Quando Gargnano venne spazzata via

Gardesana & frane. Un fenomeno che si ripete da secoli

06/02/2001 in Storia
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Di Luca Delpozzo
Luca Belligoli

Le frane che han­no mar­to­ri­a­to in questi ulti­mi tem­pi la ripor­tano alla memo­ria episo­di ecla­tan­ti come la dis­truzione del­la vec­chia Gargnano che dista solo pochi chilometri da Limone, la local­ità del­la spon­da bres­ciana che è stret­ta nel­la mor­sa di due frane, una a nord che ha inter­rot­to il col­lega­men­to viario con Riva e l’al­tra che ha sot­ter­ra­to la stra­da litoranea ver­so Gargnano. Il pae­sag­gio del­la cos­ta nord occi­den­tale del Gar­da infat­ti è cam­bi­a­to nel cor­so dei sec­oli non solo per opera dell’uomo ma anche per even­ti nat­u­rali. Diver­si sec­oli fa ad esem­pio il cen­tro abi­ta­to di Gargnano si trova­va cir­ca due chilometri più a nord dell’attuale, in prossim­ità di Vil­la Fel­trinel­li, la splen­di­da dimo­ra che sta per essere trasfor­ma­ta in un esclu­si­vo hotel a cinque stelle e che ha ospi­ta­to Ben­i­to Mus­soli­ni durante la Repub­bli­ca di Salò. Poi però una gigan­tesca frana can­cel­lò l’antico vil­lag­gio e quin­di si costru­irono le case in un luo­go più sicuro al riparo dai capric­ci del­la mon­tagna che ave­va sem­i­na­to lut­ti e dis­truzione vom­i­tan­do mas­si enor­mi (alcu­ni sono tut­to­ra vis­i­bili) e detri­ti in gran quan­tità. Le roc­ce a stra­pi­om­bo sul lago che for­mano la spon­da occi­den­tale dell’Alto Gar­da sono antichissime e per questo poco sta­bili e «sen­si­bili» ai fenomeni atmos­feri­ci. Ne san­no qual­cosa i tec­ni­ci e gli ammin­is­tra­tori pub­bli­ci che furono coin­volti nei prim­is­si­mi anni ’70 nel­la ten­ta­ta ria­per­tu­ra del­la vec­chia «via dei dos­si». Ques­ta arte­ria panoram­i­ca che avrebbe dovu­to col­le­gare local­ità San Gia­co­mo di Gargnano alla Garde­sana, inne­s­tandosi subito dopo la pri­ma gal­le­ria in ter­ri­to­rio bres­ciano, fu chiusa e per sem­pre, pochi giorni dopo la sua inau­gu­razione che avvenne in pom­pa magna, come si con­viene per le gran­di (e tal­vol­ta inutili) opere pub­bliche. Il moti­vo? Dal­la mon­tagna dopo ogni acquaz­zone «piovono» mas­si e detri­ti e non c’è sta­to ver­so di lim­itare il fenom­e­no e per­tan­to tran­sitare su quel­la stra­da è trop­po peri­coloso; non sono bas­tate per riparar­la robustis­sime inte­la­ia­ture di met­al­lo e nem­meno coprirne alcu­ni trat­ti con tet­toie in cemen­to arma­to. Anche la Garde­sana tra Gargnano e Limone (ma purtrop­po non solo lì) è spes­so inter­es­sa­ta dai «capric­ci» del­la mon­tagna. «Le frane cadute in queste set­ti­mane », spie­ga Ren­zo Cam­pani, respon­s­abile del trat­to Limone/Gargnano del­la stra­da statale,« sono numerose e, in alcu­ni casi, anche con­sid­erevoli: una era cos­ti­tui­ta da cir­ca 30mila metri cubi di detri­ti. Per for­tu­na, però, questi smot­ta­men­ti han­no sem­pre inter­es­sato trat­ti di stra­da pro­tet­ti da gal­lerie e così, il mate­ri­ale è fini­to nel Gar­da sen­za provo­care dan­ni. Per molti anni mag­a­ri non accade nul­la e poi, all’improvviso invece la mon­tagna ricom­in­cia a perdere i pezzi e travolge tut­to quel­lo che tro­va nel­la disce­sa ver­so il lago». Intan­to, nel cor­so dei lavori di bonifi­ca che pre­ce­dono quel­li di costruzione del nuo­vo tun­nel tra Limone e Riva, nel­la zona del Ponale è sta­to fat­to saltare con cariche di esplo­si­vo un macig­no di gran­di pro­porzioni che minac­cia­va di cadere pro­prio sul­la car­reg­gia­ta del­la Gardesana.

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