle Epoque al degrado

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Di Luca Delpozzo
m.to.

Il Bar­che­t­ta venne chiu­so nei pri­mi anni Novan­ta. Ved­er­lo così decrepi­to nel­la maestosa piaz­za Mat­teot­ti sus­ci­ta­va sen­ti­men­ti con­trastan­ti, rab­bia ed incredulità. Dopo 14 anni, la rinasci­ta in altre forme. Era divenu­to alber­go nel 1898, in piena Belle Epoque, con­qui­s­tan­dosi subito fama ed onori gra­zie all’es­pe­rien­za ed alla capac­ità di Adol­fo Cac­cia e di sua moglie. Divenne presto il sim­bo­lo del­l’ospi­tal­ità desen­zanese, in un momen­to stori­co in cui la cit­tad­i­na era il ful­cro delle attiv­ità com­mer­ciali del­l’in­tero baci­no. Oltre alla ric­chez­za di para­men­ti ed arre­di, l’ho­tel Bar­che­t­ta fin dai pri­mi anni del ‘900 pote­va vantare camere riscal­date, acqua cal­da e cor­rente elet­tri­ca, un lus­so che pochi al tem­po pote­vano per­me­t­ter­si. Nel­la sua vita il Bar­che­t­ta ha così ospi­ta­to per­son­al­ità del­la cul­tura, del­la polit­i­ca e del­lo spet­ta­co­lo. Da Car­duc­ci, che all’e­poca inseg­na­va al vici­no col­le­gio Bagat­ta, a D’An­nun­zio, a Gior­gio Alber­tazzi che vi giunge­va pun­tual­mente con rel­a­tive com­pag­nie teatrali al segui­to, a Luchi­no Vis­con­ti (che gira­va alcune sequen­ze di «Sen­so»). Negli anni Trenta, dopo lavori di maquil­lage all’in­ter­no ed agli arre­di, l’al­ber­go divenne pun­to di accoglien­za dei tan­ti pilori ed allievi che grav­i­ta­vano intorno al vici­no . Negli anni Quar­an­ta, invece, divenne sede del quarti­er gen­erale dei repub­bli­chi­ni. Negli anni Ses­san­ta venne cedu­to ad altri gestori che lo ten­nero aper­to anco­ra per 30 anni.

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