Anche un bresciano a cercare un'alternativa ai due anni di fermo della strada

Due supertecnici a consulto sulla Gardesana

10/01/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

La maxir­i­u­nione con­vo­ca­ta a Tren­to in Provin­cia per dis­cutere del futuro del­la , s’è con­clusa nel­la ser­a­ta di ieri con un accor­do salomon­i­co, capace per intan­to di con­ge­lare la situ­azione e di far slittare di qualche set­ti­mana il momen­to del­la deci­sione ulti­ma. Ci si potrà chiedere se per arrivare ad un rin­vio era pro­prio nec­es­sario uno schiera­men­to di per­son­ag­gi tan­to impo­nente. C’er­a­no il pres­i­dente Del­lai ed il suo col­le­ga Cav­al­li, pres­i­dente del­la provin­cia di Bres­cia, gli asses­sori com­pe­ten­ti, Casagran­da e Grisen­ti, più quel­li del­la zona, Moli­nari e Benedet­ti; c’er­a­no i sin­daci di Riva Mal­ossi­ni e di Limone Mar­tinel­li, con i vice; c’era lo staff dei tec­ni­ci del­la provin­cia, a com­in­cia­re dal­l’ingeg­n­er Bortolotti.In mez­zo al grup­po dei poten­ti chia­mati a con­sul­to, pesante come un macig­no, la per­izia del­l’ingeg­n­er Castel­li che dichiara indifendibile tut­to il pri­mo trat­to del­la stra­da, a com­in­cia­re dalle porte di Riva e fino alla valle del­lo Sper­one; e l’om­bra lun­ga del­l’ul­ti­ma frana, cadu­ta appe­na fuori la pri­ma gal­le­ria, con largo anticipo rispet­to ai tem­pi nor­mali: col­pa di questo bis­lac­co inver­no che inanel­la bri­v­i­di di gelo e tepori pri­maver­ili, capric­cioso come fos­se già arriva­to mar­zo. La sto­ria è nota: dopo la frana l’ingeg­n­er Bor­tolot­ti dichiara che non sus­sistono più le con­dizioni min­i­mali di sicurez­za per garan­tire il tran­si­to veico­lare: stra­da chiusa e parten­za a raz­zo per la costruzione del­la gal­le­ria des­ti­na­ta a sal­vare capra (la pelle di chi pas­sa) e cavoli (l’e­cono­mia di Limone, lega­ta al Trenti­no solo da quel­la stra­da, qua­si fos­se davvero un cor­done ombe­l­i­cale). La ribel­lione dei lom­bar­di è totale e decisa: inevitabile. Nel loro futuro vedono des­o­lazione e deser­to: loro stes­si, chiuse cucine e ris­toran­ti, con­dan­nati a bighel­lonare sul lun­go­la­go guardan­dosi le punte dei pie­di: ed intan­to scadono le cam­biali e le banche si man­giano i muri tirati su in anni di ono­ra­to sudore. Salomone alla fine è arriva­to in soc­cor­so. Non di polit­i­ca si trat­ta, ma di ben altro: tec­ni­ca, solo tec­ni­ca. Chim­i­ca di piog­gia acidu­la­ta che cor­rode il cal­care; fisi­ca di acqua che gela e si gon­fia, si sgela e scivola via; anco­ra fisi­ca di masse che quan­do più nul­la le trat­tiene cedono alla grav­ità e ven­gono giù. Dunque roba da esper­ti. Ed allo­ra tec­ni­ci siano: due, come le par­ti in causa. Il trenti­no potrebbe essere l’ingeg­n­er Castel­li, che già s’è doc­u­men­ta­to. Ad affi­an­car­lo, nel giro di sette giorni, il pres­i­dente bres­ciano, architet­to Cav­al­li, provved­erà nom­inare un geol­o­go di parte, che veda, toc­chi, con­sid­eri e pro­pon­ga, se ci sarà qual­cosa da pro­porre. Nel giro di poche set­ti­mane i due dovreb­bero essere in gra­do di con­seg­nare ai politi­ci il parere richiesto, su cui fon­dare la deci­sione. Intan­to, a pre­scindere dal des­ti­no dal­la stra­da, par­tirà un’­op­er­azione di dis­gag­gio delle pareti del­la Roc­chet­ta da 4 mil­iar­di. Inter­ven­to già sta­bil­i­to, deciso già pri­ma del­la frana e giu­di­ca­to comunque da fare, in tut­ti i casi: non fos­se che per creare le mas­sime con­dizioni pos­si­bili di sicurez­za per gli operai che, nel­l’an­no 2002, saran­no impeg­nati a bucare il monte fino alla valle del­lo Sper­one. Il sin­da­co Mar­tinel­li s’ag­grap­pa al filo di sper­an­za che gli è rimas­to. Forse salterà fuori dalle pieghe del­la per­izia la pos­si­bil­ità di qual­cosa di provvi­so­rio, anche un sen­so uni­co alter­na­to, qual­cosa di sospe­so come sul­la stra­da per Campi: abbas­tan­za per­chè il ser­pen­tone esti­vo di lamiere col­orate pos­sa con­tin­uare a scor­rere, pure azzop­pa­to, a singhioz­zo. Dal­la , assi­cu­ra Grisen­ti, non è pos­si­bile avere di più: e per l’es­tate, s’è già vis­to, è trop­po poco.