Benessere, consumi e stato sociale Parola agli esperti

Economisti a convegno

13/05/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Quan­do andate a fare la spe­sa, quan­do decidete dove trascor­rere una vacan­za, be’, in qualche maniera state influen­zan­do la polit­i­ca eco­nom­i­ca nazionale. Tant’è che il com­por­ta­men­to del con­suma­tore è ogget­to di raf­fi­nati stu­di. Anche per­ché le impli­cazioni sul wel­fare, sul sis­tema del­lo sta­to sociale, sono notevoli. E spes­so ne van­no di mez­zo le fasce più deboli del­la popo­lazione: i bam­bi­ni, soprat­tut­to. Di queste tem­atiche dis­cuter­an­no a Gar­da nel fine set­ti­mana alcu­ni dei mag­giori esper­ti inter­nazion­ali di stu­di econo­metri­ci. Da domani a domeni­ca si appro­fondi­ran­no i temi del­la «ricer­ca avan­za­ta sul com­por­ta­men­to del con­suma­tore e il benessere» e delle sue «impli­cazioni per la polit­i­ca eco­nom­i­ca». Tra i parte­ci­pan­ti, ricer­ca­tori come Fran­cois Bour­guignon, capo econ­o­mista del­la Ban­ca Mon­di­ale, Richard Blun­dell dell’ di Lon­dra, Arthur Lew­bel del Boston Col­lege, Andrew Chester, del­la Lon­don School of Eco­nom­ics e Pierre-Andrè Chi­ap­pori dell’Università di Chica­go. Ad orga­niz­zare il sim­po­sio, che prende avvio domani pomerig­gio al palaz­zo dei con­gres­si e si avvale del patrocinio del Comune di Gar­da, sono il Dipar­ti­men­to di Scien­ze eco­nomiche dell’Università di Verona e il Child, il Cen­tro inter­di­par­ti­men­tale per gli stu­di eco­nomi­ci sul red­di­to, sul­la famiglia, sul lavoro e sul­la demografia, che coor­di­na attiv­ità di ricer­ca nelle uni­ver­sità di Firen­ze, Mod­e­na, Pisa, Roma Tor Ver­ga­ta e Tori­no, oltre che di Verona. «Gli stu­diosi che con­ver­ran­no a Gar­da», pre­cisa il pro­fes­sor Fed­eri­co Per­ali, dell’ateneo scaligero «sono atti­va­mente impeg­nati sia nel­la ricer­ca, sia nei pro­ces­si di deci­sione polit­i­ca a liv­el­lo inter­nazionale, con l’obiettivo sci­en­tifi­co di deter­minare il liv­el­lo di benessere e di depri­vazione delle com­po­nen­ti più deboli del­la famiglia, quali le donne ed i bam­bi­ni, e il liv­el­lo di dis­ug­uaglian­za pre­sente all’interno delle famiglie intese come micro soci­età. La sti­ma del benessere dei bam­bi­ni dipende dalle modal­ità di dis­tribuzione delle risorse all’interno del­la famiglia che, para­dos­salmente, pos­sono spie­gare la pre­sen­za di bam­bi­ni ric­chi in famiglie povere e di bam­bi­ni poveri che vivono in famiglie ric­che». E, si badi, dal ris­chio di povertà infan­tile nes­suno è immune, neanche nei pae­si occi­den­tali: «Tec­ni­ca­mente» spie­ga il pro­fes­sor Per­ali «i figli sono defin­i­ti poveri se la famiglia ha un red­di­to equiv­a­lente infe­ri­ore al cinquan­ta per cen­to del­la medi­ana. Sec­on­do ques­ta definizione, si sti­ma che in Italia il 21,3% dei minori sia povero. Se ne potrebbe dedurre che il ris­chio di povertà dei minori è molto ele­va­to anche in soci­età ric­che. I risul­tati di queste ricerche sono riv­olti alla sti­ma del cos­to dei bam­bi­ni per miglio­rare la sti­ma del­la povertà e i cri­teri di parte­ci­pazione alle politiche di wel­fare, nonché per com­pren­dere il com­por­ta­men­to pro­cre­ati­vo delle cop­pie al fine di stu­di­are adeguate politiche eco­nomiche». Insom­ma, temi impor­tan­ti, scot­tan­ti. «Ed è pro­prio per il rilie­vo degli argo­men­ti trat­tati», dice il vicesin­da­co di Gar­da, Gian-Pao­lo Rossi «che abbi­amo assi­cu­ra­to sosteg­no a quest’iniziativa».

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