Un secolo fa, sulla pista di Montichiari, atterrava la «macchina infernale» del primo grande trasvolatore dello stretto

Dalla Manica alla Montichiari, ricordando la sosta di Blériot

05/05/2000 in Storia
Di Luca Delpozzo
Marcello Zane

Trasvolare la Man­i­ca per rag­giun­gere Mon­tichiari (e vicev­er­sa) non é una novità. Super­are il brac­cio di mare per con­giun­gere l’isola al con­ti­nente é sta­ta sfi­da che per la pri­ma vol­ta venne vin­ta dal pilota francese Louis Bléri­ot nell’anno 1909: in quel radioso luglio quel pilota “figlio del diavo­lo” com­pì il mira­co­lo gra­zie ad un mono­plano che fend­e­va l’aria e face­va spaventare i con­ta­di­ni, che cor­re­vano a far benedrire la ter­ra toc­ca­ta dall’ombra del­la “macchi­na infer­nale”. Bléri­ot portò questo suo record, e tut­to l’alone di mis­tero che lo avvolse, al Cir­cuito aereo di Bres­cia, che si tenne pro­prio nel­la brughiera di Mon­tichiari appe­na un paio di mesi dopo. La local­ità bres­ciana si uni­va quin­di a quell’impresa: The Chan­nel, come le carte inter­nazion­ali chia­mano quel­lo stret­to di mare, era super­a­to, e a Mon­tichiari tut­ti cer­ca­vano di avvic­inare quel pilota audace e fiero, a bor­do del­lo stes­so aereo del­la mit­i­ca impre­sa: un Bléri­ot ad ala alta, a tral­ic­cio semi inte­la­to «con impen­nag­gi clas­si­ci, car­rel­lo tri­ci­clo pos­te­ri­ore e cab­i­na incor­po­ra­ta nel­la fusoliera, motore da 25 HP». Che fos­se sta­to un francese a con­giun­gere via aerea l’Europa all’Inghilterra forse non andò giù ai figli d’Albione, ma i bres­ciani ed i mon­te­claren­si non se ne curarono più di tan­to ed applaudirono tut­ti i 14 piloti pre­sen­ti in quel set­tem­bre bres­ciano: otto ital­iani, un amer­i­cano e cinque france­si. Ingle­si com­ple­ta­mente assen­ti, a con­fer­ma di come, in fon­do, la pre­sen­za inglese nel cam­po dei mezzi di trasporto mod­erni non avesse mai avu­to mol­ta for­tu­na nel bres­ciano sino a quel momen­to. Già un trenten­nio pri­ma, nel 1879, la soci­età inglese “The Tramways and Gen­er­al Works Com­pani Ltd”, con­ces­sion­ar­ia del­la trat­ta Lodi-Son­ci­no, chiese invano la con­ces­sione del­la lin­ea tramviaria Bres­cia-Orz­in­uovi, pro­prio men­tre lo stes­so anno la londi­nese “The Province of Bres­cia Steam Tramway Com­pa­ny Ltd” si vede­va rifi­utare l’autorizzazione per la ges­tione del­la nuo­va lin­ea Bres­cia-Vobarno. Sfor­tu­na (e abili strate­gie nos­trane) non per­mis­ero nem­meno a tre investi­tori ingle­si, l’ingegnere fer­roviario F.H. Cheeswright, J. Clowes Bay­ley (ammin­is­tra­tore del­la Belling­ham & Comp.) e H. Hagan (del­la com­pag­nia fer­roviaria Fresh­wa­ter Yarmouth), di acquisire nel 1891 la con­ces­sione per la costruzione del­la lin­ea fer­roviaria Iseo-Edo­lo. Bléri­ot fu subito sim­pati­co: ave­va beffa­to gli ingle­si atter­ran­do sul loro suo­lo, e si pre­sen­ta­va a Mon­tichiari con ben due aerei, ma, nar­ra­no le cronache, «cav­alleresca­mente fuori con­cor­so»: oggi direm­mo con­cor­rente esclu­so per man­i­fes­ta supe­ri­or­ità, ma al tem­po la sua trasvola­ta, da Les Baraques (Calais) a Dover, lo ave­va reso «la fiac­co­la dell’aviazione nascente», e Mon­tichiari lo salu­ta­va fes­tante. A dis­tan­za di un sec­o­lo da Mon­tichiari si riparte per tra­ver­sare la Man­i­ca, sen­za più spaventare «le lep­ri impazz­ite al suo­lo», ma con lo stes­so mez­zo aereo. Aereo sta­vol­ta non più trasporto eli­tario, ma pur sem­pre in gara con altri aere­o­plani ed altre com­pag­nie. Un sec­o­lo fa, da Mon­tichiari, un noto gior­nal­ista ave­va vis­to lon­tano, scriven­do sul suo tac­cuino: «I nos­tri figli si avezzer­an­no al volo come ad una realtà pos­i­ti­va ed ele­mentare: essi non potran­no com­pren­dere un’umanità sen­za ali». Mar­cel­lo Zane