Le telecamere di Raitre fanno tappa sul lago: dalla Repubblica sociale al turismo, con qualche approssimazione. La gente: «Troppa Germania, poco Benaco. Non contiamo nulla?»

«Garda, una colonia tedesca»

06/02/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
s.z.

Arri­va trafe­la­to e chiede: «C’è lo spunti­no?». Gli dicono di no, niente pro­sciut­to e , solo la Rai Tv. E quel­lo se ne va, un tan­ti­no delu­so. Un altro: «Par­lano forse del nos­tro ospedale?». No, del­l’Eu­ro. Il ter­zo, un pen­sion­a­to: «L’Eu­ro? Ma a Cam­pov­erde e Vil­la non l’ab­bi­amo anco­ra vis­to!». Lunedì mat­ti­na, sot­to i por­ti­ci del munici­pio di Salò. Nel­l’am­bito del­la trasmis­sione «Com­in­ci­amo bene», con­dot­ta in stu­dio da Ivo Gar­rani, la rete Tre effet­tua un paio di col­lega­men­ti in diret­ta. Ci sono gli stu­den­ti del­l’Is­ti­tu­to tec­ni­co «Bat­tisti» e alcu­ni pas­san­ti, invi­tati tele­foni­ca­mente. Il reg­ista Cesare Zavat­ti­ni, un sem­plice omon­i­mo del grande, prepara le inquad­ra­ture. «Ehi, ragazzi, met­tete­vi a fer­ro di cav­al­lo. E atten­ti a coprire le colonne». Chi sgomi­ta per con­quistare un pos­to in pri­ma fila («per ved­er­mi, mia non­na si è sedu­ta davan­ti al tele­vi­sore anco­ra alle 7»), chi approf­itta di un atti­mo di pausa per sgat­taio­lare nel­la vic­i­na forne­r­ia. Poi zit­ti, tut­ti. Furio, l’in­ter­vis­ta­tore, par­la con Mara, Clau­dia, Lucia e Denis («quan­do tor­ni­amo dalle gite sco­las­tiche all’es­tero, pri­ma di attra­ver­sare la fron­tiera dob­bi­amo spendere tutte le mon­e­tine com­pran­do meren­dine: in futuro non sarà più così»). Mary Zane chiede che sug­li scon­tri­ni, nel 2002, ven­ga appli­ca­ta la con­ver­sione in lire. Stop, i minu­ti con­ces­si sono ter­mi­nati. Mez­z’o­ra dopo, ecco l’al­tro inter­ven­to. Gian­lui­gi Pez­za­li, «il fed­erale» (così lo chia­mano scher­zosa­mente gli ami­ci), ha por­ta­to la sua collezione di mon­ete del­la Repub­bli­ca sociale. Finisce con un applau­so all’Eu­ro che ver­rà. Ore 12.30, di nuo­vo Salò alla rib­al­ta. In «Ital­ie», sem­pre su Raitre. Il gior­nal­ista Pao­lo Par­di­ni arri­va su una bar­ca del­la Can­ot­tieri. Spie­ga che ques­ta è la patria di Gas­paro, l’in­ven­tore (ma qual­cuno dis­sente) del vio­li­no. Dice: «I tedeschi han­no costru­ito ville e alberghi. E’ diven­ta­ta una specie di colo­nia loro». Romano Bra­cali­ni, dal­lo stu­dio, par­la del­la Repub­bli­ca sociale ital­iana. «La sto­ria ha gio­ca­to un brut­to tiro alla ridente cit­tad­i­na garde­sana — affer­ma, men­tre scor­rono le immag­i­ni del gol­fo, avvolto in una mal­in­con­i­ca neb­bi­oli­na -. La cap­i­tale dove­va essere , poi scar­ta­ta a causa del ris­chio bom­bar­da­men­ti. I min­is­teri era­no dis­sem­i­nati tra Venezia, Tre­vi­so, Berg­amo e Bres­cia. Salò? Una sede più nom­i­nale che reale». Vil­la Fel­trinel­li a Gargnano? «Qui abita­va Ben­i­to Mus­soli­ni. L’ave­vano scelta i tedeschi». Vit­to­rio Pir­lo, il far­ma­cista, pres­i­dente del­l’Ate­neo, con­duce il vis­i­ta­tore tra l’ex min­is­tero degli Esteri (ora alber­go Lau­rin), quel­lo del­la Cul­tura Popo­lare (adesso di Car­la Amadei, pro­pri­etaria del­la Tas­soni) e Vil­la Fiordal­iso a Gar­done Riv­iera, trasfor­ma­ta in ris­torante di lus­so. In sot­to­fon­do le note de «Il cuo­co di Salò», la nuo­va can­zone di Francesco De Gre­gori. Stac­co, e via con le limon­aie. «Oggi questi rud­eri — assi­cu­ra il pre­sen­ta­tore — sono con­te­si a suon di mil­iar­di dai ric­chi tedeschi che vogliono trasfor­mar­le in splen­dide ville per le vacanze». Ulti­mi istan­ti. Si tor­na sul bar­cone, per mis­urare il pH dis­ci­olto nel­l’ac­qua. «Quan­tità: otto e quindi­ci. E’ pos­si­bile fare il bag­no. Dal­la Ger­ma­nia — anno­ta a sor­pre­sa Par­di­ni — man­dano i loro tec­ni­ci ogni mese, per ver­i­fi­care se il lago è puli­to e bal­ne­abile. Là sono molto esi­gen­ti». Bat­tuta dal­lo stu­dio: «Il Gar­da è una loro depen­dance, e ci aiu­tano a ten­er­la puli­ta». Accan­to a lui, Ange­lo Benedet­ti (Asl) e Giuseppe Mongiel­lo, neo­pres­i­dente del­la Comu­nità. Potreb­bero dire (molto) in mer­i­to. Invece non ven­gono nem­meno citati. Man­co fos­sero due pesca­tori di pas­sag­gio. Il tem­po è scadu­to. Toc­ca al Tg. E a «Bres­ciaog­gi» com­in­ciano ad arrivare tele­fonate di protes­ta. «Trop­pa Ger­ma­nia: nei testi, nelle affer­mazioni, nelle con­sid­er­azioni — mugug­nano -. Ma noi non con­ti­amo nul­la?». Insom­ma, un lago divi­so tra Lom­bar­dia, Vene­to e… Baviera. Spe­ri­amo nel­l’Eu­ro. s.z.

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