Il paese dei ristoranti ha deciso di non creare spazi interni appositi ma angoli esterni: gazebo o panchine con stufe. Il presidente dei ristoratori Bressanelli: «Troppo costose le modifiche strutturali»

Fumatori? Fuori ma «riscaldati»

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Il popo­lo dei fuma­tori non tro­verà asi­lo nel paese dei ris­toran­ti. Infat­ti un po’ tut­ti i gestori di ris­toran­ti e bar valeg­giani han­no scel­to di non creare spazi interni a loro des­ti­nati, men­tre molti han­no allesti­to dei “pun­ti di fumo” esterni, con ombrel­loni, pic­coli gaze­bo o lam­pade-stu­fa con panchi­na. «All’interno del nos­tro con­siglio diret­ti­vo», riv­ela Romano Bres­sanel­li, pres­i­dente dell’Associazione ris­tora­tori, «tut­ti han­no prefer­i­to pas­sare al divi­eto totale di fumo, non solo per ragioni salutis­tiche, ma anche per­ché le mod­i­fiche strut­turali nec­es­sarie sono spes­so qua­si impos­si­bili e comunque cos­to­sis­sime». Infat­ti l’imposizione che la nor­ma­ti­va sot­tende (com­ple­ta sep­a­razione tra le due clien­tele sen­za trasmis­sione d’aria tra gli ambi­en­ti) ha reso dif­fi­cile gli inter­ven­ti. «Ho chiesto ad una dit­ta spe­cial­iz­za­ta», dichiara Gian­ni Verone­si, seg­re­tario dell’associazione, «di far­mi un pre­ven­ti­vo, ma mi chiede­vano decine di migli­a­ia di euro sen­za con­sid­er­are le opere murarie, oltre a but­tar­mi den­tro aria a bas­sa tem­per­atu­ra che avrei dovu­to riscal­dare. Fran­ca­mente non ne vale la pena per pochi mesi inver­nali e quin­di ho sis­tem­ato nel cor­tile delle lam­pade che riscal­dano e che pos­sono dare un po’ di sol­lie­vo ai fuma­tori. Del resto i nos­tri cli­en­ti si sono già abit­uati al divi­eto, vis­to che ques­ta nuo­va nor­ma­ti­va era sta­ta già promes­sa e poi rin­vi­a­ta». Pro­prio una sigaret­ta si disse che era sta­ta all’origine dell’incendio che pochi anni fa ave­va dis­trut­to, in una notte di gen­naio, l’albergo-ristorante “Bue d’oro”, gesti­to da Verone­si. Anche Bres­sanel­li, che ha smes­so di fumare trent’anni fa, non nota una par­ti­co­lare insof­feren­za dei cli­en­ti: «In fon­do chi va al cin­e­ma non fuma per due ore e cre­do che lo pos­sa fare anche al ris­torante, anche se per chi ne fuma tante è dura. Sto meglio anch’io che spes­so sono vici­no al bar e mi trova­vo avvolto nel fumo per­ché in sala era­no sem­pre meno, anche pri­ma del divi­eto, quel­li che si met­te­vano tran­quil­la­mente a fumare». Sul calo di ven­dite di sigarette (sec­on­do l’Assotabaccai-Confesercenti le ven­dite di “bionde” sono in calo del 23 per cen­to su tut­to il ter­ri­to­rio nazionale, ndr) e quin­di sui minori introiti per lo sta­to, Bres­sanel­li non ha dub­bi: «È sta­to ampia­mente spie­ga­to, anche dal min­istro Sirchia, che le tasse sulle sigarette non coprono tut­ti i sol­di che ser­vono per curare le malat­tie derivan­ti dal fumo: da quelle pol­monari a quelle car­diache». Per Mar­ileno Brente­gani, pres­i­dente dell’Associazione com­mer­cianti, anche i bar han­no dovu­to seguire la stra­da del divi­eto totale, forse con qualche dif­fi­coltà in più rispet­to ai ris­toran­ti, ma sen­za dram­mi: «Nel mio locale non si fuma ormai da tre anni e non ho avver­ti­to nes­sun calo di clien­tela. Chi fuma lo fa pri­ma di entrare o quan­do esce. Molti col­leghi han­no cre­ato dei “pun­ti fumo” nei parag­gi». Anche Fran­co Fac­ci­oli, alber­ga­tore oltrechè ris­tora­tore, ha gio­ca­to d’anticipo: «È da qualche anno che in alber­go chiedi­amo ai nos­tri cli­en­ti di non fumare. Sti­amo meglio tut­ti. Spes­so anche gli stes­si fuma­tori sono d’accordo col divi­eto che con­sid­er­a­no impor­tante per rispettare la lib­ertà e la salute altrui». E i vec­chi posacenere diven­ter­an­no un ogget­to d’antiquariato? «Sono sta­ti momen­tanea­mente accan­to­nati», con­tin­ua Fac­ci­oli, «in atte­sa di essere rispolverati per la sta­gione buona e, appe­na la tem­per­atu­ra lo per­me­t­terà, immag­i­no che saran­no molti a chieder­ci di man­gia­re all’aperto pro­prio per pot­er fumare».