Non era mai accaduto in 30 anni di fiera, che le contrattazioni partissero senza cerimonia. Per gli 840 espositori nulla cambia rispetto a giugno

Expo Schuh avviata in sordina

12/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

La fiera delle calza­ture che richia­ma in questo fine set­ti­mana migli­a­ia di acquiren­ti da mez­zo mon­do nel­la Busa por­ta il numero 59. Riva Schuh ha vis­to sfi­lare al taglio del nas­tro due gen­er­azioni di politi­ci, dal sen­a­tore Vet­tori a Miche­li­ni; dal pres­i­dente Detas­sis del­la Cam­era di com­mer­cio ad Alber­to Bertoli­ni del­la Lido; da Bruno San­ti a Mario Malossini.In un paio di for­tu­nate occa­sioni è sta­to anche cat­tura­to un sot­toseg­re­tario di pas­sag­gio. Per decen­ni la bat­tuta con cui il pres­i­dente del­la fiera, sign­or Eich­holz, con­clude­va il suo inter­ven­to ha seg­na­to l’avvio uffi­ciale delle con­trat­tazioni. Ci sono sta­ti momen­ti dif­fi­cili quan­do pare­va che Verona o Bologna potessero «rubare» la man­i­fes­tazione riducen­do sul las­tri­co la Pala­con­gres­si, e fasi di sper­an­za quan­do le promesse d’u­na nuo­va sede pun­tual­mente ripetute due volte all’an­no dal politi­co di turno pote­vano essere smer­ci­ate con un min­i­mo di cred­i­bil­ità. Mai però era accadu­to, in tren­t’an­ni, che la fiera com­in­ci­asse sen­za una cer­i­mo­nia d’in­au­gu­razione, un momen­to di fes­ta in cui ci si scam­bi­assero gli auguri e si brindasse, con un buon cal­ice di Fer­rari, alle for­tune degli scarpari: i quali, tut­ti pre­si dai loro affari, nem­meno lo sape­vano. Ieri mat­ti­na la 59esima Expo Riva Schuh ha imboc­ca­to i bina­ri del­la con­trat­tazione in sor­di­na. Niente all’ap­paren­za è cam­bi­a­to, tut­to è una foto­copia del­l’edi­zione di giug­no, com­pre­si i cam­pi­onari sem­pre più «quat­trosta­gioni». Gli espos­i­tori sono 840, gli spazi sono tut­ti occu­pati nei tre padiglioni alla Bal­tera, al pala­con­gres­si, al Palameet­ing, negli alberghi che sono rimasti legati a sin­goli rap­p­re­sen­tan­ti che li affit­tano in bloc­co. Le grosse auto di lus­so con tar­ga straniera invadono con la con­sue­ta invaden­za tut­ti i mar­ci­apie­di disponi­bili, indotte in ten­tazione anche dal­la cron­i­ca man­can­za di parcheg­gi. I ris­tora­tori si prepara­no a cel­e­brare il fine set­ti­mana più pingue del­la loro anna­ta. L’ap­paren­za dichiara che niente è cam­bi­a­to. Solo la cer­i­mo­nia d’aper­tu­ra è salta­ta, il momen­to di alle­gria in cui la cit­tà attra­ver­so il suo sin­da­co ripete­va agli ospi­ti la pro­pria fes­tosa accoglien­za. La cit­tà ha altro per la tes­ta, il brin­disi può atten­dere che altro sereno torni.

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