Il numero dei locali di tendenza si sta assottigliando nel basso lago

Discoteche alla modain declino sul Garda

10/02/2009 in Attualità
Di Luca Delpozzo

1«Raggiungere il successo può essere semplice ma mantenersi sulla cresta dell’onda è quanto mai difficile, perché i giovani di oggi sono mutevoli nelle scelte e decisi a voltare le spalle a chiunque non proponga nella giusta misura ciò che più piace a loro».Lo scriveva 16 anni fa Roberto Piccinelli nella sua «Guida per la notte» a proposito dei locali notturni italiani, con un’ampia parentesi dedicata a quelli del basso Garda. Ma oggi, in aggiunta a quella riflessione affatto campata in aria, si devono aggiungere almeno altre due minacce concrete: la crisi economica strisciante e il fallimento generale di molte gestioni. Sicché oggi la «dolce vita» notturna che aveva conosciuto un incredibile successo sulla riviera del Garda, seconda soltanto a quella romagnola tra gli anni ’70 e ’90, si è spenta lentamente come una candela. Molti di quei locali che hanno fatto la storia mondana di Desenzano o sono malinconicamente chiusi e scomparsi oppure in cerca di nuovi acquirenti. A guidare una sparuta pattuglia di coraggiosi sono rimasti il Fura, il Desigual, il Mazoom, l’Art Club di Madame SìSì, che al momento è la «star» incontrastata delle discoteche di tendenza della zona con il «tutto esaurito» in ogni periodo dell’anno.IL MITICO Sesto Senso Club, che potrebbe passare di mano ad una cordata di albergatori romani, per esempio, è ancora chiuso, anche se al suo interno procedono i lavori di ristrutturazione dopo il rogo doloso di maggio scorso. Puccio Gallo, lo storico primo proprietario, si dice «ottimista che il suo vecchio locale possa riaprire». Non fu solo un tempio della dance, il Sesto, ma anche una passerella di moda, di vip, di star del calcio e dello spettacolo, che riuscì a coinvolgere la vita esterna con decine di grandi iniziative.ALTRA DISCOTECA chiusa è l’ex Biblò (ora denominato The Club) che, lo scorso anno, pareva essere rientrata nell’olimpo dei locali grazie all’acquisizione di una gestione mantovana con la presenza discreta di Lele Mora House, che ora, ci viene detto dal suo entourage, «non c’entra più nulla». Anche LM House venne dato alle fiamme. Inoltre il Dehor è stato chiuso di recente, per inadempienze amministrative e violazioni penali. Ma l’elenco sarebbe ancora lungo. L’impressione, come sottolinea il presidente nazionale degli agenti Siae, Ezio Rizzi, «è che ci siano sempre più gestioni allegre e improvvisate».

Maurizio Toscano

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